Ventisettesima Domenica del tempo ordinario. Verità di una logica eucaristica…

La nostra comunità vive questa domenica il suo giorno di festa che inaugura un nuovo anno di cammino sotto il segno di Maria, venerata come regina del santo Rosario. È un anno in cui siamo invitati a mettere al centro la fede e l’Eucaristia, e lasciatemi dire che ne abbiamo bisogno perché si tratta di due dimensioni che abbiamo proprio dimenticato. Alla coltivazione della nostra fede dedichiamo pochissime energie, talvolta meno del minimo indispensabile: troviamo il tempo per tutto, tranne che per riempire di significato la nostra fede. L’Eucaristia, poi, non può essere ridotta alla frequenza settimanale alla Messa – e anche solo su questo piano c’è una grande facilità e leggerezza nel perderla! – ma deve diventare la logica della nostra vita, il modo in cui cerchiamo di impostarla nelle piccole e grandi scelte della vita. Mi piacerebbe che ci fosse un maggiore impegno da parte di tutti, andando oltre quella abitudinarietà della fede e dell’Eucaristia che ci impedisce di fare passi in avanti. Più impegno e più entusiasmo, accettando ciascuno e tutti di esserci nella comunità non per quello che ci piace e magari ci gratifica, ma per quello che è davvero utile e proficuo ad un cammino di crescita della fede e della comunione. Talvolta si ha la sensazione che invece del servizio si coltivi un hobby, con la conseguenza che la disponibilità viene fatta dipendere dal proprio interesse. La Vergine Maria ci insegna un’altra via, certamente più faticosa, ma lo è stato anche per lei che, se ha voluto seguire Gesù, ha dovuto diventare discepola pure lei, che partiva da una posizione privilegiata, quella di madre di quel figlio così importante. Ricorderete la scena in cui Maria vorrebbe vedere Gesù, ed egli lascia intendere che l’unica strada per avvicinarlo davvero è seguirlo: «Chi ascolta la mia parola e la mette in pratica è per me fratello, sorella e madre». Ora, ascoltare la parola di Gesù e metterla in pratica non è cosa che si faccia una volta per tutte, ma è fatica continuamente richiesta ogni giorno. Anche Maria percorse questa strada, che corrisponde esattamente alla logica dell’Eucaristia. Essa è come segnata da tre verità che sono nascoste nella pagina della creazione (cf prima lettura).

«Non è bene che l’uomo sia solo», dice Dio dopo aver contemplato che la creazione con l’uomo è diventata molto buona. Ciò che «non è bene» è la solitudine intesa come spazio in cui si sviluppa l’egoismo, la volontà di potenza individuale, la pretesa di potercela fare da soli. Un uomo così «non è bene». Dio non l’ha pensato così, non l’ha creato così. Il che equivale a dire che il «molto buono» dell’uomo ha bisogno di essere completato dal «bene» della compagnia umana, dell’amore. La prima verità, allora, è questa: la vita è comunione.

Quando Dio decide di dare all’uomo «un aiuto che gli sia simile», fa un primo tentativo: plasma dal suolo altre creature e le dà all’uomo perché egli dia loro un nome. Nella mentalità biblica dare il nome equivale a possedere. Ebbene, questo tentativo fallisce: «l’uomo non trovò un aiuto che gli fosse simile»: ciò che si possiede non genera una vera compagnia. Evidentemente se fondiamo i nostri rapporti sul possesso, quella prima verità non viene salvaguardata: la vita non è affatto comunione, se uno possiede l’altro. Ecco, allora, il secondo tentativo di Dio: non prende più dalla terra la nuova creatura, ma la prende dall’uomo stesso e gliela offre come dono. C’è bisogno che all’uomo sia tolto qualcosa di suo e che poi questo qualcosa, plasmato e animato da Dio, gli sia dato. La seconda verità della creazione è questa: si dà vera comunione solo nel dono.

Ma c’è ancora una terza verità, la meno evidente forse ma non certo la meno importante. La creazione della donna avviene mentre Adamo dorme e non può dominare razionalmente ciò che sta avvenendo. E così, al risveglio, non è chiamato a conoscere Eva, ma solo a riconoscerla come un essere che Dio ha plasmato nel mistero. Quindi: il dono nasce dal mistero, cioè resta pienamente umano eppure scaturisce totalmente da Dio, bisogna fidarsi di Lui e non pretendere di avere tutto sotto controllo. Ecco, impegniamoci ogni giorno a conformare la nostra vita a questa logica eucaristica, con l’intercessione sempre vigile della Vergine Maria.

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