Gesù… così com’è!

DODICESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno B

DSC_0132Succede sempre così. Di una vicenda che ci ha coinvolti drammaticamente, ricordiamo alla fine il suo esito positivo. Sballottati dalla tempesta in mezzo al mare, prossimi al naufragio della barca, c’è uno che parla al vento e al mare, e così raggiungiamo la riva sani e salvi con una sola domanda in fondo al cuore: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?». Ma in quella domanda è come rimasto nascosto un altro quesito: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?». Parole dette a un Dio che sta sì sulla nostra barca, ma, nel mezzo di una violenta tempesta, dorme, e dorme sul cuscino. Parole dette per svegliare Dio, quindi, per richiamarlo al nostro bisogno. Il sonno di Gesù sulla barca sballottata dalla tempesta resta un mistero. Ed è un mistero che rimane, anche se ormai la domanda dei discepoli è tutta rivolta a quel Gesù che fa tacere il mare e intima al vento di calmarsi.

L’unica certezza è che Gesù non è così come lo pensiamo noi. Egli sfugge alle nostre gabbie. In fondo l’evangelista Marco dice all’inizio del racconto ciò che è essenziale. L’iniziativa di attraversare il mare è di Gesù e i suoi discepoli «lo presero con sé, così com’era, nella barca». Gesù, così com’è, sulla nostra barca, nella traversata del mare, è tutto tranne che un talismano, una presenza scaccia tempeste. Vi sono altre barche, ma la presenza di Gesù non fa di quella barca in cui egli è stato preso un’eccezione fortunata. La tempesta arriva per tutti, e Gesù non sta sulla riva a guardare e nemmeno su una nuvoletta a gestire dall’alto. Gesù dorme placidamente a poppa, sul cuscino, lì, proprio nella nostra barca. Egli dirige la storia da Dio che è sceso in campo, non come allenatore che sta in panchina o come presidente che sta in tribuna. Eppure, sulla barca, esercita la sua signoria, prima ancora che minacciando il vento, dormendo. I discepoli ricordano certo che la grande bonaccia ci fu dopo le sue parole al vento e al mare, ma non hanno dimenticato che prima – e la tempesta era già forte – egli dormiva. «Chi è dunque costui?».

Una risposta forse la troviamo nelle parabole che Gesù ha appena raccontato, prima che, venuta la sera, decidesse di attraversare il mare. Una parabola in particolare. «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme nel terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa». È Gesù quell’uomo che ha gettato il seme del regno dentro la storia umana, e quel seme cresce anche quando egli dorme. L’uomo che ha seminato il seme va a dormire sicuro perché si fida del seme. Il Cristo sulla barca dorme perché a condurla in mezzo alla tempesta è la fede. Un aforisma nordamericano dice: «La paura bussò alla porta. La fede andò ad aprire. Non trovò nessuno». Certo, quella sera in mezzo al mare ci fu bisogno di svegliare la fede di Gesù per aprire la porta a cui aveva bussato la paura. La fede dei discepoli era poca, la paura tanta. E Gesù, dopo aver sgridato il mare e il vento, sgridò anche loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?».

Può capitare anche a noi, discepoli soggetti a molteplici tempeste. Anche noi ci sentiamo perduti e, avendo preso il Signore sulla nostra barca, ci sentiamo indispettiti per il suo silenzio, per il suo sonno. Noi abbiamo bisogno di lui, e lui dorme. Noi abbiamo riposto in lui la nostra speranza, e le cose vanno storte. Abbiamo scelto di viaggiare sulla sua barca, ed ecco quella barca ondeggia come tutte le altre, in mezzo alle stesse difficoltà, e lui sembra assente. La paura bussa alla nostra porta e trova una fede fragile. Quante volte ci verrebbe voglia di gettare la spugna, invece decidiamo provvidenzialmente di svegliare il Signore. Se sulla nostra barca abbiamo preso Gesù così com’è, ci resta questa possibilità in più, rispetto alle altre barche che con noi condividono la traversata del mare. Ci resta la possibilità di svegliarlo con quella frase così irriguardosa, ma anche così familiare: «Non t’importa che siamo perduti?». Gli importa. Si rende presente. Certo, resta Gesù, così come egli è. Arriva la bonaccia, ma altre tempeste si preparano. Noi contiamo su di lui, ed egli confida che, alla prossima tempesta, la nostra fede sia un po’ più forte della paura.

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One thought on “Gesù… così com’è!

  1. Scusi Don Agostino, si ricorda che il Vangelo di questa mattina riportava l’affermazione di Gesù che dice ai suoi discepoli:” Passiamo all’altra riva.” Non è bello questo?
    Se i discepoli sono quelli che devono imparare, in fondo in fondo immagino di scoprire le mie paure, con le mie mancanze d’amore però con una grande fiducia in quel Dio, che sì, è riuscito bene a zittire il vento,la tempesta,eccetera e che quindi non desidera altro che farmi diventare come vuole Lui e io credo in questo cambiamento. Grazie!

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