Un cuore che offre

EPIFANIA DEL SIGNORE

La vicenda dei Magi, nelle sue linee essenziali, è abbastanza semplice da raccontare: sono uomini saggi, dediti alla osservazione e all’interpretazione dei segni celesti, che vedono una stella di particolare fulgore, partono alla ricerca di Colui che quella stella indica, lo trovano, lo omaggiano dei loro regali e tornano alle loro case. Vorrei soffermarmi proprio sui tre doni che i Magi fanno a Gesù: «aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra». Doni inusuali per un bambino, nella cui scelta li aveva guidati l’interpretazione del segno celeste: si trattava di doni chiaramente simbolici, che svelavano in un certo senso l’identità di Colui che li riceveva. Ebbene, era un grande re – e questo spiega il dono dell’oro – ; era il vero Dio – e per questo gli donavano l’incenso (una resina profumata che si brucia) – ; ed era, però, un uomo destinato a morire – e perciò il terzo dono era la mirra (un unguento profumato usato per imbalsamare i morti) – . I tre doni dei Magi dicono tutta la straordinarietà e anche l’enigma di quello strano Dio-uomo destinato ad essere re ma pure a morire. In più, essi trovano il bambino in una comunissima casa e non in una reggia, a Betlemme e non a Gerusalemme (anzi a Gerusalemme la stella misteriosamente si spegne, non è più visibile), e questo deve aver aumentato lo stupore, ma non ha certo fatto loro cambiare idea: infatti, «prostratisi lo adorarono».

Il dono è al centro del Natale. A Natale riceviamo il dono di Dio fatto uomo, fatto bambino. E riceviamo anche altri regali. Per questo, abbiamo detto che il nostro cuore è un cuore che si rallegra, e si è rallegrato per tutto questo tempo di Natale, sino ad oggi, solennità dell’Epifania. Oggi, però, al termine del nostro itinerario di Avvento-Natale, il nostro cuore deve essere un cuore che offre, cioè un cuore capace di fare regali, e non solo di riceverne. Se il dono ricevuto a Natale non diventa offerta nella vita quotidiana, la grazia di questo bellissimo tempo dell’anno va perduta, resta un’isola sperduta nel mare. È come un albero, che ha ricevuto tanta cura, ma poi non produce frutto. L’Epifania viene a ricordarci che è tempo di offrire!

Che cosa offriamo a Gesù? I nostri doni devono trarre ispirazione da quelli dei Magi. Il nostro cuore, quindi, è un cuore che offre oro, incenso, mirra. Naturalmente, non si tratta di regalare a Gesù né catenine d’oro, né profumi né oli preziosi. Oro, incenso e mirra sono simboli, abbiamo detto, e con essi i Magi intendono rivelarci chi è Gesù. Noi, donando a Gesù oro, incenso e mirra, intendiamo non solo riaffermare che Gesù è il nostro Re, l’unico vero Dio, Colui che ci ha salvati con il sacrificio della croce, ma intendiamo dire qualcosa di importante di noi stessi che facciamo questi doni, intendiamo esprimere ciò che vorremmo essere, ciò che vorremmo fare in riferimento a Gesù riconosciuto come l’unico Signore della nostra vita. E, allora, ecco molto semplicemente il significato dei doni.

Offriamo oro a Gesù, perché vogliamo essere riconosciuti come cristiani nel mondo in cui viviamo; non intendiamo più mimetizzarci, ma vogliamo essere strumenti docili nelle mani del nostro Re, testimoni umili e coraggiosi, capaci di dire la nostra fede con le parole e con le opere di ogni giorno.

Offriamo incenso a Gesù, perché vogliamo che dal nostro cuore sgorghi perennemente la preghiera a Lui quale faro che illumina pensieri ed azioni; senza preghiera, la vita scorrerebbe tra le nostre mani, in preda all’illusione del progresso inarrestabile e alla conseguente disperazione perché, invece, questo progresso umano si arresta spesso.

Offriamo mirra a Gesù, perché vogliamo portare dignitosamente la nostra croce, senza desiderare che essa sia diversa, ma affrontando con serenità la condizione in cui siamo e impegnandoci con fedeltà a onorare la nostra vocazione cristiana, senza fughe in avanti o all’indietro.

Naturalmente – ed è bene ricordarlo nel momento in cui il nostro cuore offre qualcosa a Gesù – dobbiamo essere consapevoli (con le parole di una preghiera che la liturgia ci ha proposto più volte nei giorni scorsi) che «noi, o Signore, ti offriamo le cose che ci hai dato, e tu donaci in cambio te stesso».

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