Colpo di testa 188 / I tentennamenti e le follie del libero arbitrio

Corriere di Como, 15 dicembre 2020

Le immagini che provengono dalle grandi città nella domenica che ci siamo lasciati alle spalle hanno avuto una duplice lettura. Abbiamo visto sbocciare qualche sorriso dietro le mascherine e sentito commenti rilassati da parte di chi ha riaperto le sue attività e ha beneficiato della voglia di shopping natalizio di tanti cittadini che si sono catapultati nelle vie del centro, accettando anche di fare la coda per entrare nei negozi o per pranzare al ristorante. Una boccata d’ossigeno per una economia in ginocchio. Se per le vie delle nostre città ha fatto shopping anche il Covid lo sapremo tra qualche giorno, forse già prima di Natale.

C’è però chi ha guardato agli assembramenti con volto corrucciato e si sono sentiti commenti preoccupati per l’esito che essi potrebbero avere sulla salute e sulla curva del contagio. Già si parla di terza ondata, dimenticandosi che la seconda è lungi dall’essere finita e che la zona gialla non è una sorta di paese del bengodi. Il dramma è che questa duplice lettura coabita spesso nelle stesse persone, dapprima entusiaste di essere uscite di casa, poi – magari con i sacchetti pieni – pronte a farvi ritorno quanto prima perché «c’è in giro troppa gente».

La democrazia, che ha messo in cattedra il libero arbitrio, ci condanna a restare su questa altalena che ondeggia tra l’economia e la salute, da cui ci fa scendere solo la prescrizione che giunge dall’alto e che provoca poi un profluvio di lamentele. Ho paura a scriverlo, perché amo la libertà e la responsabilità, ma devo riconoscere che in democrazia è necessaria la dittatura – pardon, la dettatura – di una norma rigida e precisa che possa sollevare il libero arbitrio dai suoi tentennamenti e dalle sue follie.

Abbiamo sentito tutti le parole della cancelliera tedesca Angela Merkel: si è detto che erano materne, a me sono parse ispirate semplicemente ad uno sguardo di autentico buon senso sulla realtà dei fatti. Del tipo: come puoi desiderare di andare al ristorante quando ci sono almeno cinquecento morti al giorno? Che l’abbia detto una fredda e magari anche un po’ antipatica signora teutonica non fa che rafforzare la validità del ragionamento.

Forse le immagini della scorsa domenica dimostrano che i cittadini non devono essere lasciati in balia delle regole. Il sindaco di Milano li ha difesi, affermando che non bisogna meravigliarsi che facciano quello che possono fare: da domenica potevano uscire, sono usciti. In più si è dato loro lo strumento del Cashback proprio perché lo usino in questi giorni per fare acquisti non on-line ma nei negozi: normale che ci vadano non appena sono stati riaperti. Ma i cittadini devono sapere che non tutto quello che si può fare, lo si deve anche fare. Serve, allora, che la politica, oltre a fornire delle regole chiare e possibilmente non contraddittorie, sia dotata di una autorità superiore e sappia fare scelte coraggiose, tali da offrire un indirizzo ai cittadini, senza avere la pretesa di accontentarli tutti.

Sta di fatto che le immagini trasmesse in televisione domenica sera qualcosa hanno prodotto: una riunione di governo che avrebbe dovuto allentare le norme di distanziamento sociale per i giorni del Natale, forse le renderà ancora più stringenti. Colpa o merito dell’istinto di libertà di troppi italiani.

One thought on “Colpo di testa 188 / I tentennamenti e le follie del libero arbitrio

  1. Sono democratico e non mi piacciono le dittature della Cina e di altri paesi. Nella democrazia italiana vi è però grave confusione tra “libertà” e “libero arbitrio”. Si è mitizzato il libero arbitrio che, durante la ancor grave diffusione del virus, ha indotto domenica i cittadini a fare tutto quello che era concesso dal “combinato disposto” Governo/Regione. La libertà consente comportamenti liberi, ma saggi, che non vadano a implementare il contagio… Va usato semplicemente il “buon senso”, incarnato nella civiltà contadina e diminuito già nella civiltà industriale. Oggi sembra proprio mancare lasciando spazio al libero arbitrio, che (come scrive don Agostino Clerici) “ci condanna a restare su questa altalena che ondeggia tra l’economia e la salute”. La storia ci insegna, nei suoi corsi e ricorsi, che l’economia è fondata sulla salute: se è in pericolo la salute ne deriva automaticamente che l’economia va in crisi. E’ semplicistico affermare che in questo fine settimana i cittadini hanno fatto quello che potevano fare; quel che è concesso di fare deve essere vagliato dal buon senso, che, con l’epidemia in corso, comprende la responsabilità.

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