Ascoltare per vedere…

TRASFIGURAZIONE DEL SIGNORE – Anno A

L’apostolo Pietro, che pure aveva tanti momenti passati con Gesù da ricordare, fa riferimento alla trasfigurazione. Una storia di quelle incredibili, che rischiano di farti passare per un visionario. E Pietro nella sua lettera sembra voler insistere che non si tratta di un racconto simbolico, quasi un modo per dire che la gloria della risurrezione abitava già il corpo del Gesù terreno. No, la trasfigurazione è esattamente il contrario di una favola artificiosamente inventata, è un fatto di cui Pietro è stato testimone oculare insieme a Giacomo e Giovanni. Quando diciamo di credere in Gesù, vero Dio e vero uomo, il più delle volte commettiamo l’errore di dividerlo, come se egli si manifestasse alcune volte come uomo, altre volte come Dio. Saremmo così tentati di leggere questo episodio vedendo l’uomo in Gesù che sale e poi scende dal monte, e contemplando Dio nel volto che brilla come il sole. Non è così: Gesù è uno solo e non può essere separato in se stesso. Il fatto della trasfigurazione, che Pietro ricorda ancora a distanza di anni, è la manifestazione dell’identità unica di Gesù, che proprio con la sua umanità vera e piena mostra chi è Dio: guardi lui e vedi il Padre, guardi una umanità realizzata e vedi la divinità così come il Figlio amato ce la mostra. Ecco perché sul monte Tabor c’è tutta la storia della comunione di Dio con l’uomo, rappresentata da Mosè – ritenuto l’autore dei primi cinque libri della Bibbia, la Legge – e da Elia – ritenuto il più grande dei profeti – che conversano con Gesù, crocevia della storia della salvezza promessa a un popolo e allargata a tutta l’umanità. Un segno da vedere, la trasfigurazione? Noi siamo propensi a considerare gli occhi che guardano, ma quello che accade sul monte – offerto non a una moltitudine affamata di segni visibili, ma a tre fidati discepoli disposti ad imparare – è tutto proteso all’ascoltare. «Ascoltatelo»: gli occhi dei discepoli si apriranno davvero solo quando essi impareranno ad ascoltare Gesù. Anche noi abbiamo bisogno di un alto monte per ascoltare, senza fretta, il Signore e riuscire così a vederlo in mezzo a noi.

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