Prima Domenica di Avvento. Che non ci trovi addormentati!

«Fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati». Quando inizia l’Avvento, sentiamo sempre questa parola di Gesù che ci invita a vegliare. Talvolta penso che se giungesse all’improvviso, in una notte tra un sabato e una domenica, troverebbe tanta gente che non dorme, eppure, ad un’analisi più attenta, scopriremmo che è proprio «addormentata» nel senso in cui lo intende Gesù. Si può essere svegli e, nello stesso tempo, addormentati a quella dimensione della vita che l’Avvento ogni anno ci richiama. Bisogna comprendere bene il significato di questo inizio, che la Chiesa pone dentro lo scorrere di un tempo umano che ha legittimamente i suoi ritmi, che sono del resto anche i nostri. L’Avvento dura certo quattro settimane e si inserisce con i suoi giorni in un calendario, ma, come tutti i tempi della liturgia, esprime una dimensione che Cristo, con la sua vita, ha voluto dare a tutta la nostra vita. È ridicolo anche solo pensare che l’Incarnazione – è questo l’evento a cui l’Avvento ci introduce – possa ridursi entro le direttive di un proclama ecclesiastico, ad una serie di cose da fare scritte in un libretto delle istruzioni. La vera liturgia non solo sfocia nella vita, ma nasce dalla vita! E l’Incarnazione – per nostra fortuna – è una scelta divina, ed è scelta definitiva, e nemmeno relegata in un tempo lontano, come se fosse un fatto già avvenuto e chiuso in un libro di storia, e tantomeno relegata in un periodo dell’anno solare. Aspettando il Natale, noi ogni anno lasciamo penetrare nel nostro cuore la sensazione perenne che Dio ci abita dentro, è in terra, nei fratelli più piccoli. Il Padre celeste è… terrestre, presente in mezzo a noi, è l’Amore che ci fa riconoscere come fratelli e sorelle, che crea legami profondi di serenità e di amicizia e di collaborazione tra di noi, che ci apre gli occhi sui bisogni dei tanti meno fortunati di noi. Magari, a pochi passi dalle nostre case riscaldate e dai nostri frigoriferi pieni e dai nostri armadi ben forniti, c’è chi ha bisogno di tutto. Ecco che cosa significa, in un modo tutto concreto, che il Signore, giungendo all’improvviso, non ci trovi «addormentati». Addormentati nel senso di rattrappiti sul proprio «ego», tutti concentrati sul proprio problema, e in questo periodo ciascuno avverte con particolare urgenza il proprio disagio, le proprie difficoltà. L’Avvento viene ogni anno a ricordarci che non sono io, che non è nemmeno la mia famiglia pur con tutti i suoi problemi, il centro della vita. Il centro della storia è già avvenuto, sta nel nostro passato, è la vicenda di Gesù nato morto e risorto per noi e vivo in mezzo a noi. Una vicenda avvenuta una volta per tutte dentro il tempo. Il centro della mia vita, della nostra vita, allora, è che attendiamo il ritorno di Gesù Cristo, ed il modo migliore per vivere questa attesa è sapere che Egli è sempre presente, è partito come l’uomo della parabola che abbiamo ascoltato, e non sappiamo quando ritornerà, quindi dobbiamo vivere come se fosse sempre qui. Vigilare significa riconoscere che Gesù nasce, non solo che Gesù è nato; che Dio viene, non solo che verrà; che Egli è partito, ma è come se fosse sempre rimasto in mezzo a noi, nell’Eucaristia che celebriamo e nell’umanità che incontriamo. Evitiamo, allora, i due rischi di un cattivo Avvento: quello di ridurlo a qualche bella celebrazione esteriore, sacrale, in fondo farisaica, che salva le apparenze senza raggiungere la sostanza; e quello di estinguerlo in una comoda, anonima, striminzita opera di solidarietà, senza che essa cambi il cuore e lo stile di vita. Ci aiuteremo insieme nella nostra piccola comunità – ma, attenti, ogni piccolo punto della Terra, abitato dal mistero di Cristo, è cattolico, contiene già tutto – a vivere bene questo tempo. Guardiamo con simpatia i nostri bambini e ragazzi che anche quest’anno si stanno impegnando per regalarci la Serata di Novena, momento che non ha una pretesa artistica ma una grande valenza ecclesiale, e per questo lo facciamo qui in chiesa. Parole di bambino sembrano quelle che il profeta Isaia vuole mettere sulla nostra bocca di adulti, dal cuore talvolta indurito e dagli occhi incapaci di guardare: «Signore, tu sei nostro padre; noi siamo argilla e tu colui che ci plasma, tutti noi siamo opera delle tue mani». Parole di Avvento. Di gente che non vuole vivere… addormentata!

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