E’ finita la scuola? No, ne è già cominciata un’altra…

E’ finita la scuola. Evviva! No, un attimo, è già ricominciata… Mi sento solidale questa mattina con tutti quei bambini e ragazzi che sabato hanno concluso l’anno scolastico e stamattina hanno già esordito in un’altra “scuola” estiva che apre la mattina alla stessa ora e chiude alla sera ben oltre l’orario già prolungato del full-time scolastico. Naturalmente, non si chiama scuola, ma “Centro estivo” o qualche altro nomignolo – magari c’è anche “Grest” – adatto a depistare la sua realtà di vero e proprio contenitore mangia-vacanze, parcheggio estivo per bambini. Ve ne saranno alcuni che ci vanno perché i genitori lavorano, altri semplicemente perché “che cosa ci fa mio figlio tra i peidi tutto il giorno, tutta l’estate?”, altri perché “così impara qualcosa, che ne so, l’inglese, il nuoto, fosse anche la lombricoltura…”.

Non voglio esprimere alcun giudizio sulla insopprimibile necessità del lavoro dei genitori, soprattutto in questo momento di crisi, e nemmeno cancellare con un colpo di spugna l’anelito autorealizzativo degli adulti, ma mi domando soltanto se terminare la scuola il 9 giugno e iniziare un’altra “cosa” che le assomiglia molto per orari, regole e impiego del tempo l’11 giugno, sia il bene vero ed auspicabile per la categoria dei “minori”, così difesa sulla carta e così bistrattata nella realtà. Io credo che non lo sia. Anche nelle mie vacanze di ragazzino c’era il periodo del Grest in oratorio e magari il campo estivo con la parrocchia, ma erano una bella parentesi dell’estate, e non l’estate. Per un bambino, che per tutto l’anno scolastico lascia la sua casa quando è ancora buio e vi ritorna quando è già buio (così almeno nei lunghi mesi invernali), dire che la scuola è finita significa potersi godere un tempo veramente libero dagli orari troppo ferrei del “quando si entra” o “quando si esce”. So che alcuni di questi bambini, invece, da stamattina sono già intruppati in altre “gabbie” decise a esclusivo vantaggio del mondo degli adulti.

Almeno non si dica che lo si fa per loro, per i bambini! Se lo si facesse per loro, il cosiddetto “centro estivo” dovrebbe essere assai meno invasivo, avere una durata limitata (tre settimane come massimo e magari non tutte di fila) e non essere organizzato come la scuola. Qualcuno dirà che è meglio così, che altrimenti il ragazzo “descolarizzato” farebbe il poltrone, starebbe davanti alla televisione, al computer o ai videogiochi, imparerebbe ad oziare e magari farebbe disperare genitori e nonni. Già, continuiamo a dire così, perché ci torna comodo… Sarebbe meglio insegnare ai nostri ragazzi come si vive il tempo delle vacanze e non trasformarlo in un altro tempo deciso e riempito per loro. Così non impareranno mai a gestire il proprio tempo.

Comunque sia, la mia solidarietà piena, questa mattina in cui ufficialmente sono iniziate le vacanze, va ai “minori” per i quali, purtroppo, la scuola non finisce proprio mai.

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2 thoughts on “E’ finita la scuola? No, ne è già cominciata un’altra…

  1. E’ vero, si tratta di un “parcheggio” comodo ai genitori, gia’ assillati da lavoro, faccende domestiche e mille preoccupazioni, e schiacciati dal peso della responsabilitá di avere una famiglia.
    Ma è anche vero che per un genitore e’ molto, ma molto difficile insegnare ad un figlio come occupare tutta la giornata in modo costruttivo o utile. Soprattutto perchè cio’ che è costruttivo per noi, e’ spesso noioso o nioiosissimo per loro.
    Ben venga quindi il “parcheggio” estivo, validissimo aiuto per tutti i genitori, anche per quelli che non hanno capito quanto vadano seguiti i propri figli e che quindi li lascerebbero oziare tutto il giorno.
    I ragazzini trascurati da tutti e nullafacenti, davvero finiscono col prendere brutte pieghe: Non e’ moralismo vero o finto, è la realtá.
    Quindi solidarietá per i bambini, ma anche per i genitori…

  2. Un genitore non deve “insegnare ad un figlio come occupare tutta la giornata in modo costruttivo o utile”: è sufficiente che ci sia, almeno in una parte sufficientemente significativa di quella giornata, magari semplicemente vigilando perchè il tempo non venga sperperato, o dando qualche suggerimento su come impiegarlo dandogli valore, a volte condividendolo in occupazioni comuni. Quel che conta è scegliere di esserci, fianco a fianco, sacrificando magari altri aspetti della vita a questa importantissima presenza.
    L’educazione non è faccenda da esperti: è “cosa del cuore”, come diceva don Bosco. Possiamo noi genitori delegarla ad altri?

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