Quel che Gesù ci ha detto di Dio

SANTISSIMA TRINITÀ – Anno A

Oggi la Chiesa, alla ripresa del tempo ordinario dopo il tempo pasquale culminato nella Pentecoste, ci propone la solennità della Santissima Trinità. Questa parola – Trinità – suona come un aggettivo che qualifica il nostro Dio a differenza del Dio delle altre religioni. Il nostro Dio è uno in tre persone. Mentre lo diciamo, suona strano per primo a noi. Come può essere uno e tre insieme? Se ci ostiniamo a cercare la risposta nella matematica, non riusciamo a toglierci l’idea che si tratti di un vero e proprio rompicapo, per cui ci adattiamo a credere a quanto ci viene chiesto di professare come il centro della nostra fede, ma lo trattiamo alla stregua di una realtà cui diamo il nostro assenso in modo quasi rassegnato, come lo si dà a verità incomprensibili cui bisogna credere, e basta.

Non è così. Anzi, rimanendo a questo livello perdiamo proprio il senso stesso di questa rivelazione che Dio ci ha fatto di se stesso. Proprio così: la Trinità è ciò che Gesù ci ha detto di Dio, una rivelazione, quindi un aiuto. Grazie alla Trinità, noi sappiamo qualcosa di veramente importante di Dio, che diventa meno misterioso e più vicino. Il contrario di quanto noi solitamente pensiamo: la Trinità non è una teoria venuta a 10, ma è un suggerimento che Dio stesso ci ha donato per intenderlo meglio ed entrare in comunione con lui. Se volessimo usare un’altra parola per dire questa rivelazione, dovremmo affermare che Dio è Amore. Non amore, nel senso di un sentimento che unisce le persone. Ma Amore nel senso di tutto ciò che è necessario perché si dia una storia di amore. Può forse esserci amore se uno è solo? No, bisogna essere in due. Anzi, bisogna essere in tre, perché l’amore è per sua natura fecondo. Lo sanno bene marito e moglie che il loro amore diventa ancora più grande quando diventano papà e mamma. Ecco disciolto nella parola «amore» il senso del mistero della Santissima Trinità. Dunque, Gesù ci suggerisce di pensare Dio come un dono reciproco, e non dono di cose, ma dono di persone, e nemmeno un dono a due, una reciprocità chiusa, ma un dono a tre, una vera reciprocità aperta.

Delle letture odierne ci soffermiamo brevemente sulla prima, tratta dal libro dell’Esodo. Antico Testamento, quindi, prima della rivelazione piena di Gesù Cristo. La prima lettura ci racconta l’incontro di Mosè con Dio sul monte Sinai. È la seconda volta che Mosè sale per ricevere la legge: l’alleanza era stata rotta dal peccato del popolo, Mosè aveva distrutto le tavole, ora risale per rinnovare l’alleanza. Mosè sale, Dio scende. Il mistero della Santissima Trinità è racchiuso in questo duplice movimento. L’uomo sale perché Dio è alto, ma non si tratta di un «alto» irraggiungibile e impenetrabile. Dio si fa vicino, Dio scende. Certo, resta nella nube, simbolo di una verità che si rende disponibile all’uomo, ma che l’uomo non può possedere. Eppure Dio è alla portata dell’uomo. Noi sappiamo che questa verità si renderà pienamente visibile in Gesù Cristo, ma già qui, sul monte Sinai, compare un Dio quasi umano, un Dio che si presenta, che si svela. Il racconto lascia intendere un Dio che proclama il suo nome. O forse, come è stato interpretato (Alonso Schokel), è Mosè che pronuncia il nome del Signore e l’eco gli restituisce le stesse parole ma con l’armonia della montagna. Succede così nell’eco umana: la voce rimbalza sulla roccia ed è come se la roccia rispondesse con la sua voce. Qui la voce di Mosè rimbalza e Dio è la roccia che risponde. Dio proclama il suo nome e noi lo ascoltiamo. Facciamo silenzio per sapere come suona effettivamente il nome di Dio. Ecco: noi diciamo «Dio», e Dio risponde dicendo «Padre, Figlio e Spirito santo». Noi forse intendiamo proclamare l’altezza e la potenza di Dio, un Dio che è totalmente altro dall’uomo. Dio risponde annunciando che è Amore: alto e potente sì, ma nella misericordia, nella grazia, nella fedeltà, nell’amore appunto.

È quanto Gesù dice a Nicodemo: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito». Nicodemo era andato di notte da Gesù per paura dei suoi colleghi farisei, di cui era un capo. Aveva intuito qualcosa. Ora Gesù lo aiuta a entrare nel mistero di Dio. Ecco, così vuole fare anche con noi: aiutarci a entrare nella sua vita divina, per credere in Lui e da Lui essere salvati.

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