Seconda Domenica di Pasqua. Venne Gesù, stette in mezzo…

«Venne Gesù, stette in mezzo». Non è un semplice particolare di scena. È la modalità pasquale per eccellenza della presenza del Risorto. Vale per quanti allora lo videro, lo toccarono e mangiarono con lui, ascoltando le sue parole. Vale per noi oggi, che ci troviamo riuniti nel primo giorno della settimana. Beati noi che crediamo senza vedere. E siano rese grazie agli apostoli che hanno visto, creduto e testimoniato, e con la loro testimonianza continuano a nutrire la nostra fede e a darle un fondamento solido. Il modo di essere di Gesù è stare in mezzo. Lo aveva già detto prima di affrontare il suo cammino di morte e risurrezione: «Io sto in mezzo a voi come colui che serve». Non sta sopra e non sta sotto di noi, sta in mezzo a noi. Non è sopra di noi, perché, come dice il Deuteronomio, dovremmo altrimenti trovare qualcuno che salga per noi in cielo a prendercelo. E non è nemmeno sotto di noi, perché Egli è sottomesso unicamente al Padre e alla sua volontà. Egli sta in mezzo, come un amico e come un fratello. E sta in mezzo come uno che serve. Sta in mezzo a noi e ci dona la pace, lo Spirito Santo e la misericordia di un perdono da dare e da ricevere. Questi sono i doni pasquali del Risorto. La pace è il dono più enigmatico, quello che si presta al fraintendimento. Che cos’è la pace che Gesù risorto porta ai suoi discepoli la sera di Pasqua? Per capirlo non abbiamo che da ascoltare le parole che seguono il «Pace a voi!». E cioè: «Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». La pace del Risorto è movimento, è missione, è nuovo inizio. Lo dice a persone che stavano chiuse in una stanza a porte sprangate per timore dei Giudei. Gesù viene e rompe questa chiusura con il dono della pace, che è un vento di coraggio e di missione. Lo stare in mezzo di Gesù non è finalizzato alla realizzazione di una conventicola di persone soddisfatte, felici perché il loro Maestro e Signore ha rotolato via la pietra del sepolcro e ha sconfitto la morte. Il cielo di Dio non sta affatto in una stanza, anche se in quella stanza è entrato prodigiosamente Gesù, ma c’è bisogno di uscire nel mondo, di uscire tra la gente, di fare movimento di chiesa. Ecco, la Chiesa che nasce a Pasqua non è una setta di iniziati, un gruppo di intellettuali o una associazione umanitaria: la Chiesa è un movimento in uscita da quel luogo in cui è entrato definitivamente il Signore Gesù con la sua pace. Ed ecco perché la pace, per essere benzina della missione, ha bisogno dello Spirito Santo: quegli uomini lo riceveranno nel giorno di Pentecoste e, da paurosi, diventeranno coraggiosi, capaci di farsi comprendere nelle lingue della gente, formatori non di una setta ma di un popolo che va a prendersi uomini e donne da tutte le nazioni, in ogni parte della Terra. Il segno distintivo di questa pace missionaria sospinta dallo Spirito Santo è la misericordia. Rischiamo sempre di scioglierci in un brodo di sentimenti ed emozioni, quando sentiamo questa parola, quasi che la misericordia sia un miscuglio di buonismo e assenza di regole condito con un pizzico di benevolenza e sigillato da una pacca sulla spalla. No, la misericordia – come dono pasquale del Risorto – è un impegno di grande responsabilità, affidato agli apostoli e alla Chiesa: «A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». Queste parole siamo abituati ad ascoltarle come se il Signore Gesù – colui che sta in mezzo come uno che serve – avesse dato un potere ai suoi discepoli. Prima di indicare una potestà sacramentale nell’assolvere i peccati, questa parola di Gesù vuole affidare a ciascuno di noi un reciproco servizio di misericordia, che costituisce una grave responsabilità dentro la Chiesa e nel mondo. Il Signore Gesù vuole dire che il nostro perdono garantisce sul versante umano il perdono di Dio: se perdoniamo, a colui a cui perdoniamo giunge la divina misericordia; se noi ci chiudiamo nel nostro orgoglio ferito e induriamo il nostro cuore, ebbene intralciamo il canale della divina misericordia che vuole raggiungere, tramite noi, ogni uomo. Ecco perché la misericordia del perdono è impegnativa, sia in chi la concede, sia in chi la riceve. Teniamoci il nostro Gesù nel mezzo, così da diventare capaci di questa pace misericordiosa che egli ci ha donato.

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