Ecco, faccio una cosa nuova…

DOMENICA DI PASQUA – RISURREZIONE DEL SIGNORE

I fatti si sono succeduti con tale imprevedibilità che, se qualcuno avesse negli occhi il trionfale ingresso in Gerusalemme della Domenica delle Palme, avrebbe qualche problema a ritrovarsi sette giorni dopo davanti ad una tomba… vuota. Ci resta nelle orecchie l’annuncio di Maria di Magdala a Pietro e Giovanni in un mattino ancora buio: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro». Maria, hanno portato via il Signore o il suo corpo? Manca semplicemente il suo cadavere dalla tomba, oppure ti è stato rubato il senso della tua stessa vita?Già, il Signore. Se ne abbiamo percorso la via dal Cenacolo al Calvario sino al giardino della sepoltura, allora l’urlo mattutino di Maria di Magdala fa scattare in piedi anche noi, come Pietro e Giovanni, e ci mette nuovamente sulla strada. È la grande corsa dell’amore del mattino di Pasqua.

Scrive il profeta Isaia: «Non ricordate più le cose passate… Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?». Quali sono le cose passate che non dobbiamo più ricordare? Per identificarle è bene che ritorniamo per un attimo nel Cenacolo, ove Gesù, cinto di un asciugamano e con le mani dentro un catino, ha detto di essere il Signore. È questo, Maria, il Signore che ti hanno portato via? Il Signore della lavanda dei piedi? Il Signore dell’Eucaristia che si nasconde nella forma del pane spezzato? Che strano Signore! Ebbene, è «cosa passata» proprio la nostra idea mondana di «Signore», legata all’apparire, al primeggiare, al vincere, al comandare.

È bene che torniamo anche sul Calvario, ove Gesù, nudo sulla croce, patisce una morte iniqua e ignominiosa. Proprio lui che aveva impostato la sua vita sull’altruismo e sul servizio, guarda un po’ che fine ha fatto. È sempre lui, Maria, il Signore che ti hanno portato via? Se è lui, comprendiamo le cose passate che non dobbiamo più ricordarci. Sono tutti quei teoremi che abbiamo l’abitudine di chiamare «buon senso»: a umiliarsi ci si rimette sempre, a far del bene si ricevono solo pesci in faccia, a perdonare si sbaglia sempre, non farti mettere sotto i piedi, cerca sempre i posti migliori, non essere mai contento di quello che hai, la felicità non consiste nella ricchezza ma la ricchezza aiuta… Devo andare avanti? No, mi fermo, ma per favore smettiamola nella nostra veste di educatori di insegnare questo «buon senso» (che di buono non ha proprio nulla!) ai nostri figli, dopo averlo ampiamente esercitato noi, cristiani adulti!

Ecco le cose passate che non dobbiamo più ricordare. Perché il Signore – proprio Lui, quello della lavanda dei piedi, quello dell’Eucaristia, quello della croce, quello che hanno portato via a Maria di Magdala – ha fatto una cosa nuova. Pietro e Giovanni «non avevano ancora compreso che Egli doveva risorgere dai morti». Non se ne accorgevano, eppure la cosa nuova stava germogliando proprio ora davanti ai loro occhi. Forse Pietro pensava ancora al suo rinnegamento, forse ricordava con imbarazzo che il Signore gli aveva lavato i piedi. E non capiva che la risurrezione stava proprio lì, germogliava in quella strana forma che il Signore aveva assunto, la forma dell’amore, la forma del servizio, la forma del dono di sé, la forma del perdono. Una forma così potente che un sepolcro non avrebbe mai potuto racchiuderla. E, infatti, quando, prima Pietro e poi Giovanni, guardano dentro il sepolcro vedono solo un involucro che si è come svuotato. Il Signore non può stare dentro le bende. L’amore lo puoi sbeffeggiare, flagellare, incoronare di spine, inchiodare ad una croce, lo puoi uccidere e seppellire. Ma mentre fai tutto ciò, l’amore comincia già a germogliare la sua risurrezione. Già nel Cenacolo il sepolcro è vuoto. Già sulla croce la pietra è ribaltata. Gesù risorge perché è l’amore. Pietro e Giovanni, dovevate comprenderlo prima di guardare dentro la tomba, che lì il Signore non lo avreste mai trovato!

«E voi – mi sembra di udire questa voce di Maria di Magdala rivolta a noi, lì davanti alle nostre pietre e ai nostri sepolcri – e voi, perché dopo duemila anni non vi accorgete ancora che la cosa nuova germoglia? Proprio ora, proprio oggi».

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2 thoughts on “Ecco, faccio una cosa nuova…

  1. Caro don Agostino ,…E sia Risurrezione da ogni forma di morte che uccide Corpo Spirito ed Anima. Auguri in questa Santa Pasqua del Cristo Signore della Vita a Te ed ai Tuoi cari. Claudio Bianchi

    Inviato da iPhone

    >

  2. Don Agostino, Lei scrive sempre bene il senso del Risorto! ma QUI nelle nostre case non risorge nessuno, quel Signore vestito di bianco comanda sempre, QUI a Pasqua pensano a farsi un bel pranzo, QUI si torna come prima . Mi dispiace proprio Don Agostino.!

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