Io sono la porta

QUARTA DOMENICA DI PASQUA – Anno A

Gesù pronuncia queste parole subito dopo aver guarito il cieco nato. Sono rivolte a quei farisei ciechi che credevano di vedere e invece non si arrendevano nemmeno di fronte all’evidenza. «Io sono la porta», dice Gesù. Siamo ancora una volta richiamati alla definizione che Gesù dà di se stesso nell’ultima cena: «Io sono la via, la verità e la vita». Dicendo di essere la porta, Gesù riassume in una sola parola l’intero itinerario. Egli è il vero pastore, non è un mercenario, ed è la porta che si apre sulla vita. Infatti, la porta del recinto delle pecore rappresenta il passaggio per entrare, ma anche per uscire: «Se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo». La vita è pascolo, è nutrimento, è sicurezza, è libertà. Il recinto si direbbe un luogo provvisorio, la vera vita sta fuori, oltre la porta, nella vastità del pascolo.

Chissà perché noi di questa immagine abbiamo come conservato l’idea del recinto delle pecore. Pensiamo la Chiesa come un recinto in cui stare dentro, e chi sta fuori è perduto. Ora, la salvezza non sta nel recinto, ma nella porta: è l’entrare e l’uscire attraverso Cristo-porta che dà la salvezza, non è certo il restare dentro un recinto. Anzi, lo scopo del recinto è la vastità del pascolo, è la vita che si dipana fuori dal recinto. La Chiesa è il pascolo, non il recinto! È il pascolo a cui si accede attraverso Cristo-porta, uscendo dal recinto.

Gesù dice che vi sono altre pecore oltre a quelle che stanno nel recinto del pastore – ed è il «pastore bello», quello che conosce le pecore e da esse è riconosciuto – ma anche quelle sono chiamate ad entrare nel recinto, a formare un solo gregge solo perché anch’esse possano uscire attraverso Cristo-porta e sperimentare la vita del pascolo. Perché, come afferma Gesù: «Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza». Lo scopo è la vita, la pienezza della vita, la bellezza della vita. Alla luce di queste parole, c’è forse da cambiare qualcosa nel nostro modo di appartenere alla Chiesa. Più che attirare pecore dentro un recinto, dobbiamo uscire e godere e condividere la vastità del pascolo…

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