Undicesima Domenica del tempo ordinario. La logica del seme…

C’è una logica evangelica che Gesù illustra con le due parabole, quella del seme che cresce da solo e quella del granello di senape. Diciamo intanto come non è la logica di Gesù.

Non è una logica del «presto e bene», tipica invece del nostro efficientismo. Nella prima parabola i tempi riservati al contadino – semina e mietitura – sono brevissimi, mentre il tempo che si svolge nel segreto della terra è lungo. Ora, è proprio questo tempo lungo e misterioso il tempo decisivo, in cui il contadino può anche dormire, ma il seme agisce e lo fa spontaneamente, da solo. Se la nostra lettura della presenza del Regno di Dio nella storia degli uomini è fondata su una logica di efficientismo, il sentimento prevalente è senz’altro la protesta. Perché il Signore non si manifesta in tutta la sua potenza qui e ora? Perché il progetto cristiano continua ad essere minoritario? Si protesta in questo modo e si finisce con il perdere la fiducia in Dio. Si finisce con il dire: «Dio è muto, non parla, è assente dalla storia». E non ci si accorge, invece, che egli non sta in silenzio, ma parla in un modo diverso. Non è Dio ad essere muto, siamo noi ad essere sordi al suo linguaggio! Guardiamo san Paolo. Egli dice: «Siamo sempre pieni di fiducia». Ma come? L’Apostolo non ha molti motivi umani per nutrire così tanta fiducia e per nutrirla sempre. Anzi, sperimenta numerosi fallimenti nel suo apostolato. Dove trova, allora, il motivo per nutrire tanta fiducia? Essa sta unicamente in una diversa prospettiva di lettura della storia: per chi lavora nell’edificazione del Regno di Dio, l’unico vero fallimento sarebbe trovarsi in una situazione nella quale sia impossibile essere graditi al Signore. Questo è l’unico obiettivo che san Paolo persegue nella sua vita: essere gradito al Signore. E sa benissimo che ogni situazione della vita può essere trasformata in amore e obbedienza a Dio.

La logica evangelica non è una logica da «festa degli alberi», tipica anch’essa del nostro bisogno di avere subito un riscontro di ciò che facciamo. Quando dobbiamo creare un parco, noi piantiamo alberi che già fanno ombra, così da goderne subito i benefici. Giusto, ma non è questa la logica di Dio nel piantare il suo Regno in mezzo agli uomini: egli ostinatamente getta semi nella terra, semi che in se stessi contengono la forza per crescere. E spesso, come racconta la seconda parabola, sono semi piccoli e quasi invisibili come il granello di senape. Tutto avviene nel segreto della terra, e la visibilità è l’ultimo dei criteri per valutare l’efficacia del seme durante il tempo della crescita. Guai a misurare la vita secondo la quantità di ciò che si vede: è un criterio che non vale se applicato al Regno di Dio e alla Chiesa che ne è il germe già presente nella storia. Talvolta proprio le cose appariscenti sono destinate a sparire nel nulla, mentre nel nascondimento continua la maturazione di cose che non si vedono, come il granello di senape, quel piccolo seme che nel segreto sta diventando un grande albero.

Appare allora chiaramente quale sia la logica evangelica illustrata da Gesù: Dio non pianta alberi ma getta semi. Non immette nella storia realtà nuove, definitive, già belle e pronte, ma pone un principio che già in sé contiene la forza per crescere. La logica di Dio è la logica della maturazione nel tempo, del mistero della crescita efficace ma non efficiente… Non solo: Dio getta semi piccoli per produrre alberi grandi. Ciò che si presenta come umile e piccolo, se è gettato da Dio dentro la storia, ha la giusta pretesa di essere l’inizio di una realtà grande. Nulla può arrestarne la crescita: «dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa». Di fronte a questa logica sconcertante di Dio, risulta chiaro che cosa deve fare l’uomo che vuole seguirla: deve convertirsi al modo di agire di Dio; deve nutrire la stessa fiducia che aveva san Paolo; non deve affatto diminuire il suo impegno, solo deve smettere di credere che sta a lui garantire il successo del Regno di Dio; soprattutto, il discepolo di Gesù deve cambiare il suo modo di guardare e dare meno credito a ciò che vede – o crede di vedere – sperando di più in ciò che il Signore opera nel misterioso espandersi del seme che, sotto la terra, morendo, fruttifica.

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