Ora i «grillini» devono mostrare chi sono e quanto valgono. In Parlamento e non in piazza…

Sul voto di domenica e lunedì i commenti cominciano a fioccare come la neve caduta copiosa quasi negli stessi giorni, come se volesse coprire con un manto bianco una campagna elettorale ancora più disordinata del solito. Le prossime settimane porteranno un po’ di chiarezza, anche se dovesse servire solo a dire che la politica ha imboccato l’ennesimo vicolo cieco. Sarebbe semplicistico affermare che ha vinto la protesta. Nell’urna gli elettori hanno premiato con voti validi quelle formazioni che hanno cercato di incrociare il malumore dei più provati dalla crisi con proposte “concrete”, quelle che dagli altri sono state frettolosamente giudicate come “populismo” a buon mercato. Non è mia intenzione disquisire se i professori dell’economia o i maestri dello statalismo abbiano ragione. Di fatto la rimonta inaspettata che ha portato il Centrodestra di Berlusconi a un soffio dal premio di maggioranza alla Camera e la vittoria aldilà di ogni previsione del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo si spiegano – su terreni che sono per il resto assai diversi  tra loro – con la “vivacità” dei loro leader e la capacità di incrociare una domanda vera che viene dal basso. Non solo un malessere, ma anche una speranza.

Di fatto, però, lo sgradito compito di fare il primo passo spetta alla coalizione di Centrosinistra di Bersani, che – con meno del 30% dei voti – gode della maggioranza assoluta alla Camera (alla faccia del tanto odiato “Porcellum”, tenuto in vita, del resto, proprio a questo scopo!) e della maggioranza relativa al Senato (e qui la legge elettorale è stata più equa nello spartire i seggi con proporzionalità rispetto ai voti effettivi). Che cosa succederà non è dato al momento né saperlo né prevederlo, salvo continuare ad affidarsi agli errori dei sondaggisti…

Una sola cosa è certa. Ora in Parlamento siedono anche i perfetti sconosciuti del Movimento 5 Stelle che in campagna elettorale non hanno risposto ad alcuna domanda e non hanno accettato alcun confronto democratico. Lo tsunami-tour di Beppe Grillo avrà anche spazzato via qualche uomo politico – Fini e Di Pietro in primis – e avrà pure ridimensionato qualcun altro, vecchia conoscenza o astro nascente – Casini, Ingroia, Giannino e anche il presidente del Consiglio in carica Mario Monti – ma ha contribuito a mettere l’uno di fronte all’altro i due vecchi contendenti e ha trasformato il difficile bipolarismo in un enigmatico tripolarismo sinora inedito.

Sia chiaro. Gli elettori hanno sempre ragione in un regime democratico. Ma adesso nei Palazzi da cui volevano buttare fuori tutti ci sono anche loro, i grillini, e d’ora in poi la piazza con gli slogan urlati dal comico genovese assomiglia all’epica occupazione della scuola nel ricordo del sessantottino divenuto professore. Chi ha legittimamente raccolto il malumore della gente ora deve rappresentarlo non più in piazza o sul web, ma in Parlamento, dimostrando di avere la capacità di gestire le regole della politica. L’espressione «non faremo accordi con nessuno» – già udita sulla bocca di Grillo nell’immediato post-voto – suona come professione di purezza da verginella, che non s’addice all’agone politico di un Parlamento, in cui i propri valori certo non si svendono ma in cui è indispensabile saper dialogare e mediare con la testa e non solo con la pancia.

Ecco, questo mi sembra l’interrogativo più vero circa quanto accadrà: i deputati e i senatori a cinque stelle agiranno come schegge impazzite e diverranno, quindi, facile preda del retroterra ideologico che ciascuno di essi comunque ha, oppure saranno semplicemente appendici del dito di Grillo (e di Casaleggio) e della lucida confusione che abita le loro menti? Sarebbe presuntuoso dare ora una risposta a questa domanda, senza aspettare una prova di maturità da parte di persone che, a prima vista, sembrano migliori di chi li ha portati in Parlamento con un vortice di slogan e di insulti. Ma sarebbe anche profondamente ingenuo attendersi troppo e subito da una pattuglia di gente inesperta. La Seconda Repubblica ci ha insegnato che essere onesti non è sufficiente per fare politica saggiamente. Anzi, talvolta gli incapaci onesti alla lunga hanno dimostrato anche di non essere nemmeno onesti…

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2 thoughts on “Ora i «grillini» devono mostrare chi sono e quanto valgono. In Parlamento e non in piazza…

  1. Condivido il commento.
    Pare, comunque, che i ‘grillini’, laddove hanno già responsabilità di governo
    (regione Sicilia e comune di Parma, credo), si stiano comportando in maniera molto pragmatica e non ostruzionistica…Vedremo!

  2. Caro Don Agostino, questa fase di disordine era stata ben annunciata e prevista.
    Il Governo precedente è stato fatto cadere ( tu sai da chi) prima che venisse modificata la legge elettorale. in quel periodo si stava trattando su 3 argomenti: il destino delle Regioni, la legge Porcellum, la tassazione sul denaro dei conti correnti in Svizzera e , come per incanto, è caduto il governo.
    Hai ragione da vendere quando affermi di voler vedere alla prova i nuovi arrivati in Parlamento, speriamo …….che il bene comune prevalga sugli interessi di parte.

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