Ventottesima Domenica del tempo ordinario. Lasciare, condividere, seguire…

La domanda rivolta a Gesù dal tale – che siamo soliti identificare con il giovane ricco – è piena di saggezza. Egli non fa una domandina in vista di qualcosa di immediato, ma vuole sapere in ordine alla vita eterna. E poi ha già capito che non basta conoscere, ma che bisogna fare. «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». La risposta di Gesù è, in principio, molto didascalica: «Rispetta i dieci comandamenti!». Assomiglia al consiglio che un prete potrebbe dare al penitente che vuole confessarsi: lo invita a confrontarsi con i comandamenti. Quel tale rispose prontamente che con i comandamenti era a posto da tempo. Un po’ come il penitente che talvolta si schermisce all’atto della confessione, dicendo che non ha rubato, non ha ucciso e nemmeno ha tradito la moglie o il marito… Insomma, quel tale un poco ci somiglia nella sua apparente fedeltà ad una tavola di regole. La reazione di Gesù è segnata, prima ancora che dalle parole, da uno sguardo d’amore. È l’unico caso in cui nei Vangeli si dice espressamente che Gesù fissa lo sguardo su qualcuno e lo ama. Ma l’amore si traduce subito in una richiesta di qualcosa che va oltre l’osservanza dei comandamenti: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!».

Cinque verbi molto chiari – va… vendi… dallo ai poveri… vieni… seguimi – che in sostanza si riducono a tre azioni. Dapprima bisogna liberarsi dalla dipendenza dalle cose: la povertà evangelica è questa, essere liberi, distaccati, altrimenti le preoccupazioni soffocano la concreta possibilità di essere al servizio di Dio. Ma ciò da cui ci si distacca deve essere condiviso e donato a chi è nel bisogno: la libertà del discepolo non è un pauperismo fine a se stesso, ma è finalizzata al vivere in fraternità, all’essere disponibili. Solo donando ciò da cui ti sei distaccato, puoi dire di essere veramente libero, libero di seguire Gesù. La terza azione richiesta è proprio il seguire, che ha un significato ben più profondo del mettersi sulla stessa strada di Gesù, nella sua compagnia: significa andargli dietro, riconoscendo che la sua logica è quella giusta. Si può ancora essere sulla stessa strada di Gesù, al suo fianco, magari per tutta la vita, senza seguirlo sul serio. Vi sono cristiani che sono perennemente in questo stato, amiconi di Gesù, pacca sulle spalle, ma se ne guardano bene dal rinunciare alla propria logica: è la mentalità dell’«amici come prima», per cui rispetti l’altro – in questo caso Gesù – ma tu ti ritagli il tuo spazio di decisione autonoma. Seguire Gesù è un’altra cosa, è lasciare davvero, è rinunciare, è rinnegare se stessi, la propria logica, per fidarsi esclusivamente di Lui. La fede è seguire e seguire è il vero atto di fede. Ce lo diciamo oggi, iniziando il nostro anno catechistico e iniziando il cammino dell’«anno della fede» voluto dal Papa per rinsaldare la convinzione delle idee e la testimonianza pratica dei cristiani.

Quel tale, così profondamente amato da Gesù, provò tristezza nel vedersi richiedere quell’unica cosa che gli mancava. Ebbe la possibilità di dire di no a Gesù, ma la sua strada fu segnata dalla tristezza. Aveva cioè compreso quanto Gesù gli chiedeva, ma non ebbe il coraggio di farlo. Capita così anche a noi: alle molte occasioni che ci vengono date non diamo la giusta importanza, non troviamo il coraggio di adeguare il nostro fare alle richieste del Vangelo e restiamo spesso dei cristiani a metà, perennemente rattristati. I discepoli stessi rimasero sconcertati di fronte alle parole forti pronunciate da Gesù sulla necessità di lasciare, condividere e seguire, e Gesù li rincuora ricordando loro che «tutto è possibile a Dio», basta fidarsi di Lui: Dio può tutto, anche ciò che è «impossibile agli uomini», ma non può creare dal nulla la nostra fiducia in Lui, ha bisogno della nostra disponibilità, rispetta la nostra libertà. V’è davvero, allora, da innalzare continuamente la preghiera del re Salomone che troviamo nel libro della sapienza (cf prima lettura): «Pregai e mi fu elargita la prudenza, implorai e venne in me lo spirito di sapienza… Stimai un nulla la ricchezza… L’ho amata più della salute e della bellezza». Abbiamo bisogno della prudenza e della sapienza per indirizzare la nostra libertà a scegliere Dio, e per trovare il coraggio di seguire Gesù.

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