Consegnato da chi?

DOMENICA DELLE PALME – Anno A

«Ecco, l’ora è vicina e il Figlio dell’uomo viene consegnato in mano ai peccatori» (Mt 26,45). Ci viene spontaneo domandare: da chi sarà consegnato? Si può rispondere in modo sbrigativo e indicare Giuda il traditore («colui che consegna») come il responsabile unico di questa consegna. In realtà, il lungo racconto che abbiamo ascoltato ci costringe ad una risposta più complessa, perché Gesù passa da una consegna all’altra: Giuda lo consegna ai soldati, i soldati lo consegnano al sommo sacerdote Caifa, il quale lo consegna a scribi ed anziani, e tutti insieme lo consegnano al governatore Pilato, il quale lo consegna al giudizio della folla e ai soldati perché sia crocifisso, e infine, una volta morto, ordina che il suo cadavere sia consegnato a Giuseppe di Arimatea. Insomma, il povero Gesù passa di mano in mano come un oggetto di cui non si sa come disfarsi. Eppure, tutte queste consegne non avrebbero potuto realizzarsi, se il Padre non avesse voluto consegnare suo Figlio in mano ai peccatori, e se Gesù non si fosse lasciato consegnare senza opporre resistenza. Alla luce di questa scelta divina, tutte le scelte umane – da quella di Giuda a quella di Pilato – passano come in secondo piano, anche se sono storicamente determinanti per la condanna di Gesù. Si tratta soltanto di intermediari: è Dio che ha deciso questa storia di morte, ed è Gesù che l’ha liberamente accolta e drammaticamente patita. Ma se è stata imprevedibile questa «caccia» al responsabile della consegna di Gesù, che ci ha fatto scoprire la trama della decisione di Dio, è ancor più imprevedibile l’esito di questa vicenda, che non è la morte ma la vita. Non perché la morte non sia reale – a Giuseppe consegnano un cadavere da mettere in un sepolcro – ma perché essa sarà lo strumento di una imprevedibile risurrezione. Oggi, all’inizio della Settimana Santa, a noi è chiesto semplicemente di entrare in questa storia fatta di consegne, nella consapevolezza che l’ideatore di tutto è il Padre e la vittima è il Figlio. Starne fuori sarebbe un errore: vorrebbe dire star fuori dalla nostra salvezza.

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