Il mondo intero e la vita

VENTIDUESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno A

«Se qualcuno vuole venire dietro a me». Lascia sempre stupiti il «se» sulla bocca di Dio! Ci verrebbe da pensare che Dio non è tipo da «se», invece il Dio di Gesù Cristo è uno cui si va dietro, solo se lo si vuole. Non è affatto obbligatorio: seguire Gesù Cristo è frutto di una decisione libera, oltre che della grazia stessa della sua divina chiamata. La frase di Gesù è rivolta ai suoi discepoli, in modo particolare a quel Pietro che vorrebbe sì stare con Gesù, ma davanti a lui, dettandogli in un certo senso la direzione. Invece, egli deve mettersi dietro a Gesù e riprendere il suo posto di discepolo condividendo il destino di Gesù, che comprende anche la croce.

Siamo liberi di seguirlo o no, ma non si è cristiani senza la scelta di voler seguire Cristo. Questa è la suprema serietà del Vangelo. Questo non significa affatto che il nostro seguire sarà perfetto, senza sbavature, senza barcollamenti: Pietro è lì a dimostrarci che basta un attimo per passare da colui che pensa e parla secondo Dio a colui che pensa e parla secondo gli uomini. Infatti, anche a lui – soprattutto a lui – è rivolto quel drammatico «se». È come se Gesù gli dicesse a bruciapelo: «Guarda che puoi anche togliere il disturbo, ma se vuoi stare con me, devi metterti dietro a me». E lo ripete anche a ciascuno di noi, con la stessa serietà, con lo stesso affetto.

Così come sono rivolte a noi le domande che Gesù indirizza ai discepoli. Domande che sono come fucilate che risuonano nel silenzio della campagna. «Qual vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita?». È come se ci mettesse davanti agli occhi una bilancia: su di un piatto il mondo intero, sull’altro la vita.

Attenti. Le domande di Gesù sembrano ispirate ad una vaga saggezza umana. E lo sono. Ovvero, sono in grado di raggiungere ogni uomo e di condurlo a riflettere sul valore della propria vita. Ma, nel contesto dell’annuncio che Gesù fa della propria morte e risurrezione e dell’invito a seguirlo su questa strada se si vuole essere suoi discepoli, tali parole acquistano un valore tutto particolare. Che è poi quello con cui noi cristiani siamo invitati ad ascoltarle. C’è un «guadagnare il mondo intero» che risponde alla logica umana del «salvare la propria vita», cui si contrappone un «perdere la propria vita» – a causa di Cristo, però – che è l’unico modo per trovare la propria vita.

«Per causa mia», dice Gesù: non è uno sfizio personalistico, è l’essenziale. Il motivo del perdere non è un vago pauperismo, o una rinuncia stoica al vivere, o un deprezzamento dei valori e dei piaceri della vita terrena. Il motivo del perdere è il seguire Cristo. È per seguire Gesù Cristo che sono disposto a perdere tutto, perché sono convinto che Gesù Cristo è tutto. Ecco, Gesù Cristo ridà ordine alla tua vita umana, e il discepolo di Gesù torna ad essere pienamente uomo, come perfettamente uomo è il suo Maestro. La croce diventa, paradossalmente, lo strumento della propria umanizzazione.

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