Una domanda sempre aperta

DODICESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno C

DSC_0307La domanda che troviamo posta da Gesù ai suoi discepoli è fondamentale. Ma nella sua prima formulazione – «Chi sono io secondo la gente?» – è una domanda poco impegnativa. In fondo, si tratta di riferire il pensiero degli altri su Gesù. La seconda formulazione, invece – «Ma voi, chi dite che io sia?» – è assai più impegnativa. Infatti, non si tratta più di riportare il pensiero della gente, ma di rispondere in prima persona. Ebbene, Gesù parte abilmente dalla domanda meno impegnativa, per giungere però a quella più stringente. Non solo. Una volta sondata l’opinione pubblica e avuta la risposta teologica di Pietro, Gesù invita a mettersi al seguito di quella risposta vivente e non solo a pronunciarla. Insomma, sembra che Gesù si metta nella linea – oggi tanto di moda – del sondaggio, ove ascoltando le opinioni di tutti ci si può fare una propria opinione, che magari coincide con una di quelle ascoltate (la più bella? la più emotiva? quella sostenuta dal personaggio preferito?) oppure le mischia in una versione originale che non scontenta nessuno. Sembra, ma in realtà a Gesù interessa poco la raccolta delle opinioni. È solo il primo passo per arrivare a porre l’unica domanda che gli sta a cuore, ed è una domanda rivolta a ciascuno in prima persona: «chi sono io per te?».

Tra l’altro, il momento preciso in cui Gesù rivolge questa domanda non è il salotto televisivo sotto l’occhio della telecamera. Il dialogo avviene mentre «Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare» e «i discepoli erano con lui». Potrebbe essere come oggi qui in chiesa per la Messa domenicale. La domanda continua ad essere posta, ed è rivolta a discepoli e non a miscredenti. Il rischio, infatti, è che, più per abitudine che per convinzione, seguiamo una determinata religione, quella cristiana cattolica, cercando di rispettarne le regole, senza più lasciarci coinvolgere dalla persona di Gesù Cristo. Invece, Lui soltanto è all’origine della nostra fede, e a Lui dobbiamo continuamente fare riferimento come ad una persona viva, che vuole essere riconosciuta come «il Cristo di Dio», ovvero la Verità. Gesù non ha mai nascosto la sua pretesa di essere la Verità, una Verità non tanto da capire intellettualmente, ma prima di tutto da seguire.

Quindi, il primo gesto da compiere è quello di rientrare ciascuno in se stesso e rispondere in prima persona a quella domanda un po’ imbarazzante. La risposta di Pietro non va certo intesa come un’opinione che si aggiunge alle altre, non è un «secondo me» da aggiungere ai tanti «si dice». Pietro riconosce semplicemente chi è Gesù nella sua stupefacente novità, una novità tutt’altro che comoda. Infatti, il Cristo di Dio «deve soffrire molto… venire ucciso e risorgere il terzo giorno». E quando uno lo riconosce Cristo di Dio non può che seguirlo, ma: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua». Ora, il rinnegare se stessi è l’esatto contrario del mettere avanti le proprie opinioni e le proprie idee. Prendere la croce ogni giorno è l’esatto contrario del cercare scelte facili e su misura. Ma così la vita è una sconfitta, è un’eterna salita! Già, ma dice Gesù: «Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà». E, notiamo, queste cose Gesù le diceva «a tutti» e non più soltanto ai suoi discepoli!

Possiamo ammetterlo senza paura di sbagliare: queste parole di Gesù non vanno certo nella direzione del mondo. Se Gesù le avesse pronunciate ad un talk-show televisivo di oggi, si sarebbe subito messa in moto la protesta risentita degli esperti. Eppure, con altrettanta onestà, dobbiamo ammettere che, se questo Gesù è venuto a prendere su di sé la nostra umanità, non ha dimenticato di assumerne un elemento essenziale – la sofferenza – che, prima o poi, diventa familiare ad ogni uomo e rischia di diventare lo scoglio sul quale s’infrangono le nostre sicurezze. Ebbene, Gesù si offre concretamente come risposta al bisogno di dare un senso alla sofferenza. Non una opinione tra le tante, o una ricetta, ma una persona divina che ha condiviso in tutto la nostra natura umana. Pietro quel giorno ha voluto riconoscere questo, rispondendo: «Il Cristo di Dio». Come rispondiamo noi, oggi? La domanda è sempre aperta.

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