Eucaristia, dono e compito

SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO – Anno C

Foto di Sabine Schulte da Pixabay

I Dodici sono persone concrete. Ragionano come noi. Usano il metodo del contare – calcolare: contano quante persone hanno di fronte e calcolano che non possono sfamarle. L’unica via praticabile è congedarle, così che ciascuno possa risolvere il problema del cibo da solo o a piccoli gruppi.

Sembra proprio una logica realistica. Gesù ci fa la figura dell’idealista, che non ha il senso della realtà. «Voi stessi date loro da mangiare» dice ai Dodici. Già, ma come farlo con cinque pani e due pesci? In verità Gesù ribalta la logica dei Dodici: egli non conta e non calcola, semplicemente dona. Non è un mago, però. Chiede ai Dodici di distribuire il poco e accade che ciascuno condivide il poco che teneva per sé, pensando che fosse poco per così tanta gente… Il miracolo è una somma di «poco», moltiplicato perché condiviso.

Se ci lasciamo prendere dal sensazionalismo dei numeri, perdiamo di vista il messaggio. Che poi è il messaggio della solennità odierna, una sorta di secondo Giovedì Santo. Ciò che distingue le due feste è che il Giovedì Santo è la festa del «mangiare» (è il «Prendete e mangiate» dell’ultima cena), il Corpus Domini è la festa del «dare da mangiare» (è il «Voi stessi date loro da mangiare» che precede il miracolo). Nel Cenacolo si direbbe che l’Eucaristia è dono fatto ai Dodici, a Betsàida l’Eucaristia è compito affidato ai Dodici (e in effetti la scena si chiude con dodici ceste – una per ciascuno – per continuare il compito di «dare da mangiare»).

In questa solennità siamo posti di fronte ai due versanti della Eucaristia, quello del dono e quello del compito. Può aiutarci a comprendere meglio il «miracolo» dell’accensione della luce, che ha bisogno di due componenti: ci vuole la corrente elettrica, essenziale, ma ci vogliono anche le lampadine, che, prendendo per così dire la scossa, si illuminano e illuminano. La corrente è il dono che Gesù fa di se stesso a noi che siamo le sue lampadine: è un dono, cioè, che si trasforma in un compito. Se siamo lampadine bruciate, la corrente di Gesù c’è, ma non passa attraverso i nostri filamenti e non diventa luce.

5 thoughts on “Eucaristia, dono e compito

  1. Scrive don Agostino: “Il miracolo è una somma di «poco», moltiplicato perché condiviso”. Noi nel tempo post-moderno facciamo tanti conti e calcoli; siamo sempre più attenti ai numeri: a quelli della borsa, allo “spread”, al numero dei contagiati dal virus ogni giorno, a quanti sono stati in chiesa alla messa, ecc. e non comprendiamo il grande valore della condivisione del poco, che è il compito che deriva dal dono che Gesù ci offre nell’Eucaristia (dono e compito).

  2. Cara Anna, dovresti riscrivere il tuo commento, con qualche piccola variazione, perchè è stato cancellato come spam!

    • Magari è finito al posto giusto: nel cestino! L’ Eucarestia è dono e perdono nello stesso tempo (nella notte in cui fu tradito…). Nasce da subito come perdono. Ma è anche impegno: l’invito, fate questo in memoria di me, altro non è che l’affido di un compito, fare come Gesù.

      • WordPress tramite un suo programma che controlla lo spam ha inspiegabilmente svuotato il messaggio. Mi scuso con Anna ma la cancellazione del messaggio non è dipesa da me…

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