Colpo di testa / 48 Telefonini e affini. La Rete non educa

Corriere di Como, 7 novembre 2017

«Metti via quel cellulare!». La frase pronunciata da tanti genitori è diventata il titolo di un libro che l’editorialista del “Corriere della Sera” Aldo Cazzullo ha scritto con i suoi due figli. Il problema vero non è l’uso/abuso di questo strumento, quanto la capacità oggettiva di rimanerne i padroni. Forse è vera, ben più del sorriso che genera, la vignetta di Altan in cui si dice che «ogni telefonino possiede un italiano». E che cosa succede quando un telefonino possiede un ragazzo o un adolescente? Pochi sanno che l’uso di Whatsapp – come si legge nelle condizioni di utilizzo dell’applicazione – è vietato in ogni modo ai minori di 16 anni. Già, ma chi controlla? Anzi, come è possibile controllare l’età di chi utilizza un telefonino? Lo potrebbero fare solo i genitori, che invece spesso mettono in mano ai propri figli telefonini già all’età di 10 anni. È vero, i figli li sanno usare meglio dei genitori, ma non ne conoscono i pericoli. Spesso, però, non li conoscono nemmeno i genitori, oppure non se ne curano.

In Rete, purtroppo, si nascondono minacce molto gravi. Pensiamo solo al bullismo. È vero, non è nato l’altro ieri. Ma, da quando c’è Internet e in mano ai ragazzi ci sono i telefonini, esiste il cyberbullismo, che è un fenomeno più subdolo, più difficile da individuare, e che è in grado di fare molto più male perché gode di una platea immensa.

Esther Arén Vidal (ispettrice capo del Corpo Nazionale di Polizia spagnolo specializzata nella lotta contro le molestie sui minori) ha detto, durante una recente intervista radiofonica: «Se si dà ad un ragazzino di 14 anni la possibilità di condurre un’auto, senza patente e senza accompagnarlo, è chiaro che non rimarrà illeso. Al giorno d’oggi, stiamo dando in mano a dei bambini, che hanno meno di 14 anni, degli apparecchi tecnologici di ultima generazione perché possano andare a 200 all’ora per la Rete senza avere la minima idea del pericolo».

Nelle pagine del libro di Cazzullo il dibattito tra il padre e i due figli è molto interessante e permette di recuperare utili informazioni su una problematica vasta e attuale. La figlia Rossana fa una affermazione difficilmente contestabile: «Ormai il cambiamento è avvenuto e non si può tornare indietro, bisogna trovare il modo di adattarsi a questa rivoluzione, traendone il meglio senza lasciarsi sopraffare». Ancora una volta emerge la necessità di una educazione. A me pare, invece, che a fronte dell’aumento dei telefonini stiano diminuendo drasticamente proprio gli educatori. Forse perché, come dice papà Aldo, «l’educatore non è più il padre, né tantomeno l’insegnante, o il sacerdote; è la Rete».

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