Seconda Domenica di Avvento. Che ci trovi in pace!

«Fate di tutto perché Dio vi trovi in pace». Abbiamo sentito rivolto anche a noi questo monito, che segue quello di domenica scorsa. Non solo, giungendo all’improvviso, Gesù non ci deve trovare addormentati, ma vuole trovarci in pace e noi dobbiamo fare di tutto affinché ciò avvenga. La parola «pace» evoca tranquillità, serenità di rapporti, assenza di preoccupazioni. Almeno così intende il mondo quella che viene chiamata «pace». Gesù, però, ci ha detto che egli è venuto a portare la pace non come la dà il mondo. Quando parla della pace, egli fa riferimento al fuoco che arde, riscalda e consuma. Addirittura evoca la divisione all’interno della stessa famiglia: il Vangelo è come una spada che, invece di sanare, allarga i conflitti tra le generazioni e può creare la giusta tensione del dialogo tra moglie e marito, tra genitori e figli, tra membri della stessa comunità. Questo perché Gesù Cristo viene prima di ogni affetto, di ogni legame, e la parola del Vangelo è davvero normativa e non può essere edulcorata a proprio piacimento o adattata alle proprie situazioni di comodo. La pace è la pace con Dio, su cui si fonda la pace tra gli uomini. Se il criterio fondante dovesse essere la pace pattuita tra gli uomini, allora, statene sicuri, Dio sarebbe irrimediabilmente fuori, considerato come fonte di divisione, di disagio, di disaccordo. In effetti, questo accade di già: il mondo, con la scusa di costruire la felicità degli uomini ed il loro benessere, ha di fatto emarginato Dio dalla loro vita. La pace di cui parla Gesù, invece, parte da Dio e non può fare a meno di lui. Anzi, siamo noi che dobbiamo fare di tutto per essere trovati nella sua pace. L’attesa va riempita con questa opera di pacificazione profonda con se stessi, con gli altri, con Dio. In questo consiste ciò che Giovanni il Battista chiama «preparare la via del Signore». Ogni anno ritornano le sue parole, che non riusciamo a disgiungere da questo strano personaggio che vive nel deserto, è vestito di peli di cammello, mangia le cavallette e grida come un forsennato. Non ci piace per nulla questo Giovanni e ci dà anche un poco fastidio che Gesù ce lo dipinga come «il più grande tra i nati di donna». Si erano conosciuti – Gesù e Giovanni – nel grembo delle loro madri ed era stato tutto un sussultare ed esultare. C’era feeling tra i due già da allora! Gesù non avrà alcun timore, però, a presentarsi in un modo tutto diverso, quando sarà il momento di iniziare il suo ministero pubblico. Giovanni, però, gli ha preparato la strada in tutti i sensi, ha inaugurato l’opera di pacificazione che prelude alla venuta del Signore. Dove sta, dunque, il fondamento della pace vera? La risposta di Giovanni coincide con quella di Gesù ed è la stessa che anche Pietro poi annuncia nella sua lettera. La pace, in cui dobbiamo fare di tutto per essere trovati, è la liberazione dal peccato attraverso un autentico cammino di conversione e la grazia del perdono. Di solito, a questo punto di un’omelia di Avvento, il prete tira fuori dal cilindro l’appello alle confessioni per Natale: bisogna prepararsi alla grande festa, purificando l’anima con il sacramento della penitenza. In fondo, è quello che anche Giovanni il Battista faceva al fiume Giordano con il suo «battesimo di conversione per il perdono dei peccati», e in quel modo spianava la strada a Gesù che sarebbe venuto a predicare il nuovo battesimo in Spirito Santo (che è poi quello che noi abbiamo ricevuto). Giusto. Anch’io faccio questo appello. Ma non lo tiro fuori dal cilindro, come una magia. No, perché la conversione ed il perdono non sono riducibili ad una banale confessione buttata lì sulla strada del Natale. Anche perché, se consideriamo così il sacramento della penitenza, come un pedaggio autostradale, il rischio è di non confessarci affatto. La strada va preparata in un modo più profondo e quotidiano, che il profeta Isaia descrive con immagini suggestive: «Ogni valle sia innalzata, ogni monte e ogni colle siano abbassati; il terreno accidentato si trasformi in piano e quello scosceso in vallata». Come a dire: ogni qualità e capacità siano valorizzate, ogni superbia e ogni particolarismo siano abbandonati; la trasparenza dei rapporti, la sincerità, la bontà siano in grado di appianare le difficoltà e di creare quello spazio del cuore in cui ciascuno possa sentirsi veramente accolto.

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One thought on “Seconda Domenica di Avvento. Che ci trovi in pace!

  1. Ma se una persona si confessa con regolarità, io non capisco perchè prima di Natale, guai se non ci si accosta al sacramento della confessione! E’ curioso osservare come in questo periodo, il Signore colmi di pace, quelli che non lo sono mai e poi osservare come la pace, su queste persone, venga “digerita” con il pranzo di Natale.

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