Gioco d’azzardo. Vince sempre chi non gioca mai… Anche il giusto è troppo!

Un milione e 350 mila euro di multa. Li deve pagare il Comune di Verbania ad una società che gestisce le macchinette mangiasoldi, dette anche “apparecchi da trattenimento” (sì, delle monete!). La giunta comunale nel 2005 aveva deciso che, a fronte di un aumento vertiginoso degli introiti da gioco (o, da un’altra angolatura, dei soldi buttati) le macchinette sarebbero entrate in funzione solo alle ore 15 e non oltre le ore 22. L’ordinanza voleva difendere soprattutto i ragazzi, che rischiavano di bigiare la scuola per andare a inebetirsi davanti ad uno dei 402 apparecchi sistemati nei bar e in ben 15 sale da gioco, pari a una media di una macchinetta ogni 78 abitanti. Una follia! Il provvedimento fu trasversale, votato anche dall’opposizione in consiglio comunale. Tutti d’accordo? No, il Tar di Torino, dopo attenta (e lunga) valutazione ha stabilito che quell’ordinanza lede una vecchia legge del 1931. Sia chiaro, sembra che il tutto sia formalmente ineccepibile, tale da convincere il Comune a non fare nemmeno ricorso.

La legge non ammette motivazioni educative. Se poi vi sono in ballo i quattrini, l’illegittimità dell’ordinanza comporta anche una congrua pena pecuniaria. Oltre la beffa il danno, si direbbe. Il Comune di Verbania sbagliò a voler difendere i suoi cittadini dalla febbre del gioco, ed ora dovrà pagare la multa e sborsare la bellezza di un milione e 350 mila euro (o forse di più) da elargire proprio a chi veniva dipinto come un traviatore della gioventù. La società di gestione del gioco che si appellò al Tar si è trovata così ad avere una prodigiosa macchinetta mangiasoldi in più sul territorio comunale di Verbania che, spenta dalla Giunta, ha comunque incassato le perdite subite in sette anni, e con gli interessi. Non è ridicola una simile decisione? Sì, quasi vergognosa, se non fosse che è legale…

Ma non è tutto. La società che gestisce le macchinette ha prodotto un comunicato in cui dice testualmente che «una parte dei proventi che saranno liquidati in suo favore saranno devoluti ad un’associazione locale contro il gioco patologico e problematico». Quale generosità! Quale attenzione verso i “malati”! Quanta abnegazione in questa scelta sociale degna del libro “Cuore”! Capite? I soldi ricavati dalle perdite di esercizio dovute allo sconsiderato provvedimento del Comune  vanno a “sanare” quei poveretti che in quelle fessure – che il Comune teneva chiuse la mattina – ci hanno infilato la vita insieme allo stipendio… «Troppa grazia, signori biscazzieri», ha chiosato Gian Antonio Stella nelle cronache del Corriere della Sera.

Ma si potrebbe aggiungere altro. La febbre da gioco in Italia è chiaramente foraggiata dallo Stato, biscazziere anch’esso, e grande pubblicitario di giochi di ogni tipo che dissanguano milioni di italiani (per premiarne poi qualcuno in modo abnorme). Nel 2000 i miliardi giocati legalmente erano 4, ora sono lievitati a 80, e per fortuna che c’è la crisi… «Gioca il giusto», s’ostina a ripetere l’odiosa pubblicità, anch’essa tutta protesa a marginalizzare il “gioco patologico e problematico” di quei poveretti che – chissà come e chissà perché – finiscono nel vortice cattivo di una cosa in sé così buona… Già, ma chi lo decide mai a che punto sta questo «giusto»? 

Il Comune di Verbania avrà anche sbagliato provvedimento ed è scivolato malamente sul Codice Rocco, senza possibilità di appello. Ma intanto le macchinette sono sempre di più e sono sempre più voraci. I giochi aumentano e si diversificano, con il medesimo risultato: gratti e… vieni regolarmente grattato, dai privati e dallo Stato, il quale con una mano dà (sempre di meno) e con l’altra prende (sempre di più). I giochi aumentano ma aumentano – ahimé – anche i “malati”. Mi verrebbe da fare anch’io una réclame: «Vince sempre chi non gioca mai… Anche il giusto è troppo!».

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