Colpo di testa 26 / Conflitto generazionale e integrazione ambigua

Corriere di Como, 4 aprile 2017

Il caso della ragazzina quattordicenne di Bologna, che sarebbe stata rasata a zero per punizione perché non voleva portare il velo, è finito in tribunale. I genitori negano, ma nel frattempo la ragazza è stata allontanata da casa e affidata ad una comunità.  Come c’era da aspettarsi il dibattito innescato da questa storia ha fatto volare parole grosse. C’è chi pone in ombra la questione religiosa (la famiglia è musulmana, originaria del Bangladesh) e parla di semplice conflitto generazionale. C’è chi dà la colpa alla mancata integrazione. E chi spara a zero sulla legge islamica che non permetterebbe alla donna di essere pienamente libera.

Premesso che bisogna sempre valutare con rispetto e prudenza, visto che parliamo di qualcosa che conosciamo solo per quanto è trapelato da dichiarazioni finite sui giornali, mi pare che la spiegazione con il conflitto generazionale sia troppo vaga. Indubbiamente questo problema a quattordici anni esiste. Anzi, al giorno d’oggi, con il dileguarsi delle figure genitoriali, rischia di trasformarsi  in uno strano conflitto tra adolescenti che credono di essere già grandi e adulti che giocano a fare gli eterni adolescenti. Il venir meno dei ruoli in una sorta di confusione educazionale sta creando non pochi problemi ai soggetti in crescita, che hanno bisogno di figure adulte ben definite, magari per rifiutarle, ma con i contorni chiari. Oggi si registra, invece, un grave smarrimento proprio in chi avrebbe il compito di aiutare coloro che stanno attraversando l’età dello smarrimento… Il conflitto generazionale è addirittura necessario, ma bisogna saperlo gestire e non semplicemente lasciarlo esplodere.

Mi pare discutibile anche il riferimento all’integrazione. Si tratta di una di quelle parole magiche che spuntano sulla bocca quando si vuole dire qualcosa che non si sa bene come sia. Che cosa s’intende con integrazione? Le risposte sono più d’una. Il modello americano assomiglia ad un minestrone in cui gli ingredienti sono impazziti (il famoso melting pot) e manca uno zoccolo duro. Il modello francese si regge sulla assimilazione di tutti i cittadini allo Stato e, in nome della cosiddetta laicité, comporta la cancellazione delle differenze.  Il modello molto in voga negli ultimi anni è conosciuto come «società multiculturale» e si basa sul presupposto che ogni cultura va mantenuta in quanto portatrice di ricchezza: di fatto questo modello rischia di andare nella direzione opposta all’integrazione, lasciando che ciascuno continui a coltivare il proprio orticello.

L’integrazione è forse un’utopia, continuamente da perseguire però. Non serve il velo e neanche la testa rasata. Il velo indica la volontà di non incontrare veramente l’altro e di considerare la relazione come una contaminazione da cui proteggersi. La testa rasata rappresenta lo sterile annientamento della propria identità come preteso requisito per non offendere l’altro, diverso da me. La paura dell’altro, vera nemica dell’integrazione, nasce proprio da questa ostentazione del nulla.

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