Il Dono, i doni, le virtù

DOMENICA DI PENTECOSTE – Anno A

Che festa è oggi? Pentecoste. La parola significa semplicemente «cinquanta giorni» e tanti ne sono passati da Pasqua. Il dono dello Spirito Santo giunge a completare la Pasqua e mette la comunità dei discepoli di Gesù in grado di iniziare la grande avventura della Chiesa. Quella di oggi è una festa che mette in movimento, che fa uscire dalla paura e dona il coraggio e la consapevolezza di una missione. È accaduto agli apostoli, accade anche a noi. Ciascuno di noi è stato raggiunto personalmente dall’avvenimento della Pentecoste e insieme, nel corpo di Cristo che è la Chiesa, ciascuno secondo il suo ruolo e la sua vocazione, mettiamo in atto con l’assistenza dello Spirito Santo il disegno del Padre, che è quello – usando una bella antifona della preghiera della Chiesa – di «fare di Cristo il cuore del mondo». Soffermiamoci sul dono dello Spirito, che è il vero e proprio motore della nostra vita cristiana.

Partiamo da un’esperienza che conosciamo bene. Quando nasce un bambino, egli viene al mondo dotato di un bene fondamentale che è la vita stessa. Prima della sua nascita è facile ascoltare dai suoi genitori tutti i desideri che ripongono in quella creatura. E, in effetti, il dono della vita viene ad essere completato da una o più qualità, che si manifestano mano a mano che il bambino cresce. Poniamo che i genitori si accorgano che il loro figlio ha uno spiccato senso musicale. Sicuramente faranno di tutto per affinarlo. Gli regaleranno una chitarra, lo manderanno a scuola di pianoforte, lo faranno partecipare ad un coro, così da poter mettere a frutto la sua qualità. I livelli sono tre: (1) c’è un dono ricevuto insieme alla vita, (2) che è stato come potenziato dal dono fatto dai genitori, (3) ma il tutto ha avuto bisogno di tanto impegno personale per diventare realtà. Così avviene anche nella vita cristiana:

  • Il dono della vita cristiana ha un triplice nome: fede, speranza, carità. Sono le virtù teologali, le fondamenta senza le quali non si dà alcuna costruzione solida.
  • Ora, questo dono primordiale deve essere potenziato con i doni dello Spirito Santo: essi, per tornare al nostro esempio, sono un po’ come la chitarra che ci viene regalata per prolungare il dono innato delle virtù teologali. Ci sono i doni per il sapere: l’intelletto e la sapienza; i doni per il saper fare: la scienza e il consiglio; i doni per il fare: la pietà, la fortezza e il timor di Dio. Riflettiamo bene su quest’aspetto: la vita stessa è dono, ma ha bisogno di essere potenziata con altri doni! Se guardiamo ad un bambino che cresce, non facciamo fatica a capire che è così: ha bisogno di tutto, e cresce perché mamma e papà sono un continuo dono a Lui che è un dono grande per loro! Anche nella vita cristiana le virtù teologali, che sono doni infusi, abbisognano di essere potenziate con i sette doni dello Spirito Santo. È Dio, che, da bravo papà e mamma insieme, non ci lascia soli, ma coltiva i doni della fede, della speranza e della carità.
  • Non va però dimenticato il terzo momento della vita cristiana, che è quello delle virtù, a cominciare dalle virtù cardinali (temperanza, prudenza, fortezza, giustizia): esse sono come il segno concreto della libertà dell’uomo che risponde alla grazia di Dio. Il dono innato di saper cantare e suonare e il dono della chitarra devono congiungersi all’impegno responsabile e alla fatica di imparare, perché senza sacrificio non si raggiunge nessun risultato. Con l’esercizio delle virtù, i doni danno frutto: è quello che san Paolo chiama «frutto dello Spirito», nel senso che è il prodotto dell’incontro fra la terra e il cielo, tra la grazia di Dio e la libertà dell’uomo.

C’è un ultimo particolare importantissimo che non possiamo dimenticare. Lo Spirito non è solo all’origine della vita cristiana di ciascuno di noi, ma è Colui che tiene insieme le nostre vite e le nostre vite cristiane. Dice san Paolo: «Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito (…) A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune. Cioè: il dono perfezionato dal dono e messo a frutto dall’impegno è per il bene comune, perché è manifestazione concreta dell’unico Spirito. La comunione tra noi è l’esito perfetto dei doni dello Spirito. Questo è il miracolo della Pentecoste!

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