Ascensione del Signore: divina compagnia…

Il Vangelo secondo Marco si chiude con parole e gesti che manifestano il significato della solennità dell’Ascensione. L’unica cosa certa e bene evidenziata è che il Signore Gesù non esce di scena, ma è presente in un modo nuovo. Intanto egli è il Signore risorto che appare agli Undici per dare loro un mandato definitivo e solenne: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura». Il Vangelo è adatto ad essere annunciato ad ogni creatura in tutto il mondo: questa universalità voluta dal Signore Gesù è la vera caratteristica del Vangelo. Talvolta ho la sensazione che noi cristiani abbiamo ridotto questa universalità entro i confini dei nostri orticelli e abbiamo ingabbiato il Vangelo dentro schemi, procedure, precauzioni, rispetti che ne limitano fortemente la portata. Fatta salva la libertà che ciascuna creatura ha di accogliere o di rifiutare il Vangelo, è compito nostro annunciarglielo. Oggi, poi, i nuovi mezzi di comunicazione ci permettono di «andare in tutto il mondo» anche restando fermi in un punto della Terra. Le possibilità della missione cristiana sono aumentate, ma forse, proporzionalmente, è diminuita la forza e la convinzione di chi annuncia. Anche noi siamo diventati rispettosi paladini del pluralismo delle culture e delle religioni e teniamo chiusa la bocca per timore di offendere l’altro. Siamo i primi a pensare che il Vangelo non sia davvero adatto ad ogni creatura, e ci tratteniamo dal proclamarlo con una autentica testimonianza, che è sì fatta con la vita, ma anche con la parola.

Gesù parla di «segni che accompagneranno quelli che credono» e ne fa un elenco che ci lascia sbalorditi. Forse nessuno di noi ne ha mai sperimentato uno. C’è da credere che fossero evidenti nel momento in cui il Vangelo è stato annunciato dagli Undici e lo sono stati certo in tante occasioni nella bimillenaria storia della Chiesa. Questi segni accompagnano la fede di chi annuncia il Vangelo del Signore Gesù e dicono sostanzialmente che esso non può essere fermato né dal demonio, né dalla cattiveria umana e neanche dalla malattia. Una lettura simbolica di questi segni li rende più vicini alla nostra esperienza. Il male s’annida nelle nostre comunità, i serpenti con i loro veleni non sono certo assenti, e l’azione di chi annuncia e testimonia rischia di essere rallentata o ostacolata. Il Signore Gesù vuole infondere coraggio e assicurare che il Vangelo è più forte di ogni veleno e che chi crede nel Vangelo dovrà sicuramente bere qualche veleno, senza però riceverne un danno. Assai plastica è l’immagine del discepolo di Gesù che prende in mano serpenti: è necessario, cioè, saper affrontare anche le situazioni più insidiose con coraggio, chiamando le cose con il loro nome, senza cedere alle logiche del mondo. Assai bella anche l’immagine della Chiesa che sa parlare lingue nuove: nel corso dei secoli questo è avvenuto tante volte per il Vangelo che, proprio entrando a contatto con popoli e culture nuove, ha dovuto impararne la lingua e le modalità espressive. La lingua nuova che il Vangelo sta imparando ad utilizzare in tutto il mondo è, ad esempio, la lingua di internet e dei social network, una lingua che ha i suoi limiti e le sue opportunità: è un linguaggio da prendere in mano, nella convinzione che anch’esso si adatta a trasmettere l’identico Vangelo.

Ecco, allora, l’avvenimento dell’Ascensione, che ci dice dove sta effettivamente il Signore Gesù in questo momento della nostra storia, che è anche la sua. Ascoltando la pagina di Marco, sembrerebbe di capire che il Signore Gesù sta seduto alla destra di Dio: un modo per dire che abita la pienezza, che sta nel cuore della storia e della vita. Sbaglieremmo però pensando ad una uscita di scena, ad una conduzione della storia stessa da una posizione defilata. Subito dopo, infatti, il Signore Gesù, seduto alla destra di Dio, ci appare in piedi, al fianco degli Undici che «partirono e predicarono dappertutto». Altro che immobile e comodamente seduto! «Il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che l’accompagnavano». Quei segni – che ci sembra di non vedere – non li compiamo noi, ma li compie Lui, e li compie, però, a conferma della Parola che noi dobbiamo annunciare dappertutto. L’Ascensione, dunque, è questa divina compagnia…

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