L’assemblea dell’unico corpo

TERZA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno C

Ascoltare il resoconto del grande raduno del sacerdote Esdra (in occasione della riedificazione del tempio dopo l’esilio) è sempre commovente. Per ricostruire un popolo ci vorranno sicuramente muratori e artigiani che edificano le case, ma serve anche la Parola di Dio ascoltata «dallo spuntare della luce sino a mezzogiorno». Ci sono tante cose da fare, tutte importanti, ma c’è un giorno intero da dedicare al Signore. Forse il nostro popolo non viene da nessun esilio e, quindi, non sa più gustare la bellezza del radunarsi insieme – per un’ora soltanto, sia chiaro – e perde l’occasione di comprendere che «la gioia del Signore è la vostra forza» e va a cercarla altrove, sia la gioia che la forza. La facilità con cui si perde la Messa ha ormai fatto sì che ciascuno si perdoni da solo di questo peccato. Non sto dicendo che manchino motivi validi per mancare all’appuntamento e nemmeno voglio negare alla coscienza personale di ciascuno il compito di valutare serenamente. Il mio non è affatto un giudizio, ma una constatazione: la domenica è diventato il giorno in cui si può dormire, il giorno dello sport che fa bene alla salute, il giorno del divertimento o del riposo tra le mura domestiche. Ma la forza da dove ci arriva? Ricordo il violento terremoto che colpì Haiti nel 2010. Ricordo il popolo dei sopravvissuti e il suo riunirsi nella piazza a pregare, riconoscendo nel mistero di Dio la fonte di una forza interiore, che, guardando insieme in alto, sapesse ridonare la serenità di guardarsi in volto l’un l’altro e di riscoprirsi solidali nelle proprie umanità ferite. Sembra di risentire le parole del sacerdote Esdra: «Questo giorno è consacrato al Signore, vostro Dio; non fate lutto e non piangete! Non vi rattristate, perché la gioia del Signore è la vostra forza». Se parole simili non ci provocano più alcuna emozione, ebbene vuole dire che abbiamo smarrito il significato della Messa e dell’Eucaristia: è solo un precetto che si può saltare con leggerezza, perché i peccati veri sono altri. Come quel tale che, in prossimità del Natale di poche settimane fa, si arrovellava attorno al quesito se a Messa si dovesse andare una o due volte all’anno e se bastasse, comunque, una sola confessione. A domande simili ti manca il coraggio di rispondere… Poi ti viene in mente il tuo modo di andare a Messa tutte le domeniche e le feste comandate e l’ininfluenza che ha sul tuo modo di vivere gli altri sei giorni della settimana, e allora magari trovi il coraggio di dare prima di tutto a te stesso una scossa salutare.

Una scossa ce la dà la pagina di san Paolo. Un capolavoro. Non c’è bisogno di commentarla, basta ascoltarla. È un inno alla comunione, da prendere però non come una bella poesia ma come un prontuario di vita pratica. Vorrei fare tre brevi sottolineature che vanno in questa direzione.

La prima riguarda l’origine dell’immagine usata da Paolo: il corpo che è uno solo e che ha molte membra è Cristo. Noi questo lo dimentichiamo, perché andiamo subito a pensare alla Chiesa, e poi, quando pensiamo alla Chiesa, subito la riduciamo ad una struttura verticistica e piena di cose da fare. E se provassimo a partire da una visione mistica, in cui il corpo che noi formiamo – o che noi feriamo – è Cristo stesso?

Una seconda sottolineatura riguarda il corpo di Cristo che è la Chiesa: san Paolo lascia intendere che l’essere Chiesa è prima di tutto un dato di fatto e non il punto di arrivo dei nostri sforzi. Che la Chiesa sia il corpo di Cristo formato da molte membra insieme collaboranti è prima di tutto un dono. Che bello! – dovremmo saper dire con immenso stupore – vediamo di non sciupare questo dono e di lasciare che esso metta in movimento la nostra responsabilità e il nostro impegno.

Una terza sottolineatura riguarda la gerarchia delle membra di questo corpo: ai primi posti ci sono gli apostoli, i profeti, i maestri. Chissà perché noi ci abbiamo messo i miracoli. Occorre rivedere l’ordine e ripartire, umilmente, dai carismi più grandi, che quasi mai sono quelli più appariscenti…

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