Le Pasque che abbiamo incontrato…

DOMENICA DI PASQUA

Qualcuno di voi potrebbe meravigliarsi se invece di augurare Buona Pasqua io dicessi Buon passaggio. Eppure il significato dell’augurio è proprio questo: «Ti auguro di fare anche tu il passaggio dalla morte alla vita insieme a Cristo Signore, che oggi è risorto ed è vivo in mezzo a noi!». Passare vuol dire scegliere di non stare fermi. Quindi, è necessario muoversi da un luogo ad un altro, cambiare da una condizione ad un’altra. Guardate quanto movimento c’è sulla scena di Pasqua che abbiamo ascoltato: Maria di Magdala esce di casa presto quel mattino e corre dagli apostoli dopo aver trovato la pietra del sepolcro rotolata via; Pietro e Giovanni escono anch’essi e corrono al sepolcro e credono (anche il credere comporta un passaggio da ciò che pensavi prima all’evidenza nuova che ti è posta dinnanzi!). Ecco, augurare Buona Pasqua significa augurare che ciascuno di noi si metta nelle condizioni di percorrere la strada fra la propria casa e il sepolcro, coniugando quei tre verbi che il Vangelo ci mostra in Pietro e Giovanni: uscire, correre, credere. Nel nostro cammino quaresimale ci hanno accompagnati alcuni personaggi e oggi vogliamo reincontrarli e lasciarci illuminare dalla loro Pasqua.

Pietro, Giovanni e Giacomo li abbiamo incontrati sul monte della trasfigurazione. Pietro voleva stare lì, costruire una tenda in quel luogo. Gesù lo invita a scendere e a camminare verso Gerusalemme. Ecco il passaggio richiesto all’apostolo! Ci sono luoghi e situazioni in cui sembra di poter piantare le tende, invece la vita è cammino continuo, è segnata da improvvisi cambiamenti, talvolta da imprevisti. La Pasqua è la libertà della «cosa nuova» che il Signore fa accadere. Pietro corre a vedere questa novità, si lascia travolgere dalla visione inusuale dentro un sepolcro, in cui il cadavere sembra essersi sfilato dai teli come una farfalla dalla crisalide. Pietro ha fatto la sua Pasqua, dal monte della trasfigurazione al sepolcro vuoto.

Il vignaiolo della parabola – ricordate? – ottiene dal padrone di lasciare un altro anno al fico sterile. È un uomo che sa aspettare, è uno che non dice troppo in fretta che tutto è finito, che ormai la tomba è sigillata. Questo vignaiolo è l’icona più bella del sabato santo, dell’attesa dell’umanità mentre il Cristo morto giace nel sepolcro. La Pasqua è la fiducia riaccesa in cuore, perché un morto è andato avanti nella vita, ed essendo quel morto risorto il Figlio di Dio, è in grado di portare avanti anche noi oltre la morte. Se qualcuno è morto nel nostro cuore, se qualche rapporto ci sembra al capolinea, non spegniamo la speranza, perché la Pasqua ci invita a passare oltre.

Era morto, infatti, quel figlio minore della parabola andato lontano a sperperare le sostanze del padre. Era morto, ma il padre lo attendeva. E, infatti, un giorno ritornò in vita. E si fece festa in quella casa. Si fece Pasqua, perché quel figlio aveva accettato di fare il passaggio, non si era accontentato delle carrube dei porci ed aveva deciso in cuor suo di camminare verso suo padre. Forse siamo come quel figlio e abbiamo vergogna a tornare, forse siamo come l’altro figlio rimasto sempre a casa e siamo indignati per la misericordia di Dio verso chiunque ritorni in quella casa, in cui tutto è già nostro, e magari nemmeno ce ne accorgiamo. La Pasqua è la conversione sempre da completare, è il cambiamento che continuamente ci interpella. Se siamo il figlio che si è allontanato, è ora di rientrare in se stessi e gustare il ritorno tra le braccia dl Padre. Se siamo il figlio maggiore, è bene che lasciamo fuori di casa le nostre impuntature e ci rallegriamo perché ci sono fratelli che tornano e trovano la festa dentro il cuore del padre.

E deve aver fatto Pasqua quella donna colta in flagrante adulterio, proprio nel giorno in cui pensava che tutto fosse perduto per lei. Ha fatto Pasqua grazie al perdono di Gesù, tiratogli addosso come una pietra capace di cancellare il suo passato e di spalancarle la vita: «Va e non peccare più!». Solo il perdono contiene questa forza, in grado di trasformare la vita. Solo l’amore svuota le tombe, perché sa riempire di vita il cuore dell’uomo. Queste Pasque che abbiamo incontrato nel nostro itinerario quaresimale si uniscano oggi, giorno di Pasqua, alla corsa di Pietro e Giovanni e rafforzino la nostra fede.

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