Come un seme…

UNDICESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno B

DSCN0477Le due parabole – quella del seme che cresce da solo e quella del granello di senape – illustrano la presenza del regno di Dio e in un certo senso manifestano la logica di Gesù. È una logica dei tempi lunghi, dell’attesa, della pazienza, che si allontana di molto dal nostro modo di pensare e di agire. Noi vogliamo tenere insieme il «presto» e il «bene», in quel tipico efficientismo che caratterizza la nostra cultura e il nostro mondo. Soprattutto, noi vogliamo avere sotto controllo ogni momento del processo. Invece, nella prima parabola, i tempi riservati al contadino – semina e mietitura – sono brevissimi, mentre il tempo che si svolge nel segreto della terra è lungo e misterioso, comunque sottratto al controllo del contadino, il quale ottiene lo stesso risultato sia che vegli sia che dorma. La cosa importante e sconcertante è che proprio questo tempo lungo e misterioso è il tempo veramente decisivo, in cui il seme agisce e lo fa spontaneamente, da solo. Anzi, ad uno sguardo che vorrebbe tutto presto e bene, sembra di scorgere un’assenza di potenza. C’è un miracolo che avviene, ma sotto terra, e il nostro efficientismo legge una sconfitta. Accade effettivamente così, quando protestiamo con Dio perché tace, non interviene nella storia degli uomini con la potenza che noi vorremmo. E così si finisce con il perdere la fiducia in Dio. Si finisce con il dire: «Dio è muto, Dio non parla, Dio è assente dalla storia». E non ci si accorge, invece, che egli non sta in silenzio, ma parla in un modo diverso. Non è Dio ad essere muto, siamo noi ad essere sordi al suo linguaggio! Guardiamo san Paolo. Egli scrive: siamo «sempre pieni di fiducia». Ma come? L’Apostolo non ha molti motivi umani per nutrire così tanta fiducia e per nutrirla sempre. Anzi, sperimenta fatiche e fallimenti nel suo apostolato. Dove trova, allora, il motivo per confessare tanta fiducia? Essa sta unicamente in una diversa prospettiva di lettura della storia: per chi lavora all’edificazione del regno di Dio, l’unico vero fallimento sarebbe trovarsi in una situazione nella quale fosse impossibile essere graditi al Signore. Questo è l’unico obiettivo che san Paolo persegue nella sua vita: essere gradito al Signore. E sa benissimo che ogni situazione della vita può essere trasformata in amore e obbedienza a Dio.

Anche la parabola del granello di senape va nella stessa direzione. Un seme piccolissimo a cui è affidato un compito immenso. Perché non piantare subito un albero già col suo fusto ed i suoi rami? Noi siamo molto propensi a questa logica da «festa degli alberi», tipica anch’essa del nostro bisogno di avere subito un riscontro di ciò che facciamo. Quando dobbiamo creare un parco, noi piantiamo alberi che già fanno ombra, così da goderne subito i benefici. Giusto, ma non è questa la logica di Dio nel piantare il suo regno in mezzo agli uomini: egli ostinatamente getta semi nella terra, e semi piccolissimi, che in se stessi però contengono già tutta la forza necessaria per crescere. Tutto avviene nel segreto della terra, e la visibilità – quell’apparire tanto caro agli uomini del nostro tempo – è l’ultimo dei criteri per valutarne l’efficacia durante il tempo della crescita. Guai a misurare la vita secondo la quantità di ciò che si vede: è un criterio che non vale se applicato al regno di Dio. Talvolta proprio le cose appariscenti sono destinate a sparire nel nulla, mentre nel nascondimento continua la maturazione di cose che non si vedono, come il granello di senape, quel piccolo seme che nel segreto sta lavorando per diventare un grande albero. Appare allora chiaramente qual è la logica evangelica illustrata da Gesù: Dio non pianta alberi ma getta semi. Non immette nella storia realtà nuove, definitive, già belle e pronte, ma pone un principio che già in sé contiene la forza per crescere. La logica di Dio è la logica della maturazione nel tempo, del mistero della crescita efficace ma non efficiente… Non solo: Dio getta semi piccoli per produrre alberi grandi. Ciò che si presenta come umile e piccolo, se è gettato da Dio dentro la storia, ha la giusta pretesa di essere l’inizio di una realtà grande. Nulla può arrestarne la crescita: «dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa».

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