Corsivo. Se “Newsweek” sdogana la «cristianofobia»…

La copertina di Newsweek

«The war on christians». Così ha titolato pochi giorni la copertina di Newsweek, settimanale statunitense che vende sette milioni di copie nel mondo. Il titolo campeggia sulla fotografia dell’affresco di Cristo macchiato con il sangue dell’attentato che causò 23 vittime nella chiesa copta di Alessandria d’Egitto il 1° gennaio 2011. L’articolo – in una traduzione parziale – è stato ripreso anche dal Corriere della Sera del 13 febbraio. Ora che Newsweek dia tanta evidenza alla Christophobia – così la si chiama e non semplicemente «cristianofobia» – è essa stessa una notizia sensazionale. Non è – per parafrasare le assurdità ascoltate in questi giorni a Sanremo – un giornale cattolico che tratta delle beghe del mondo, ma un settimanale generalista del mondo liberal americano che parla di Cristo e della paura che se ne ha nel mondo, tanto da arrivare a perseguitare i suoi seguaci, laddove sono minoranza in tanti Paesi islamici, dall’Iraq al Sudan, dal Pakistan alla Nigeria, dall’Egitto all’Indonesia. L’ampio servizio (che occupa ben otto pagine della rivista) è firmato da Ayaan Hirsi Magan Ali, di origini somale ma attualmente residente a Washington, ove lavora per l’American Enterprise Institute for Public Policy Research. Ella è nota per la vicenda che nel 2004 costò la vita al regista olandese Theo van Gogh, ucciso per mano di un killer marocchino: fu Ayaan ad aver scritto la sceneggiatura del film Submission, talmente inviso al mondo islamico da scatenare la furia omicida contro van Gogh e da costringere la Ali a vivere sotto scorta e a trasferirsi negli Stati Uniti. Si può immaginare che Ayaan non sia certo tenera con l’islam, ma bisogna considerare che ella parte da una visione molto laicista e assai critica verso la religione in genere.

Il servizio di Newsweek passa in rassegna alcuni degli episodi di persecuzione anticristiana più recenti, a cominciare da quelli perpetrati in Nigeria dall’organizzazione islamica Boko Haram (ove pure la mattanza anticristiana s’innesta su un conflitto etnico), senza dimenticare la situazione in cui si trova a vivere oltre un milione di cristiani in Arabia Saudita, dove «le chiese sono espressamente vietate, come pure ogni manifestazione di culto cristiano» e dove «la polizia religiosa perquisisce regolarmente le case dei cristiani e non pochi di loro vengono accusati di aver infranto la legge in tribunali dove la loro deposizione ha minor peso legale rispetto a quella di un musulmano». Anche questa è sottile e quotidiana persecuzione. Anche questa è Christophobia – come scrive la laicista Ayaan nel suo articolo – e non solo «cristianofobia» – come invece traduce il Corriere della Sera.

Ma il punto non è questo. Come detto, la vera notizia è che una rivista come Newsweek si sia accorta che nel mondo non esiste tanto la islamofobia – come tendono a far credere l’Organizzazione della cooperazione islamica o il Consiglio sui rapporti islamo-americani – ma la Christophobia, la persecuzione dei seguaci di Gesù Cristo. Il fatto è sicuramente positivo e da salutare come un passo in avanti nella presa di coscienza di un fenomeno che dovrebbe ormai essere evidente agli occhi di chiunque. Ma quali sono i motivi che possono aver spinto la rivista statunitense a fare questo passo così coraggioso?

Marco Respinti in un articolo apparso su La Bussola quotidiana ne individua tre. Oltre all’evidenza dei massacri anticristiani che si susseguono in tante parti del mondo, ci sarebbe il fallimento palese delle “primavere arabe” che ha favorito o potrebbe favorire il successo di organizzazioni islamiste che rendono ancora più difficile la sopravvivenza delle minoranze non musulmane e forse più lontana l’ipotesi della nascita di Stati di diritto che possano davvero garantire una vera libertà a tutti. Il terzo motivo è che anche il mondo laico-laicista si rende finalmente conto che solo i cristiani sono seme di civiltà e che, se nel mondo vincesse il modello islamico-islamista, non vi sarebbe più spazio nemmeno per le trame radical-chic o liberal.

Una simpatia un po’ opportunista, dunque? Credo che l’analisi sia in linea generale condivisibile. Ma è la proposta con cui il servizio di Newsweek si chiude che mi sembra meriti qualche considerazione, anche perché la titolazione della versione italiana sul Corriere della Sera insiste proprio su questo, sulle sanzioni dell’Occidente. La Ali invita l’Occidente ad utilizzare le pressioni diplomatiche, i rapporti commerciali e gli aiuti umanitari per costringere i Paesi islamici in questione a impegnarsi a rispettare la libertà di coscienza. Mi pare che tale soluzione – il cui esito è certo condivisibile e desiderabile – sia però assai problematica. Innanzitutto perché alcuni di questi Paesi sono difficilmente ricattabili con gli aiuti umanitari (si pensi agli opulenti Paesi del Golfo, che tengono essi stessi il coltello dalla parte del manico nei confronti dell’Occidente). Poi perché quest’arma del flusso di danaro è usata da alcuni di questi Paesi proprio per veicolare in direzione islamista lo stesso esito delle “primavere arabe” (si pensi a quanto sta accadendo in Siria, ove il dittatore Assad è visto dalle minoranze – anche cristiane – come garante migliore della libertà religiosa rispetto alle forze fondamentaliste che sono pagate proprio dai ricchi sceicchi del Golfo). Infine – ma non è l’ostacolo meno gravoso – c’è da domandarsi se il mondo occidentale sia davvero sensibile a questa “politica delle sanzioni” o se non insegua una logica finanziaria ed affaristica che potrebbe trovare alleati proprio presso quei Paesi che organizzano o non fanno nulla per evitare le stragi dei cristiani. L’Occidente, se vuole davvero fermare la Christophobia, lo deve fare a partire non da una visione opportunistica e prettamente economica, ma recuperando radici ideali profonde. Sì, perché c’è sicuramente un “cattivo” Islam che deve essere depotenziato dalla sua violenta carica islamista, ma c’è anche un “cattivo” Occidente che deve essere rievangelizzato perché ha anch’esso paura di Cristo!

Insomma Newsweek con quell’articolo e quella copertina ci aiuta certamente a non farci sentire “mosche bianche” quando ricordiamo al mondo i massacri anticristiani sui cui, invece, spesso e volentieri si chiudono gli occhi. Ma è solo un piccolo aiuto, che ci deve rendere ancora più consapevoli che la battaglia per la libertà di tutti si combatte su un altro terreno. E deve essere un terreno comune.

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