Strumenti nelle mani di Dio

TERZA DOMENICA DI AVVENTO – Anno B

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Conosciamo bene la figura di Giovanni Battista, che ogni anno invade il nostro Avvento. Eppure egli è presente sempre come uno che… non è! «Non era la luce», dice l’evangelista Giovanni. E il Battista stesso proclama: «Io non sono il Cristo». Egli è «un uomo mandato da Dio», uno che «doveva dare la testimonianza alla luce», uno che di se stesso dice: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore». Giovanni Battista ci insegna ogni anno la cosa più difficile – ma anche la più essenziale – del nostro essere cristiani: siamo degli strumenti nelle mani del Signore.

Lo strumento ha bisogno di una mano e di una intelligenza che lo usi e lo diriga al suo scopo. Ma quella mano e quella stessa intelligenza si lega strettamente allo strumento per compiere il suo scopo. Una zappa è solo un pezzo di ferro ricurvo, ma tra le mani del contadino diventa un indispensabile attrezzo che facilita il lavoro. Un paio di occhiali sono poi due pezzi di vetro incastonati in una montatura, ma, appoggiati sul naso, permettono agli occhi di vedere. Una matita colorata, messa tra le mani di un bambino o tra quelle di un artista, è strumento capace di liberare lo spirito. La grandezza di operazioni umane quali il dissodare il terreno, o il contemplare un paesaggio o l’abbozzare un disegno, sono possibili, se ci pensiamo bene, solo grazie all’umiltà degli strumenti, di una zappa, di un paio di occhiali, di una matita. Giovanni Battista prepara la strada a Dio solo perché occupa umilmente il suo posto, senza pretendere di essere di più ma senza rifiutare il suo ruolo. Giovanni è lo strumento di Dio. Avrebbe potuto approfittare dell’attesa che stava nel cuore degli uomini e puntare il dito su se stesso, dichiarando di essere il Messia? Certo, e gli avrebbero creduto. Ma non lo ha fatto, perché amava la verità di Dio più di se stesso, e voleva proclamare la verità di Dio con la sua vita, desiderando essere solo uno strumento nelle mani della Provvidenza. Giovanni Battista invade ogni anno il nostro Avvento per aiutarci a recuperare questa verità.

Come possiamo attualizzarla nella nostra vita? Accettando il posto in cui il Signore provvidenzialmente ci ha messi, e vivendo il nostro ruolo con l’umiltà dello strumento e con la consapevolezza che ogni piccolo gesto quotidiano, che sia umilmente ma efficacemente fedele alla nostra vocazione, è un gesto che prepara la venuta del Signore e ne assicura la presenza nella storia umana. La luce di Cristo s’accende se io ho il coraggio di spegnere me stesso, ma questo non significa affatto essere opaco, perché la luce di Cristo, per splendere, ha bisogno della mia trasparenza. Se io vivo la mia trasparenza come strumento della luce, allora vi sarà luce e sarò come una vetrata che s’illumina e mostra l’armonia dei suoi colori grazie al sole che vi passa. Se io pretendo di essere la luce solo con la mia trasparenza, resterò come una vetrata colorata che, in una giornata nuvolosa, non manifesta la sua bellezza.

Vivere la vita come strumenti di Dio è il vero segreto di felicità. Pensiamo a questa legge applicata nel tessuto familiare: stare ciascuno al proprio posto, prestando a Dio la propria vetrata perché egli con la sua luce dia valore alla nostra trasparenza. Pensiamo alla vita di una comunità: ciascuno fa la sua parte, umilmente senza far pesare il suo ruolo, e solo così il mosaico appare nella sua bellezza. In fondo, è questa la gioia che sta sulla scena, ogni anno, della terza domenica di Avvento, scena in cui pure campeggia la figura austera di Giovanni Battista. Colpiscono le parole di san Paolo, che sarebbero davvero inattuabili e incomprensibili, se non alla luce di quanto abbiamo detto: «Siate sempre lieti, pregate ininterrottamente, in ogni cosa rendete grazie». L’esperienza ci dice che si può essere lieti ma non sempre, che si può pregare ma non ininterrottamente, che si può rendere grazie ma non per ogni cosa. L’Apostolo, dunque, si sbaglia? No, egli sta solo parlando da strumento nelle mani del Signore, da umile voce che vuole proclamare con la sua vita la verità di Dio e che in Lui confida. Io credo che questo messaggio sia utilissimo per prepararci ad entrare nei giorni della Novena di Natale. Cerchiamo di viverli con umiltà e sobrietà, nella letizia e nella preghiera.

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