Natale del Signore. Quando nasce un bambino…

Il presepe nella chiesa di Ponzate

Il presepe nella chiesa di Ponzate

Le parole che si dicono a Natale sembrano sempre uguali. Ed è così. Che cosa si può aggiungere ad un fatto che parla da solo, come quello della nascita di Gesù? Eppure noi corriamo il rischio ogni anno di fallire l’appuntamento con il Natale. Di arrivare qui preparati per qualcos’altro, per un avvenimento che non è quello per cui ci convoca oggi il Signore. Ed è un avvenimento chiaro da subito, già nell’annuncio dell’angelo ai pastori: «Troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia». Chi ci siamo preparati ad accogliere? Un bambino? Ebbene, la nostra casa – il nostro cuore – deve assomigliare alla casa in cui sta per nascere un bambino. Una mamma sa bene che cosa deve preparare. Non certo tirar fuori la cristalleria dalla credenza o apparecchiare la tavola come per un ospite illustre o preoccuparsi che tutto sia perfettamente in ordine per non fare brutta figura con il nuovo venuto. No, queste cose si fanno per uno grande, per uno importante. Per un bambino si prepara altro: la culla con un lenzuolino lindo ed una morbida copertina, una scorta di pannolini, la casa bella calda con un clima di silenzio. Nasce un bambino e il centro è lui, tutto il resto può aspettare. Natale è la nascita di un bambino e noi talvolta l’abbiamo confuso con il sontuoso e cerimonioso benvenuto ad un capo di stato. Abbiamo esagerato con i segni esteriori della festa – luci, ghirlande, musiche – e ci siamo scordati che stiamo accogliendo un bambino. Si mangia, si beve, ci si scambiano regali, baci e abbracci e il motivo della festa resta fuori di casa. Qualcuno dirà: è tardi, ho avuto tanto da fare in questi giorni, ormai anche quest’anno è andata così, sarà per il prossimo Natale. No, caro amico, cara amica, non è tardi. I pastori erano lì a fare la guardia al loro gregge in quella notte, furono presi alla sprovvista, ma non indugiarono: andarono e trovarono il segno annunciato dall’angelo, un bambino con il suo papà e la sua mamma. Natale è andare e trovare il bambino Gesù, non ti serve altro che una buona scorta di stupore per la vita che può abitare dentro un bambino piccolo piccolo; devi gettare via l’abitudine, la distrazione, la pigrizia, il pessimismo, la lamentela, le certezze e le incertezze, quel miscuglio di perbenismo e di sufficienza con cui ti riveste quotidianamente questo mondo stanco e sempre di corsa. Quando nasce un bambino, anche la mamma più povera, anche il papà più disperato trovano il tempo di un sorriso, lasciano un varco alla speranza, perché ogni bimbo che nasce è una luce di futuro che brilla nella notte del presente più buio.

Se poi ti hanno detto che il bambino che nasce è Dio, è il Salvatore, è Colui che era in principio presso Dio, allora puoi solo crederci. Una cosa così non può pensarla nessuno sulla terra, deve per forza essere una trovata del Cielo. Solo Dio poteva decidere di abitare in mezzo a noi come un bambino appena nato, e mostrare la sua onnipotenza in una fragilità senza pari, in una tenerezza senza confini. Ti resta solo da strabuzzare gli occhi, cercando di scorgere in quel neonato dove finisce l’uomo e dove comincia Dio. E non riesci a capirlo: gli occhi vedono solo carne e ti passa per la testa, allora, che Dio ne ha fatta una delle sue, ha fatto la cosa più grande che potesse nascondere dentro la cosa più piccola. Credo di immaginare la scena di quei pastori spaventati e stupiti, che cercavano di farfugliare qualcosa a Maria e a Giuseppe, come a spiegare a quei due collaboratori di Dio che non si ingannassero: quel loro bambino era sì piccolo, era sì in fasce, era sì in una povera mangiatoia di animali, ma era il Salvatore, loro ne erano certi, lo avevano saputo da una schiera di angeli. Parlavano, quei rudi pastori, come chi è innamorato e continua a cercare parole per incensare la sua amata, e non sembra mai stanco e crede che ci sia ancora un aggettivo, una immagine che possa colmare l’insostenibile silenzio. Ecco, carissimi, se oggi siamo venuti qui, è solo per ripetere questa esperienza di stupore. Nessuno ce la regala, se non il nostro Dio. E niente sulla terra è ancora capace di stupirci davvero se non la nascita di un bambino. Ecco perché Dio ha voluto nascere in mezzo a noi come un bambino. Ecco perché Natale è l’esplosione di una gioia vera, che noi non sappiamo creare. Buon Natale, allora!

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