Il volto di Dio

MARIA SANTISSIMA MADRE DI DIO

È il giorno degli auguri, perché inizia un nuovo anno. Ma è pure l’apoteosi del Natale che la Chiesa dedica alla Madre di Dio, Maria. Non sono due cose diverse e incompatibili. Anzi, Maria ci salva dal rischio che i nostri auguri siano flatus vocis, semplice abitudine vuota di significato. Maria è l’augurio più bello per un nuovo anno che inizia nel segno della speranza. Sembra proprio che su questa creatura Dio abbia fatto risplendere il suo volto (come abbiamo chiesto nella preghiera del salmo responsoriale) e lo abbia fatto in modo mirabile, così che sulla terra si conosca la sua via, fra tutte le genti la sua salvezza. È quella che si dice benedizione, e infatti la liturgia di oggi ci propone il bellissimo testo tratto dal libro dei Numeri con la benedizione che Dio suggerisce a Mosè: «Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace». Non sono parole scontate, queste. Nella mentalità antica – ma essa permane nel cuore di tante religioni ancora oggi praticate dagli uomini – Dio è senza volto e l’uomo è da lui distante, non può guardarlo. Mosè è l’uomo che ha visto Dio faccia a faccia e non è morto, e per questo non è sorto un profeta più grande di lui. Non solo. La benedizione che Mosè e Aronne sono invitati a impartire al popolo contiene l’augurio che il volto di Dio possa risplendere per ognuno di noi. E solo se Dio rivolge il suo volto, solo se egli ci guarda, noi possiamo ottenere il dono della pace, cioè dell’equilibrio interiore prima ancora che dell’ordine esteriore.

Ci abituano a credere che possiamo misurare tutto, e forse queste parole non ci impressionano più di tanto. Eppure sono quanto di più rivoluzionario possa essere augurato all’inizio di un nuovo anno. Abbiamo assolutamente bisogno di essere misurati dallo sguardo risplendente di Dio, di essere posti alla sua luce, di vedere il suo volto e contemplare il suo sorriso. Siamo pieni di cose umane e aneliamo ad uno sguardo divino, l’unico che ci concede serenità e pace. Del resto, essere sotto lo sguardo benevolo di un altro è il segreto del perdurare dell’amore. Chi ama cerca lo sguardo dell’amante come la cosa che più lo rassicura, e non per nulla il primo segno del peccato – sin dalle origini nel giardino piantato in Eden – è quello di nascondersi allo sguardo di Dio. Lo sanno i bambini che, quando hanno combinato qualche marachella, si vanno a nascondere perché temono di incrociare lo sguardo severo del papà o della mamma. Ma così si comportano anche i grandi: si nascondono per paura di essere giudicati. Eppure ciascuno di noi ha uno sguardo in cui gli piace essere coccolato e perdonato, uno sguardo in cui riposare dalle sue fatiche, uno sguardo paterno o materno, uno sguardo amorevolmente sponsale. Il bambino spera di incrociare quello della mamma e del papà, e con gli occhi cerca di allargare le loro braccia e di spegnere le parole sulle loro labbra. Ma ugualmente si comporta chiunque ama: non sopporta sguardi bassi e occhi spenti, vuole essere guardato e benedetto dallo sguardo d’amore e comprensione dell’altro. È la dinamica della benedizione divina, che ama passare attraverso mediazioni umane, perché è fondata sull’incarnazione non come su un evento passeggero, ma come su una dimensione stabile. Gesù è Dio fatto carne e ogni carne d’amore contiene perennemente il volto di Dio.

Ecco perché Maria è il biglietto d’auguri più bello che possiamo scambiarci all’inizio di un nuovo anno. Maria è la donna consapevole che la sua beatitudine tra le genti si fonda unicamente sul fatto che «Dio ha guardato l’umiltà della sua serva». Ella è santa perché Dio l’ha guardata, ha fatto risplendere su di lei il suo volto e le ha fatto grazia, le ha concesso pace. La pace di Maria è Gesù, il bambino portato in grembo e dato alla luce. Carissimi, la nostra pace è ugualmente Gesù, volto di Dio che risplende in mezzo a noi. La nostra Betlemme è prima di tutto la nostra casa, ove i volti – anche quelli che non sono più di carne, ma risplendono di luce tutta spirituale – sono porte aperte sull’amore di Dio. Tornando a casa, oggi, sulle orme dei pastori, apriamo bene gli occhi e lasciamoci benedire da Dio e benediciamo a nostra volta come Dio ci ha insegnato.

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