Lo schiaffo della misericordia

VENTESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno A

Oggi la pagina evangelica sembra metterci davanti agli occhi un Gesù maleducato. Egli sembra allineato con l’atteggiamento sprezzante che gli ebrei nutrivano per i pagani (erano come dei… cani!). Non è così: poco prima egli ha avuto parole di fuoco nei confronti di scribi e farisei. La linea di demarcazione non è data dalla geografia e tantomeno dalle culture: ogni muro è abbattuto dalla fede. Certo, il pane è per i figli, ma figli si è per la fede non per il sangue.

Se Pietro è «uomo di poca fede» e i Dodici sono «uomini di poca fede», «Donna – dice Gesù alla cananea – grande è la tua fede!». Ecco che cosa conta veramente! Alla fede della cananea bastano le briciole che cadono dalla tavola, mentre i Dodici – dopo ben due moltiplicazioni miracolose dei pani – sono ancora dubbiosi e preoccupati perché… non hanno preso con sé il pane. La fede sa essere insieme audace ed umile, come quella di questa donna, che non si trattiene dal domandare e dall’insistere pur accettando la sua condizione di donna straniera. Non domanda che Gesù le riconosca teoricamente una dignità, non ne fa una questione di principio circa l’uguaglianza e la tolleranza, ma tenacemente riconosce Gesù Cristo come uomo di Dio e confida nel suo aiuto.

Certo, la grande fede della donna cananea è su un altro livello rispetto alla poca fede dei discepoli. In fondo, ella si è avvicinata a Gesù come ci si avvicina ad un guaritore, cercando il miracolo. È una opportunista e riceve un sonoro schiaffo da Gesù. Anche noi, che pure non siamo pagani, talvolta ci avviciniamo a Gesù con questa mentalità miracolistica. Lasciamo languire la nostra fede in uno stato vegetativo per tanto tempo e poi, quando arriva qualche momento difficile, ci ricordiamo improvvisamente di essere cristiani ed ecco… i ceri si accendono e le devozioni si moltiplicano. Può capitare anche a noi che Dio taccia. E se parla lo fa con parole che ci raggiungono come uno schiaffo. La donna cananea riflette, insiste, modifica il suo atteggiamento, trova il modo di entrare dentro il piano della salvezza divina, che non ha altri confini se non quelli della fede. Ben vengano certi schiaffi, se ci portano ad entrare in una dimensione più vera, più quotidiana della fede, meno legata a situazioni di emergenza.

C’è un altro aspetto che merita di essere sottolineato: il modo di esaudire di Gesù – che pure all’inizio sembra restio ad ascoltare la richiesta della donna – è ben diverso dal comportamento dei discepoli, i quali chiedono a Gesù di esaudire quella donna insistente per… togliersela di torno e liberarsi così la coscienza. Quante volte anche il nostro modo di fare la carità è così: pensiamo a risolvere problemi invece che ad accogliere persone! Questa non è autentica carità. Dio – nella persona di Gesù Cristo – ama veramente ma non si dimentica di educare, e scuote con la sua parola, se è necessario. Perché non sempre chi ti accarezza ti ama. La donna cananea, quel giorno, provò la misericordia di Dio come uno schiaffo, ma era una misericordia vera!

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