Venerdì Santo. Sangue ed acqua…

Oggi la Chiesa non celebra la Messa. Sembrerebbe una contraddizione nel giorno in cui facciamo memoria della morte di Gesù. Ma oggi è l’Eucaristia di ieri che esce dal segno per diventare realtà: l’Eucaristia è vera davanti a Gesù che muore in croce. Ora, domandiamoci: lo spettacolo della croce ci dà la sensazione di aver trovato o di aver perduto Dio? Lo abbiamo cercato sin qui e, dopo averlo trovato appeso ad una croce, Egli ci appare nuovamente nascosto. Dobbiamo ripartire di nuovo. «Speravamo fosse lui», dicono sconsolati i due discepoli che se ne tornano a casa da Gerusalemme ad Emmaus, e negli occhi hanno proprio la scena della crocifissione, vista forse da lontano. La croce ha sempre il sapore della sconfitta e noi abbiamo bisogno del sepolcro vuoto per poter cominciare a parlare di glorificazione, di risurrezione. Non riusciamo – come fa l’evangelista Giovanni – a vedere la gloria di Dio nel Cristo che china il capo e consegna lo spirito. Quel grido – «È compiuto!» – ci sembra risuonare come un «È finito! È stato bello, ma è finito!». Una lunga ricerca finita nel ritrovamento di un cadavere da seppellire con onore, come fa un discepolo di nascosto di Gesù, Giuseppe di Arimatea, insieme ad un altro che era andato di notte a trovare il Maestro, Nicodemo. Esempi di pietà per i defunti… Ma quel grido che precede il dono dello Spirito sulla croce – «È compiuto!» – vuol dire altro. Dice che Dio non è più nascosto, che ora è lì davanti ai nostri occhi nel suo massimo splendore, che non dobbiamo aspettarci più alcun altro compimento, perché quel dono totale di sé è già la gloria e contiene già in sé il seme della risurrezione. Come il chicco di grano di cui aveva parlato Gesù, che produce frutto perché muore, produce frutto già mentre muore.

La Croce di Cristo sta, dunque, al centro di quella dinamica contenuta nella frase di sant’Agostino che ci sta tracciando il cammino in questo Triduo pasquale: «Per trovare Dio bisogna cercarlo, perché è nascosto: e dopo averlo trovato, dobbiamo cercarlo ancora, perché è immenso». Dopo la croce non v’è più nulla di nascosto in Dio, nulla che debba essere ancora rivelato. Lo scandalo di Dio fatto nostra carne è compiuto in quel gesto di pieno abbandono nella morte. Ci ha donato Maria come madre, ci ha affidati a Maria come figli. Ha avuto sete della nostra umanità e ha bevuto attingendo al nostro vaso colmo di aceto. Le sue labbra si sono abbeverate alla spugna imbevuta dei nostri fallimenti, delle miserie insospettate di cui siamo tutti capaci. Noi siamo immensamente fantasiosi nel tradirlo, rinnegarlo, disprezzarlo e Lui è immensamente monotono nel suo amore. La croce toglie ogni velo al volto di Dio. Dobbiamo rassegnarci: Dio è così, amore che si lascia crocifiggere, amore che si compie in quel capo chinato che dona una presenza immensa, lo Spirito. Ecco perché «dobbiamo cercarlo ancora, perché è immenso». Coloro che lo avevano fatto crocifiggere sono convinti di aver ridotto Gesù alle misure di un sepolcro, un luogo dei ricordi e dei rimpianti, un luogo che segna la fine di ogni inquietudine. Forse, vedendolo morire, hanno gridato anch’essi il loro «È compiuto!». Invece hanno solo contribuito a svelare il volto di Dio. Un Dio immenso!

«Uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua». Così racconta il vangelo. San Giovanni Crisostomo ci offre un commento sublime di questo duplice dono che scaturisce dal costato di Cristo Crocifisso, un dono che ci riguarda da vicino. Dice il Crisostomo: «Ne uscì acqua e sangue. L’una simbolo del Battesimo, l’altro dell’Eucaristia. Il soldato aprì il costato: dischiuse il tempio sacro, dove ho scoperto un tesoro e dove ho la gioia di trovare splendide ricchezze. Carissimo, non passare troppo facilmente sopra a questo mistero. Ho ancora un altro significato mistico da spiegarti. Ho detto che quell’acqua e quel sangue sono simbolo del battesimo e dell’Eucaristia. Ora la Chiesa è nata da questi due sacramenti, da questo bagno di rigenerazione e di rinnovamento nello Spirito Santo per mezzo del Battesimo e dell’Eucaristia. E i simboli del Battesimo e dell’Eucaristia sono usciti dal costato. Quindi è dal suo costato che Cristo ha formato la Chiesa, come dal costato di Adamo fu formata Eva».

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