Seconda Domenica di Avvento. La porta della pace.

La figura di Giovanni il Battista spicca nell’esordio del vangelo di Luca – subito dopo i racconti dei Vangeli dell’infanzia – in mezzo ad un mucchio di personaggi importanti, quelli della storia del tempo di Gesù, a cominciare dal più famoso, l’imperatore di Roma Tiberio Cesare. Anche noi oggi potremmo stendere un elenco di nomi famosi dei potenti della Terra, i quali periodicamente si riuniscono per decidere le sorti del mondo: quante volte assistiamo ad assemblee che non riescono a trovare soluzioni condivise, e tutto naufraga nella difesa dei propri particolarismi (lo stiamo vedendo in questi mesi nella nostra Europa, che dice di essere unita, ma in cui di fatto ciascun Stato fa i suoi interessi). Il Vangelo vuole insegnarci sin dall’inizio che questi nomi così altisonanti sono in realtà solo una cornice, perché il vero protagonista di cui l’evangelista Luca vuole parlarci – prima di far entrare sulla scena Gesù adulto – è uno che non sta chiuso nei palazzi del potere, non ha alcuna responsabilità decisionale, e se ne sta nel deserto, dunque in un luogo inospitale, in cui è necessario andare, lasciando la sicurezza delle proprie case. Giovanni è semplicemente una voce, una voce tra le tante, eppure è su questa voce che viene la parola di Dio. Questa voce apparentemente insignificante ed emarginata ha un messaggio da gridare. Giovanni è un cartello segnaletico, indica un altro: lui c’è per dire che bisogna preparare una strada al Signore che viene. Ora, per preparare questa strada bisogna raddrizzare i sentieri, abbassare le montagne, colmare i burroni. Bisogna cioè cambiare la propria strada, bisogna uscire dalla propria casa e dirigersi nel luogo in cui il Battista celebra «un battesimo di conversione per il perdono dei peccati». È necessario, cioè, riconoscere la propria situazione di peccato, fare penitenza e promettere di cambiare la propria vita.

Domenica scorsa abbiamo aperto la prima porta del nostro Avvento, la porta della luce, quella luce che già splende e che ci illumina il cammino per giungere all’incontro con Gesù. Oggi, seconda domenica di Avvento, apriamo la seconda porta, ed è la porta della pace. È Giovanni il Battista ad indicarci con forza e con voce potente il passaggio che dobbiamo compiere, la porta che dobbiamo attraversare. Non è possibile, naturalmente, compiere questo passaggio, attraversare questa porta stando chiusi nei propri palazzi, là dove abitano tutti quei personaggi indicati all’inizio del Vangelo e che sembrano essere i detentori del potere. Per Giovanni è chiaro che il raggiungimento della pace passa da quel battesimo di conversione e richiede il riconoscimento della propria debolezza: la pace si raggiunge soltanto uscendo dal proprio io, per andare incontro all’altro. La pace è una porta, perché è necessario uscire dalle proprie certezze, abbandonare il proprio egoismo, per entrare in una nuova dimensione. Ecco perché ogni anno non può essere Natale per noi, se non prendiamo molto sul serio la proposta che ci viene da questo personaggio così strano, il quale non predica nei luoghi in cui imperversano politici ed intellettuali, e non ama frequentare i salotti della gente che conta ma che non ha nessuna intenzione di cambiare. Giovanni sta nel deserto e sei tu che devi fare la fatica di uscire dalla tua casa per andare ad incontrarlo e ad ascoltare il suo messaggio: «Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri». Anche nelle nostre famiglie, nella nostra parrocchia e nella società in cui viviamo, se davvero vogliamo costruire la pace, dobbiamo intraprendere questo cammino. Non pensiamo di dover fare cose straordinarie: i sentieri sono quelli della perenne tensione nella quale viviamo, e basta allora un po’ di gentilezza e di calma per raddrizzarli; i monti sono quelli dell’orgoglio, e per spianarli dobbiamo esercitare l’umiltà e gettare via i nostri piedistalli, mettendoci – anche dentro la comunità – in una logica di autentico servizio; i burroni sono quelli della collera, e vanno colmati di pazienza e con il sorriso, magari anche con un po’ di sana ironia e autoironia. Uno pensa sempre che la pace si costruisce, chiedendola agli altri, e ci pare di non ottenerla mai. Giovanni il Battista ogni anno, sulla via del Natale, ci grida che, invece, la pace si costruisce, partendo da me.

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