Terza Domenica di Quaresima. Assapora…

Alla fine di questo lungo racconto – una delle pagine più belle del Vangelo – ci accorgiamo che il motivo che ha occasionato quell’incontro tra Gesù e la donna samaritana rimane clamorosamente inevaso: né Gesù sembra aver bevuto – e tutto era nato dalla sua richiesta «Dammi da bere» – né la donna ha portato a casa quell’acqua che era andata ad attingere al pozzo – tanto che la sua anfora è rimasta lì, vuota. L’acqua che è circolata al bordo del pozzo di Sicar è un’altra, è un’acqua viva, che Gesù ha in abbondanza e di cui la donna si fa a sua volta portatrice e missionaria presso gli abitanti della sua città. Che razza di acqua è quella che Gesù offre alla donna? Un’acqua che zampilla e un’acqua che toglie la sete. Difficile trovarla in fondo ad un pozzo, ma neanche nella sorgente di alta montagna. La bevi – quell’acqua buona e fresca – e hai ancora sete, anzi la sete sembra aumentare, più l’acqua è pura e priva di sali minerali. Quindi, non è acqua che si trangugia in bocca o con cui si riempie la borraccia quella che dona Gesù. È un’altra acqua, perché altra è anche la sete.

Proviamo ad usare altre parole, per comprendere meglio. Chiamiamo la sete «desiderio» e l’acqua «felicità». Possiamo forse negare che l’uomo e la donna – tutti gli uomini e tutte le donne – abbiano nel profondo del cuore un desiderio di felicità? E quali sono i pozzi a cui vanno ad abbeverarsi della felicità che desiderano? Un pozzo, forse il più importante, si chiama «amore»: tutti gli uomini e tutte le donne cercano di attingere la felicità dall’amore; amare ed essere amati è il desiderio più grande che ciascuno vorrebbe veder esaudito. Quella donna samaritana al pozzo dell’amore sembra avesse bevuto abbondantemente: aveva avuto cinque mariti e adesso viveva con un altro uomo ancora. Era felice? Sembra proprio di no. Ma non perché l’amore non sia un buon pozzo di felicità, anzi lo è; ma perché la sete di amore va educata, dosata con sapienza, esaudita con prudenza e pazienza. Quando d’estate siamo accaldati e ci prende l’arsura, la tentazione è quella di aprire il frigorifero e trangugiare una lattina della nostra bibita preferita e farla scorrere gelata in gola senza quasi nemmeno sentirla in bocca: ma non è così che si calma la sete, anzi così si rischia una brutta congestione! Purtroppo, accade così anche con l’amore: lo si consuma con voracità, in una indigestione che non sazia e non disseta. Invece, bisogna, saper assaporare l’acqua viva dell’amore, a piccoli sorsi, con pazienza e fedeltà. Vi sono altri pozzi di felicità: c’è chi la cerca nel lavoro, nel sapere, nel danaro, nel divertimento. Mi pare che questi pozzi oggi siano parecchio inquinati e lo si vede, guardando in volto le persone che vi si affidano per attingere la loro felicità: si legge solo fatica, distrazione, ansia e preoccupazione.

Gesù si offre come colui che dà la felicità. Il pozzo a cui attinge acqua la donna samaritana è lui. Il recipiente non è più una qualunque anfora, ma il cuore che entra in contatto con Gesù. Non per sentito dire, si diventa cristiani, ma per l’incontro con Gesù e con il suo Vangelo e con la sua Chiesa. Abbiamo sentito che cosa dicono gli abitanti di Sicar alla donna che li aveva condotti da Gesù, il quale poi si era fermato due giorni nella loro città: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo». Che bello sarebbe se me lo diceste anche voi, cari fedeli: «Non è perché tu don ci stanchi con le tue parole che noi crediamo, ma perché abbiamo bevuto al pozzo di Gesù, abbiamo assaporato e gustato la sua parola, l’abbiamo fatta giungere nel nostro cuore, ha dato pace e felicità vera alla nostra vita». Proprio così. Il Vangelo va assaggiato, gustato e assaporato con la vita. E dobbiamo lasciare che Gesù assaggi i nostri cuori, gusti la nostra amicizia, assapori la nostra fede, come fece al pozzo di Sicar. E dobbiamo imparare anche noi a gustare e ad assaporare l’amicizia, la gioia e il dolore, a cominciare dalle persone che più da vicino condividono la nostra vita e la nostra fede. Preghiamo allora il Signore così: «Signore Gesù, l’acqua viva ha la freschezza dell’amicizia, dell’aiuto, della tenerezza. Disseta tu la mia vita con l’acqua del tuo amore e della tua vicinanza. Amen».

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