La misura dell’amore

TRENTESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno A

Al dottore della legge che voleva mettere in difficoltà Gesù si potrebbe dire: «Nulla è cambiato, tutto è cambiato». Nulla è cambiato, perché Gesù ha semplicemente citato la Scrittura, non aggiungendo nulla. Tutto è cambiato, perché, citando la Scrittura, Gesù la fa dipendere da altro, dall’amore. Proviamo a capire il senso della domanda rivolta a Gesù. Esisteva una lunga lista di 613 comandamenti ricavati dai testi sacri. Comandamenti da osservare scrupolosamente. Tutti? Ma ve ne sarà uno più importante di un altro o di tutti gli altri? L’inganno della domanda stava nel fatto che Gesù, scegliendo, avrebbe rischiato di mettersi al seguito di questa o quella scuola. Ma Gesù non sceglie. Individua il quadro entro il quale ogni comandamento acquista un senso. E sconquassa nelle fondamenta l’edificio del dottore della legge. Egli era certo che tutto dipendesse dall’osservanza dei comandamenti della Legge. Gesù risponde dicendo che la stessa Legge dipende da altro. Il dottore della legge era convinto che la conoscenza di quelle 613 regole e la loro osservanza gli avrebbe garantito la salvezza. Gesù, al contrario, pur senza togliere valore a nessuno di quei 613 comandamenti, afferma che anche l’osservarli tutti può essere inutile, se manca l’amore.

Da questo punto di vista, si trova in questa pagina evangelica l’origine del messaggio teologico di san Paolo. Egli sostiene che l’osservanza legalistica dei precetti non salva, se manca la grazia. È esattamente la critica radicale che Gesù fa ai farisei, convinti invece del contrario. E che cos’è la grazia se non amore riversato gratuitamente in noi, prima di ogni nostro merito e nonostante gli innumerevoli nostri errori?

Dall’amore dipende la Legge, e non il contrario. Questo, dunque, il messaggio nuovo di Gesù, che pure si limita a citare le parole della Scrittura. Tutto dipende dall’amore. Una frase che potrebbe essere sottoscritta istintivamente da tanti. Salvo poi cambiarla nella pratica, perché – si dice – un conto è la teoria, un altro conto è la vita concreta di tutti i giorni. Tutto dipende dall’amore, ma che cos’è l’amore? Domanda importante, perché, purtroppo, questa parola è diventata un contenitore in cui ciascuno mette quello che vuole. Ora, l’amore così come sta sulla bocca di Gesù è indirizzato verso tre soggetti precisi: Dio, io, l’altro. Dio va amato con tutto me stesso. L’altro va amato come me stesso. Addirittura l’io diventa la misura dell’amore. E questo è anche psicologicamente vero: difficilmente riuscirà ad amare gli altri, uno che non si ami. L’amore di se stessi è il più difficile da raggiungere stabilmente, ed è esattamente a questo livello che si gioca tutta la vita. L’educazione è proprio il grande sforzo per portare ogni persona alla maturità piena  dell’amore, prima ancora che alla maturità del pensiero o dell’azione. Perché tutto dipende dall’amore.

Sullo sfondo del botta e risposta tra Gesù e il dottore della Legge resta una visione essenzialmente diversa, che è proprio quella che san Paolo farà sua nella predicazione instancabile del vangelo della grazia. Il dottore della legge viveva la vita come un dovere, come un interminabile «compito a casa» ed era preoccupato di svolgerlo fedelmente, sino alla virgola. Per lui, in un certo senso, Dio era ridotto ad uno che aveva dato un compito e che riceveva uno svolgimento. Un Dio così potremmo definirlo, parafando il dio di Aristotele, un «amore immobile», il che è una contraddizione in termini. Gesù viene a rivelare il vero volto di Dio, il quale riversa gratuitamente il suo amore nell’uomo, ed è grazie a questo amore che l’uomo ama se stesso, Dio e gli altri. L’amore, cioè, prima ancora che nostra intraprendenza, è dono di Dio fatto a ciascuno di noi. Potremmo addirittura dire che il nostro amore è semplicemente l’amore di Dio che trabocca da noi che lo abbiamo accolto, come l’acqua trabocca da un bicchiere pieno. Il comandamento che sta sullo sfondo è dunque questo: lasciati amare da Dio, accogli il suo amore dentro di te e lascia che la tua vita sia recipiente che si colma e che trabocca. Tutti noi sappiamo che lasciarsi amare è ancora più difficile che amarsi e amare. Forse per questo, sulla bocca di Gesù, l’amore non è spontaneo, ma è un comandamento. Da emozione diventa scelta.

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