Caro Socci, ci mettiamo anche Gesù tra i relativisti, insieme a papa Francesco e a Scalfari?

La guerra di Antonio Socci contro papa Bergoglio continua, con un articolo che appare oggi su Libero. Ritornano in gioco le parole di papa Francesco nell’intervista di Eugenio Scalfari, che Socci taccia di relativismo. E tra i suoi testimonial Socci getta nella mischia Paolo VI e… san Tommaso d’Aquino. Mi vien da consigliare al giornalista di Libero: maneggiare con cura! La materia del bene e del male e della sacralità della coscienza umana è una materia che scotta… Per comprendere le parole del papa in quella intervista con un ateo dichiarato, bisogna leggerle entro un contesto di dialogo, che non può avere la precisione terminologica di una lezione universitaria o di un discorso preparato a tavolino, altrimenti facciamo solo un processo alle intenzioni. Comunque, a me parve chiaro che cosa voleva dire il papa a Scalfari: il bene e il male non sono soggettivi, ma diventano davvero vincolanti nel soggetto solo quando la sua coscienza li ha colti come bene e come male. Certo, l’uomo deve impegnarsi in questo lavorio costante di formazione della sua coscienza, ma vi sono tanti fattori storici che entrano in gioco. E, quindi, l’uomo può sbagliare nel cogliere con la sua coscienza dove sta il bene e dove sta il male. Del resto, sarebbe abbastanza facile identificare che, nel corso del tempo, alcune norme morali contrabbandate come “legge di Dio” sono state poi effettivamente cambiate, segno che anche la Chiesa deve  muoversi con prudenza nel campo dell’etica normativa in riferimento al bene e al male. Relatività non è relativismo!

Veniamo a san Tommaso d’Aquino. Anch’egli – consiglierei a Socci – è da maneggiare con cura. Un’etica razionale come è quella del Dottore Angelico – che, forse, pecca di un eccessivo ottimismo nella considerazione dell’uomo – riconosce che anche nei peccati e nei vizi l’agire umano non è mai mosso dal male come pura negatività: è sempre un aspetto di bene, presente in qualsiasi realtà, a spingere alla decisione e all’azione. Talvolta è un bene inteso male. Magari è un bene solo parziale o apparente. O forse è un bene perseguito disordinatamente. Insomma, il peccato nasce sul terreno di un errore di valutazione. Si può dire – con l’autorità di san Tommaso – che nessun uomo agisce mirando al male, volendo principalmente il male. Se vogliamo citare una delle affermazioni più forti del teologo medievale, «il male non viene amato che sotto l’aspetto di bene» (Summa Theologiae, I-II, q. 27, a. 1, ad 1).

Insomma, noi continuiamo a ritenere che il mondo sia in bianco e nero, laddove invece dominano le infinite tonalità di grigio. Anzi, il mondo dell’agire morale, il proscenio in cui si muove l’etica, è a colori, e sono milioni di colori. Questo, sia chiaro, non significa affatto negare l’esistenza del bene e del male, ma equivale a riconoscerli solo in una inestricabile commistione. Da questo punto di vista, basterebbe lasciarsi illuminare dalla famosa parabola del buon grano e della zizzania, in cui il bene e il male vivono intricati nelle radici e solo alla fine del tempo diventano pienamente riconoscibili. Con buona pace di Socci, che facciamo, allora: mettiamo anche Gesù tra i predicatori del relativismo?

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3 thoughts on “Caro Socci, ci mettiamo anche Gesù tra i relativisti, insieme a papa Francesco e a Scalfari?

  1. Carissimo Don Agostino,
    La seguo frequentemente sulla sua pagina e devo dire che di solito sono d’accordo con lei sulle riflessioni che pone puntualmente sul sito.
    Non sono certo all’altezza di commentare e criticare S.Tommaso ma, terra a terra, mi pongo domande che le voglio rivolgere:
    – il catechismo che mi hanno insegnato così’ bene (e ringrazio ancora quei santi sacerdoti) che parlava di peccato mortale, veniale, sacrilegio ecc.. non è’ più’ valido? Bisogna essere chiari o è’ bianco o è’ nero altrimenti si crea una gran confusione come si sta vivendo adesso nel cattolicesimo. Altra cosa e’ la persona che lo compie. Un conto e’ il peccato, un conto e’ il peccatore. (Che comunque dovrà’ poi recuperare “vai e non peccare più’ “) Così’ mi hanno insegnato.
    E’ vero che il grano e la zizzania vivono intricati ma il grano e’ il grano e la zizzania e’ la zizzania!
    Per quanto riguarda “le polemiche su Papa Francesco” del 5/1: io sono cattolica e secondo me il Papa lo vorrei come faro, roccia, guida, non come amico giocoso (di quelli se ne trovano tanti) che cerca di cambiare le regole per rendermi la religione più’ accattivante!
    Se sono in attesa di Cristo, nel frattempo però’ ho bisogno di una figura che rappresenti Lui con fermezza e sicurezza e che con chiarezza non lasci spazio a interpretazioni personali o di comodo. Diversamente a cosa serve il Papa?
    La saluto cordialmente. Mary

    • Carissima Mary, la ringrazio molto per queste domande. Meriterebbero uno spazio che una semplice risposta non può esaurire. Le faccio un esempio preso dalla pittura. I colori con cui il pittore dipinge sono ben definiti nei tubetti che li contengono. Poi finiscono sulla tavolozza e all’inizio sono ancora ben distinti, ma per dipingere il pittore li mischia e non c’è più il nero, il bianco, il rosso, il giallo, il blu ma le sfumature di colori che servono a rendere la realtà che non è in bianco e nero. Ecco, ciò che sta nel catechismo è importante che sia definito, ma il catechismo è uno strumento per leggere la realtà. Non nascondo che alcuni precetti sono stati modificati nel corso dei due millenni di storia cristiana, ma comunque essi vanno poi colti concretamente nell’uomo e nelle situazioni. A me capita tante volte di avere in testa il quadro, poi però quella persona che sta davanti a me è molto concreta e rappresenta una tonalità di colore che magari non avevo mai incontrato. Devo tornare sulla tavolozza e cercare di formare quel colore…
      La parabola di Gesù non dice che non si sa come sia il grano e come la zizzania, dice però che le radici sono mischiate e strappando a partire da ciò che si vede si rischia di strappare il grano insieme alla zizzania. Questa è una situazione che io mi trovo spesso a constatare.
      Diversamente a cosa serve il Papa? Guardi, io ho la sensazione che il Papa lo abbiamo centralizzato troppo e questo non ha giovato né al Papa né alla Chiesa. I cristiani dovrebbero essere più attenti ai tanti segni che ci sono nella Chiesa e nel mondo ed elaborare con pazienza e tenacia una coscienza cristiana. Mi pare che Francesco stia cercando di desacralizzare il papato e non mi pare proprio che la religione che egli predica sia più accattivante, anzi talvolta è ancora più controcorrente… Ci riuscirà? Non lo so. Noi dobbiamo fare la nostra parte e smettere di fare culto della personalità (il che purtroppo non avviene neanche con Francesco!). Il Papa è colui che presiede nella carità a tutta la Chiesa, non è un amico giocoso ma non è nemmeno la roccia (almeno nel senso in cui non lo è stato nemmeno Pietro!).
      Cordiali saluti. Don Agostino

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