Vino e… amore DOC

SECONDA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno C

20160113_122908«Sì, come un giovane sposa una vergine, così ti sposeranno i tuoi figli; come gioisce lo sposo per la sposa, così il tuo Dio gioirà per te». L’immagine del profeta Isaia conferma il messaggio dell’incarnazione: Dio ci ama con un legame concretissimo, quale può essere quello che unisce l’uomo e la donna nel matrimonio. Ed è bellissimo sentirselo dire in modo così personale: «gioirà per te il tuo Dio». Diciamo la verità: siamo spesso lontani da questa percezione “coniugale” dell’amore di Dio, continuiamo a pensarlo come un Dio che sta da un’altra parte, come un grande estraneo di grado superiore che compare nella nostra vita in momenti particolari, ed è gradita la sua presenza quando giunge a sanare i nostri problemi. Invece, ciascuno di noi è la vergine che il “giovane” Dio sposa. Sposare è un verbo molto bello – significa “promettere a sé con giuramento” – e dice tutto l’impegno e la dedizione che Dio mette nel suo amore: non è questione di qualche momento, ma è l’anima di ogni momento. Per ciascuno di noi Dio gioisce come uno sposo per la sua sposa. La gioia che lo sposo ha nei confronti della sua sposa dice tanto, dice tutto: soddisfazione, gradimento, piacere degli occhi e del cuore, sino alla voglia profonda di condividere la vita intera.

Alla luce di questa bellissima immagine del profeta Isaia, possiamo leggere la pagina evangelica delle nozze di Cana. Il “giovane” Dio – colui che gioisce per te come uno sposo per la sua sposa, sì, proprio lui in persona, fatto carne – è invitato a nozze. È felice di prendervi parte con sua madre e con i suoi amici. “Nozze” è una parola magica, che evoca gioia, convivialità, musiche d’organo, banchetto, ma che richiama anche la promessa di una felicità che dura, una felicità per due persone che s’allarga a tante altre. Le nozze segnano un nuovo inizio. Ebbene, Gesù ha scelto una festa di nozze per cominciare il suo ministero come Dio in mezzo a noi. Ha iniziato il suo cammino (quello che lo porterà sulla croce, non dimentichiamolo) ballando, cantando, mangiando e bevendo, condividendo una gioia grande, come è quella di una festa di nozze. E si è preoccupato – Maria è stata, in questo, una valida consigliera – che quella festa fosse perfetta e la gioia piena, traboccante, come un vino frizzante che si lascia gustare ed esaltare anche quando gli invitati sono un po’ brilli. Che bello: all’inaugurazione del suo mandato di salvatore dell’umanità, Gesù ci appare come un “giovane” che si effonde con slancio e con una passione sovrabbondante. Versa vino di ottima qualità, come segno che anticipa l’ora in cui verserà il suo sangue sulla croce. Il vino lo trae prodigiosamente dall’acqua, ovvero da quella nostra umanità di cui noi, spesso, sappiamo vedere solo la miseria: egli, invece, toglie acqua dalle giare di pietra per la purificazione e immette vino nel circuito della vita, facendoci capire che la nostra acqua è preziosa come il vino DOC, a denominazione di origine controllata, basta soltanto che abbiamo il coraggio di lasciarla scorrere tra le sue mani. Anche il suo sangue avrà – nell’ora della croce che l’ora di Cana anticipa – il sapore del nostro sangue e ridarà valore alla nostra vita, perché egli, il Dio divenuto uomo, sa vedere oltre i nostri errori e trasforma le nostre mancanze – quelle che al nostro sguardo un po’ miope continuano ad apparire solo come crepe – nei solchi in cui egli passa a seminare.

Gesù, a Cana di Galilea, mostra subito di avere un modo diverso di vedere le cose («Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio… tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora). Un modo di guardare avvenimenti e persone che abbiamo bisogno di imparare, se vogliamo accogliere nella nostra vita Dio… come uno sposo che gioisce per la sua sposa. Ripeto, questa dimensione della gioia del vivere ci è forse molto estranea, ed invece dobbiamo innestarla dentro le nostre giornate, piantarla nelle nostre famiglie. Invitiamo Gesù a casa nostra, portiamo questo “giovane” Dio con la sua gioia così traboccante, così che davvero egli sia il compagno di tutte le nostre gioie e l’invitato di tutti i nostri amori. Di tutto il nostro amore, perché l’amore è uno solo, e, con Gesù, è amore a denominazione di origine controllata!

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