Terza Domenica di Quaresima. L’albero della fiducia…

Si direbbe che nel Vangelo di oggi entrino le notizie del tempo di Gesù. Non c’erano giornali o televisioni, ma le informazioni circolavano e i fatti venivano commentati dalla gente esattamente come oggi, forse con un po’ di tempo in più per riflettere.Cos’era successo? Pilato aveva fatto uccidere alcuni Galilei nel tempio di Gerusalemme, durante l’azione sacrificale: fu un assassinio particolarmente feroce proprio perché compiuto nel tempio durante un’azione rituale. Gesù fa poi riferimento ad un incidente avvenuto sempre a Gerusalemme – la caduta della torre di Siloe che provocò la morte di diciotto persone – e la cita come esempio di un evento imprevisto. La sorte toccata ai Galilei uccisi nel tempio e ai poveretti rimasti morti sotto le macerie faceva tirare la facile conseguenza che si trattasse di peccatori meritevoli di quel destino. C’è la tendenza, cioè, a trovare una motivazione logica anche ad eventi imprevedibili. E c’è la tentazione di legare a filo stretto il male come punizione del peccato, tirando in ballo Dio come uno spietato vendicatore. Sappiamo che Gesù non è d’accordo con questa lettura della storia: quei Galilei non erano più peccatori di tutti gli altri Galilei e quei diciotto morti sotto la torre non erano più colpevoli di tutti gli altri abitanti di Gerusalemme. Non c’è corrispondenza diretta e proporzionale tra il peccato commesso e una disgrazia naturale o un episodio di violenza. Ma Gesù fa un’aggiunta che suona come un minaccioso ammonimento: «Se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».

Che cosa vuole dirci Gesù? Ce lo spiega egli stesso con una parabola, quella del fico che non produce frutti. C’era l’usanza di piantare alberi da frutta nelle vigne, e questo fico però è da tre anni che non ne produce più, ed il padrone ordina al vignaiolo di tagliarlo. Il vignaiolo chiede ancora un anno di tempo, un anno in cui egli s’impegna a offrire le sue cure perché la pianta produca frutti. La parabola non dice come andrà a finire. Quella pianta, di cui rimane sempre viva la speranza che dia frutto, è l’albero della fiducia. La parabola vuole sì confermare la minaccia – «se no, lo taglierai!» – ma vuole anche segnalare la qualità più grande della misericordia di Dio, la pazienza fiduciosa. Mentre viviamo il tempo della Quaresima, queste parole ci giungono come provvidenziali. Il termine di grazia che il Signore ci concede è ancora aperto, ma nessuno è in grado di stabilire quando si chiude, quindi la fiducia resta sempre dentro il terreno dell’urgenza della conversione. Ma, d’altro canto, la conversione non è la corsa di chi non sbaglia mai, anzi è l’itinerario di chi sa di poter contare su un tempo di grazia che non è ancora trascorso completamente. Ciò che conta è riempirlo, questo tempo, con la cura di questa nostra pianta che il Signore mantiene in vita. Ed è l’insegnamento più importante della parabola: la fiducia non è un semplice rimando della responsabilità, non è un comodo spostamento in avanti della scadenza senza fare nulla. Affatto. Il tempo di un anno che il padrone concede al vignaiolo è dato in forza della fiducia nel lavoro di vangatura e concimazione che il vignaiolo promette di fare. La fiducia è sempre una scommessa ragionevole sulla fatica, sull’impegno da profondere e non assegno in bianco firmato ad un debitore sprofondato in poltrona.

L’albero della fiducia è una pianta da tenere coltivata e curata nel giardino della nostra vita e in quello della nostra comunità. La fiducia è un ingrediente importante dei nostri rapporti interpersonali ed è alla base della fede stessa. Soprattutto, la fiducia che ci viene concessa da Dio non deve essere accolta come dilazione della nostra consuetudine di peccato e prolungamento della nostra pigrizia. La conversione è e resta urgente, questione da affrontare ogni giorno, visto che non sappiamo quale giorno è l’ultimo. E la fiducia che ci viene regalata deve diventare dono di fiducia che facciamo agli altri, dono impegnativo certo, che richiede una responsabilità condivisa.

Nei giorni in cui la Chiesa vive l’attesa per il nuovo Papa, ci sentiamo di mettere in gioco non solo la nostra preghiera ma anche la nostra fiducia, che è insieme atto di fede nello Spirito Santo che anima la Chiesa, e atto di fiducia nei cardinali del Sacro Collegio che sono chiamati a compiere la scelta.

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2 thoughts on “Terza Domenica di Quaresima. L’albero della fiducia…

  1. Mi sono arrampicata adesso sull’albero della fiducia perchè ho riposto la mia fiducia in persone, conosciute recentemente, che mi stanno cercando un posto di lavoro. Non posso che regalare loro delle preghiere ogni giorno perchè possano continuare a coltivare nel loro giardino l’albero della fiducia. Il Signore non abbandona mai nessuno e nonostante tutto ci si sente di affidarsi a lui; bisogna entrare nella sua logica per capire dove ci vuole portare.

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