Stavolta è papa Francesco che “copia” i parroci…

Leggo sui quotidiani di stamattina lo scalpore per il fatto che papa Francesco, ieri, nella festa del Battesimo del Signore, ha battezzato 32 bambini, tra cui Giulia Scardia, la figlia secondogenita di due genitori sposati con matrimonio civile. Certo, essere battezzati dal Papa nella Cappella Sistina sotto la volta michelangiolesca non è la stessa cosa che essere battezzati in un comune battistero di una parrocchietta sperduta nelle periferie del mondo. O no? No, è la stessa identica cosa, almeno sacramentalmente, che è poi l’unica cosa che conta davvero. E il Papa sicuramente lo sa. Forse non lo sanno quei 64 genitori, che – dicono le cronache – erano «raggianti, vestiti di raso bianco o abiti di seta». Anche Giulia avrebbe potuto benissimo ricevere altrove il suo battesimo, perché Nicoletta e Ivan – i suoi genitori – sarebbero sicuramente stati accolti dal loro parroco, il quale da anni presumibilmente amministra tanti battesimi ai figli di genitori coniugati civilmente o conviventi.

Sono andato a sfogliare il registro dei battesimi della mia parrocchia – ottocento abitanti sulla collina di Como – ed ho scoperto che, dei 78 battesimi amministrati nei dieci anni della mia presenza come parroco, ben il 25% riguardano famiglie in situazione “irregolare”: 10 sono figli di conviventi e 9 di sposati civilmente. Mi immagino che questa percentuale possa essere addirittura maggiore nelle parrocchie di città. Allora, perché tanto scalpore? Perché prima – né con Giovanni Paolo II né con Benedetto XVI – era mai avvenuto. Così dice trionfalmente il giornale. Perbacco, è un’altra novità della cosiddetta «Chiesa di Francesco». Me ne rallegro.

Spero che anche il Papa abbia trovato il tempo di dire due parole ai genitori di Giulia – entrambi militari – e di spronarli a regolarizzare il loro matrimonio con rito cristiano. Così siamo invitati a fare noi parroci, e c’è qualcuno che poi questo nostro consiglio lo mette in pratica. La Chiesa – anche quella prima di papa Francesco – ha sempre permesso che fosse impartito il battesimo ai figli di genitori in situazione “irregolare” con il loro matrimonio. Forse qualche parroco s’impuntava, ma lo faceva di testa sua, perché la norma diceva esattamente il contrario. Sul documento che la Curia – fino a qualche anno fa – mi inviava come nulla osta a procedere al battesimo in questi casi particolari, c’era scritto in lettere maiuscole: BEN VOLENTIERI. La Chiesa, dunque, era ed è contenta di battezzare, anche se si chiedeva al parroco di vigilare affinché i genitori assicurassero che il figlio fosse educato nella fede cattolica e che essi stessi risolvessero «in tempo ragionevole e nel limite del possibile, la propria posizione etico-religiosa».  Ad un certo punto, è stato abolito anche il documento del «ben volentieri si conceda». Si concede ben volentieri, e basta.

Lo scalpore dei mezzi di comunicazione, quindi, a mio parere, è esagerato (come ultimamente sta accadendo spesso): essi guardano alla Chiesa sempre e soltanto in modo verticistico e si accorgono di qualcosa solo quando lo fa il Papa. Stavolta invece, senza nulla togliere al coraggio e alla freschezza portati da papa Francesco nel tessuto della Chiesa, è lui ad aver copiato i parroci. E un po’ ne vado fiero anch’io, pur senza Cappella Sistina e abito di seta…

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3 thoughts on “Stavolta è papa Francesco che “copia” i parroci…

  1. La mia personale esperienza avvalora (qualora ce ne fosse bisogno) ancor più le tue parole…
    I miei figli (il maggiore di 18 anni, la minore di 14 anni) sono stati battezzati nel 1995 e nel 1999, rispettivamente da Don Giuseppe e Don Alberto, ben prima del matrimonio celebrato a settembre dell’anno 2000. Già Don Giuseppe aveva cominciato ad attuare un pressing per risolvere ‘..in tempi ragionevoli e nel limite del possibile, la nostra posizione etico-religiosa..’. Non ebbe il tempo di portare a termine l’opera, che venne conclusa da Don Alberto.
    …..
    Mi piace pensare che Lassù, Don Giuseppe, quando volge il suo sguardo a Ponzate, anche per guardare la mia famiglia, sorrida felice e sereno per l’opera da lui iniziata.

  2. La richiesta di battesimo per mio figlio è stata sofferta. Il Parroco del quartiere si era rifiutato di battezzarlo perchè mio marito non era cattolico e anche se considerava inutile il Battesimo, desiderava che avvenisse all’età di 18 anni. Poichè io ero contraria l’ho fatto battezzare lo stesso, senza la presenza del padre, senza nemmeno i miei genitori che si vergognavano della situazione. Avevo trovando a fatica una madrina e cercando sulle montagne un sacerdote che capisse la mia motivazione. Il sacerdote mi aveva accolto, sorridente, a braccia aperte e così ho potuto farlo battezzare all’età di sette anni e ho anche ottenuto il Certificato di Battesimo. Anche a me piace pensare che il Buon Dio guardi mio figlio con bontà e misericordia.Grazie!

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