Prendi il largo!

QUINTA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno C

Isaia, Paolo, Simon Pietro. Tre personaggi diversi accomunati dalla chiamata di Dio. Isaia lo vide – così egli confessa – «seduto su un trono alto ed elevato» e si sentì perduto, perché i suoi occhi avevano visto il re, nonostante «un uomo dalle labbra impure io sono e in mezzo a un popolo dalle labbra impure io abito». Paolo racconta di essere stato «ultimo fra tutti» a godere dell’apparizione di Gesù morto e risorto, «come a un aborto», cioè come a uno la cui vita non conta nulla. Simon Pietro è l’unico dei tre che con Dio si è trovato faccia a faccia nella sua barca di pesca, ove Gesù è salito per insegnare e per gettare le reti, e la sua reazione è di stupore e di indegnità: «Signore, allontanati da me, perché sono un peccatore».

Questi tre uomini, evidentemente, non sono stati chiamati da Dio e cercati da Cristo perché erano perfetti, e le stesse loro parole non mettono in difficoltà la tenacia di chi li vuole e li chiama come propri apostoli. Questa considerazione non è di poco conto, se anche noi avvertiamo di essere uomini o donne dalle labbra impure, peccatori o all’ultimo posto davanti al Signore, e crediamo così di essere inadatti al compito che Egli vuole affidarci. Non ci ha scelti ad essere cristiani perché siamo i più bravi, e quindi le nostre scuse non valgono. Dio sa che non siamo perfetti e conosce le nostre imperfezioni ben più di quanto possiamo conoscerle noi, eppure il Vangelo – quello stesso che san Paolo riassume così bene, scrivendo alla comunità di Corinto – resta affidato a noi, a noi annunciato, e da noi deve essere testimoniato, pur con le nostre lentezze, i nostri ripensamenti e le resistenze che opponiamo.

A partire da una barca vuota, Gesù invita Simon Pietro a prendere il largo. Duc in altum!. Mi colpisce sempre questo invito di Gesù a Simon Pietro e ritengo che queste parole siano il programma del cristiano nel mondo. Prendere il largo significa condurre Gesù, sulla propria barca, là dove la gente vive, ama, soffre. In altum nella lingua latina può trasmettere l’idea sia dell’altezza, che della lontananza e anche della profondità. Qui, riferito al mare, esprime il comando di allontanarsi dalla sicurezza della riva per affrontare il mare aperto. Recuperando i tre significati, potremmo dire che Gesù ci invita ad abbandonare l’ovvietà della terraferma per condurre la nostra vita nelle altezze del Vangelo, e condurla ovunque, lontano, e soprattutto farla penetrare nel profondo della nostra interiorità e nel profondo del cuore di ogni uomo che incontriamo.

Se ci pensiamo bene, nella Scrittura c’è un aspetto veramente curioso. Quando Dio pensa il primo uomo, lo mette in un giardino, lo immagina abitante della terra, coltivatore di un campo, alle prese con arature, seminagioni e mietiture. Quando, invece, pensa il primo apostolo, lo sceglie pescatore e gli ordina di affrontare il mare aperto. La terra è il paradiso della creazione, il mare è lo scenario della nuova creazione inaugurata da Cristo. Ci fu bisogno di custodi della terra, c’è bisogno ora di ardimentosi navigatori del mare. Terra e mare rappresentano simbolicamente i due aspetti fondamentali della vita: la terra dice sicurezza, il mare pericolo; la terra trasmette solidità, il mare instabilità; la terra ha le sue strade, il mare è avventura.

Sarebbe stato assai difficile ordinare ad Adamo di… prendere il largo in un giardino terrestre, mentre il coltivare non si addice a chi cavalca le onde del mare. Certo è che, se la vita è un cammino, è assai più facile seguire il solco per il contadino che prendere il largo per il pescatore. Il solco – magari tracciato da Cristo stesso – è una via sicura, e il seguirlo ti dà la sensazione di essere sulla strada giusta. Nel mare aperto, invece, la strada è tra le onde e bisogna orientarsi con le stelle, proprio guardando… in alto, secondo uno dei significati di quella stupenda parola di Gesù a Simone: Duc in altum!

Quando Dio pensò il primo uomo – l’uomo della terra – lo volle perfetto, ed egli si fece peccatore. Quando Gesù pensò il primo apostolo – l’uomo del mare – lo volle scegliere peccatore perché divenisse perfetto. E si diventa perfetti, solo accettando il rischio, sulla Sua parola, di prendere il largo.

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