«L’Ordine»: un nuovo giornale? No, quattro pagine de «La Provincia»…

Ho letto con attenzione e un briciolo di curiosità le nove interviste pubblicate nei giorni scorsi per lanciare la risurrezione (la seconda!) del quotidiano «L’Ordine». Ammetto che mi interessava toccare con mano, perché un giornale lo si misura anche con il tatto, con le dita che scorrono sulle pagine di carta e con il profumo dell’inchiostro. Il giorno dell’uscita dal sepolcro (la seconda!) è arrivato. Intanto, ho faticato a trovare il giornale. Sapevo che sarebbe uscito insieme al quotidiano «La Provincia». Allegata c’era la ristampa del primo numero de «L’Ordine» (prima vita) del 16-17 agosto 1879, e l’ho trovata subito. Ma dov’è «L’Ordine» (terza vita)? Ho dovuto sfogliare e, giunto a pagina 52, l’ho trovato. Da pagina 53 a pagina 56 de «La Provincia» c’è «L’Ordine». Poi, a pagina 57 riprende «La Provincia». Quattro pagine, come anticipato. Articoli interessanti (ho gustato in particolare i ricordi di Michele Brambilla, che, almeno in parte, condivido con lui). Ma – lo debbo confessare – mi aspettavo un giornale, con una sua autonomia, un suo direttore, anche fisicamente staccato dal quotidiano che così generosamente ed entusiasticamente lo lancia. Scopro che è un supplemento e che il direttore è lo stesso (non potrebbe essere altrimenti). Ma soprattutto lo trovo numerato tra le pagine del quotidiano «La Provincia», inserito al suo interno come fossero sue pagine.

La nemesi storica talvolta è proprio beffarda. «L’Ordine» ha battagliato con «La Provincia» finché è riuscito, traendone miseri risultati – ed i bollettini trionfali del Vignola, come racconta il Brambilla, erano delle mezze verità oppure solo bugie a metà, dal tono vagamente consolatorio – ed è poi scomparso nella calura dell’estate del 1984. Ora, è successo che «L’Ordine» si è preso la sua rivincita, perché «La Provincia» – quotidiano laico e talvolta laicista – è finito nella proprietà di una Curia, quella di Bergamo. Ecco che, dopo la prima risurrezione e la seconda morte della edizione autonoma e quotidiana de «L’Ordine» targato Sallusti, anche «La Provincia» si prende la sua piccola rivincita, riuscendo 134 anni dopo il primo numero de «L’Ordine», a metterselo in pancia , ridotto a 4 delle sue 72 pagine.

Lo ammetto. Un po’ di gioia ce l’ho in cuore, perché quella testata (che è stata anche la mia palestra giornalistica) ritorna, nero su bianco. Ma prevale la tristezza per il modo in cui «L’Ordine» comincia la sua nuova avventura. Diceva don Peppino Brusadelli (ed è la frase posta sotto la testata): «Como è adatta per tutto, anche per una rivoluzione». Il primo vagito della terza vita de «L’Ordine» non assomiglia proprio ad una rivoluzione. Ma sono un uomo di speranza. E ho il tempo per aspettare ancora…

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