Il Regno è qui… nel seme

UNDICESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno B

Perché Gesù racconta queste parabole? Perché è scoraggiato e con lui i suoi discepoli. Si accorge che semina, semina, ma non raccoglie niente. Avverte che la sua missione è destinata all’insuccesso. Sono, dunque, parabole di autoconsolazione, anzi di autoconvincimento.

Gesù le dice prima di tutto per se stesso, per invitarsi alla pazienza e alla fiducia che un contadino dovrebbe avere. Servono a togliere fondamento ad una delle malattie, di cui oggi soffriamo in modo particolare, ma che evidentemente è più antica di quanto pensiamo: l’ansia, che non è solo inutile, ma può persino essere dannosa.

Soprattutto la parabola del seme che cresce da sé è un piccolo capolavoro. In essa viene come saltato tutto il lavoro che il contadino ha sicuramente fatto dopo la semina, ma non si vuole certo intendere che esso non debba essere compiuto. Si ricorda soltanto che la crescita del seme avviene anche quando il contadino dorme e che, se anche decide di stare sveglio la notte, non aumenta né diminuisce la forza inarrestabile del seme. L’ansietà non è affatto un concime, anzi rischia d’essere una pioggia acida!

Se vogliamo condensare in un consiglio l’insegnamento della parabola, possiamo usare le parole di sant’Ignazio di Loyola: «Agisci come se tutto dipendesse da te, sapendo poi che in realtà tutto dipende da Dio». Come tutti gli slogan, traballa. Infatti, Gesù nella parabola parla di un non sapere: «Come, egli stesso non lo sa». Anche Gesù non sa il «come» della sua missione, anzi gli pare avviata all’insuccesso, ma sa che «il seme germoglia e cresce».

Come dice la seconda parabola, il granello di senape è piccolissimo, ma dà vita ad un grande albero. Vero, ma tu hai tra le mani un seme quasi invisibile e magari non vedrai nessun albero. Il momento della falce non è alla nostra portata. Noi abbiamo a che fare solo con piccole situazioni terrestri. Che fai? Ti lasci prendere dallo sconforto? No. Le vivi. Il vero insegnamento delle parabole è quello di sfruttare l’oggi che ti è dato: il Regno di Dio non è un futuro, è nascosto nel presente.     

One thought on “Il Regno è qui… nel seme

  1. Molto attuale è l’osservazione di don Agostino relativa all’ansia che “non è affatto un concime, anzi rischia d’essere una pioggia acida”. Da bambino ho vissuto nel mondo contadino, dove non vi era l’ansia per quanto seminato, ma durante la grandine si pregava perchè non vi fosse danno alle piantagioni. L’uomo contemporaneo non ha saputo governare con prudenza e coraggio la globalizzazione e così vi è l’attuale pandemia. Nella situazione drammatica, da essa determinata, l’ansia (accentuata dai mezzi di comunicazione) rischia di essere una pioggia acida; si deve avere fiducia nella scienza e perseverare nella prudenza. Scrive don Agostino “Il vero insegnamento delle parabole è quello di sfruttare l’oggi che ti è dato”. Il Regno di Dio è nascosto nel presente: nel seme che dà vita nonostante la zizzania della pandemia…

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