Quarta Domenica di Avvento. Collaboratori di Dio…

Quando pensiamo a Dio, lo immaginiamo prima di tutto onnipotente: se vuole fare qualcosa, basta che la pensi ed è già fatta, chi può impedirglielo? Il guaio è che tanti cristiani – ovvero discepoli di Gesù Cristo – continuano a pensare Dio così. Invece Gesù Cristo è proprio quella scelta di Dio che vuole distruggere questa idea di onnipotenza divina. Dio non è così, non è il sovrano celeste che governa il mondo a colpi di bacchetta magica. La storia che ci è stata raccontata nel vangelo di oggi ne è la prova.

«Così fu generato Gesù Cristo». Già questo è inaspettato. Un Dio per venire sulla terra ha bisogno di una generazione? Non può scendere trionfalmente con una manifestazione improvvisa e pirotecnica? La mitologia greca è piena di queste escursioni del divino in mezzo agli uomini. No, Dio vuole che suo figlio Gesù sia generato come qualunque altro essere umano. Dio ha bisogno di collaboratori, dunque. E li trova in due umili personaggi di un oscuro villaggio della Galilea, Maria e Giuseppe. L’evangelista Matteo è interessato soprattutto al padre, Giuseppe, che si trova al centro di una vicenda assai delicata. Il matrimonio ebraico si celebrava in due tappe: prima c’era il contratto e poi, dopo un intervallo che poteva durare anche un anno, la coabitazione. Maria – molto probabilmente assai giovane, poco più che dodicenne – era già unita dal contratto di matrimonio con Giuseppe, ma i due non vivevano ancora insieme. Ecco che Maria si trova ad essere incinta «per opera dello Spirito Santo» (e di questo episodio ci parla in modo molto più esteso l’evangelista Luca). Giuseppe si trova in una situazione imbarazzante: può denunciare la sua sposa pubblicamente come adultera, esponendola alla pena della lapidazione; ma può anche «ripudiarla in segreto», lasciandola comunque sola a gestire la sua maternità. Queste sono le due uniche possibilità offerte dalla Legge giudaica. Comportandosi così, Giuseppe sarebbe comunque considerato un «uomo giusto». Ma non è questa la sua decisione. Egli è giusto, sì ma di quella stessa giustizia che sarà predicata da Gesù nel famoso discorso della montagna: «Se la vostra giustizia non supera quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli» (Mt 5,26). Chi vuole collaborare con Dio deve avere una giustizia superiore a quella stabilita dalla Legge. Giuseppe aveva già pensato di scegliere la via che salvava la vita di Maria e del figlio che portava in grembo: l’avrebbe ripudiata in segreto. Maria gli aveva certo parlato dell’annuncio angelico. Giuseppe l’aveva ascoltata, non dubitava di lei ma temeva di entrare dentro quel mistero che si stava compiendo in Maria. Si giudicava piccolo, inadatto. E poi, vedeva andare in frantumi il progetto del suo matrimonio: non l’aveva pensato così, lo voleva normale come un qualunque altro matrimonio. Ebbene, Dio lo rassicura – «Non temere di prendere con te Maria, tua sposa» – e gli chiede di aderire al progetto di un altro matrimonio e di un’altra paternità: «Maria è davvero la tua sposa e sarai tu a dare il nome al figlio che è generato in lei». Ecco: qui si vede all’opera la giustizia di Giuseppe, che è superiore a quella degli scribi e dei farisei, perché sa aderire alla promessa di Dio. Si fida, e basta. Si fida di Maria, e si fida dell’angelo del Signore: «Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa». Non una parola, che sarebbe stata inutile. L’evangelista Matteo è stringato nel suo racconto: «fece», «prese con sé». Sono le azioni dell’«uomo giusto», giusto della giustizia che serve per entrare nel regno dei cieli.

Credo proprio che questo sia l’unico messaggio di cui abbiamo tutti bisogno a poche ore dal Natale. Se dovessimo arrenderci come Giuseppe e come Maria, diventando veramente collaboratori di Dio, la nostra vita sarebbe meno piena di parole e di convenevoli e più attenta ai fatti che contano, tessuta di sottilissimi ma tenaci fili di disponibilità quotidiana nella trama di una giustizia superiore a quella degli uomini. Il nostro cammino dell’Avvento ci porta qui, sulla soglia della casa di Nazaret, dove è nascosto il segreto della felicità, che tanto inseguiamo. C’è sicuramente qualcosa da cambiare nella nostra vita…

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