Colpo di testa 113 / Social: etica e digiuno per restare liberi

Corriere di Como, 16 aprile 2019

Era già successo per un tempo più lungo tra il 13 e il 14 marzo scorso. Si è ripetuto tra mezzogiorno e le tre del pomeriggio di domenica scorsa. Un blackout di tre social network – Facebook, Instagram e WhatsApp – ha messo in ginocchio milioni di utenti in tutta Europa. Le tre piattaforme fanno capo alla medesima società, che non ha dato spiegazioni ufficiali dell’interruzione del servizio.

In effetti quello offerto dai social interessati al blackout è un servizio. Ma forse anche una vera e propria dipendenza, alla luce delle manifestazioni di ansia in Rete da parte di chi, per ben tre ore, si è sentito come “isolato” e “smarrito”.  Aveva trattato l’argomento papa Francesco, sabato mattina, parlando “a braccio” agli studenti di un Liceo romano ricevuti in udienza: «Voi sicuramente avete sentito parlare del dramma delle dipendenze, delle droghe, dipendenze del chiasso, se non c’è chiasso non mi sento bene, e tante altre dipendenze, ma questa del telefonino è molto sottile. Il telefonino è un grande aiuto, grande progresso, va usato, è bello che tutti sappiano usarlo. Ma quando tu diventerai schiavo del telefonino perderai la tua libertà. Il telefonino è per la comunicazione, è tanto bello comunicare tra noi. Ma state attenti che quando il telefonino è droga, riduce la comunicazione a semplici contatti: la vita non è per contattarsi, è per comunicare».

Parole non nuove, raccomandazioni che vengono ripetute spesso entro diversi contesti educativi. Salvo poi dover riconoscere che anche il mondo degli educatori (adulti) rischia di essere vittima della medesima dipendenza dai telefonini e dai social. Anzi, la dipendenza è ancora più devastante in chi l’ha acquisita non da nativo digitale, ma da neofita infervorato, convertito all’uso dei social sulla via dei propri figli.

Probabilmente, invece di limitarsi a lanciare strali allarmistici, bisogna prendere atto di questa dipendenza di cui tutti siamo, almeno in parte, vittime o potenziali prede. Conoscere un fattore di rischio o la presenza di una patologia è meglio che ignorare. Credo proprio che nel nostro mondo, fare a meno della tecnologia digitale sia impossibile e anacronistico. Il nodo è come mantenere la guida dell’animale, senza essere cavalcati dal cavallo. Ad esempio, che Facebook sia un giocattolo incontrollabile se ne è accorto anche il suo fondatore Mark Zuckerberg, il quale pertanto ha già inviato qualche messaggio di aiuto al mondo politico e culturale statunitense.

Blackout come quello di domenica pomeriggio o di un mese fa, amplificati dai media stessi come una vera e propria sventura, suonano un campanello d’allarme e insieme fanno balenare una via pedagogica all’uso dei social. Credo che siano due i binari su cui far correre il treno di una maggiore consapevolezza. Uno potremmo denominarlo come digiuno digitale, ovvero: non aspettiamo il blackout, ma creiamolo noi periodicamente a scopo educativo per cercare di regolare la nostra dipendenza. L’altro va considerato come l’unico correttivo alla libertà sfrenata e apparentemente senza limiti dei social, ovvero: ricordiamoci che in gioco non ci sono contatti, ma persone, che esigono ponderazione e rispetto entro il quadro di un’etica della comunicazione.

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