Trasparenza e pornografia…

Veramente interessante l’articolo di Danilo Taino apparso domenica nell’inserto La lettura del Corriere della Sera. Tocca un argomento di grande attualità, quale il sottile confine tra la trasparenza e la pornografia. Nel nostro mondo si passa da un’esigenza di trasparenza – che riguarda il pubblico e la politica in particolare – che è vista come una garanzia di sicurezza ed onestà, e la violazione dell’intimità della persona – descritta con una brutta parola, privacy – che conduce ad un bisogno patologico di mostrarsi ed apparire. La trasparenza rischia di finire per essere a sua volta controllata e monitorata dentro una fredda logica del consenso, la stessa di quei programmi televisivi noti come reality, in cui non è affatto vero che uno appare così com’è, ma semmai appare come intende apparire ma non vedi affatto come è veramente. Guai se i nostri politici dovessero passare dall’opacità attuale a questa finta trasparenza: sarebbe la fine anticipata di quel processo di purificazione che si vorrebbe inaugurare…

In quell’articolo si sostiene con ragione – al seguito di una recente saggio del filosofo tedesco-coreano Byung-Chul Han – che «pretendere che tutti mettano tutto davanti agli occhi del mondo crea in realtà un appetito insaziabile che ha bisogno di sempre più nudità e rinuncia alla vergogna per appagarsi. Pornografia, appunto. Il risultato – scrive sempre il Taino nel suo articolo – è la svalutazione dell’intimità, è la perdita del valore del concetto di fiducia, il quale presuppone la possibilità di non mettere tutto in piazza». Tutto vero. Solo che bisognerebbe domandarsi come è possibile parlare ancora di «intimità» e «fiducia» entro una cultura ed una mentalità che ha voluto fare a meno della «persona» e della «fede». Per non svalutare l’intimità bisogna averne costruita una, e per farlo è necessario che si riconosca qualcosa di più profondo di una semplice individualità gettata nella lotta selvaggia della società individualista. Lo smantellamento dei valori della persona ha di fatto tolto lo spazio dell’intimità perché ne ha minato l’unico sostrato possibile: la persona non ridotta ad individuo, la persona pensata insieme come «io» e come «tu», aperta anche ad un «Tu» soprannaturale in un dialogo vero eppure intimo, sottratto al controllo di sguardi e web-cam. Credo proprio che questa sia la dimensione umana, veramente umana, che dobbiamo ritrovare se vogliamo fondare la società su una giusta trasparenza e non su una pruriginosa pornografia. Ed è questa una operazione di vera intelligenza. Intelligere, cioè saper leggere dentro.

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