Il filo della verità

QUINTA DOMENICA DI QUARESIMA – Anno C

20150810_132354All’inizio di questa scena Gesù è seduto nel tempio e insegna. Poi si china, scrive col dito per terra e sta in silenzio quando scribi e farisei pongono in mezzo una donna sorpresa in adulterio. Infine si alza in piedi e parla con la donna, unica rimasta ad ascoltare le sue parole. In questi atteggiamenti di Gesù si nasconde il significato del racconto evangelico di oggi. Scribi e farisei tendono un tranello a Gesù: «Ammaestri la folla? Ebbene, dicci che cosa pensi di fare con questa donna che Mosè ci ha comandato di lapidare?». Cala il silenzio. Gesù si china per terra, non è più seduto. È come se si rifiutasse di insegnare su questa materia. Anzi, è proprio così: si rifiuta di considerare quella donna come un caso di peccato, perché quella donna è prima di tutto una persona, una creatura di Dio. Gesù sta in silenzio e si china, quasi voglia mettersi al suo livello. Non la guarda, scrive per terra. È già fin troppo umiliata, non è proprio il caso che egli aggiunga parole, domande e sguardi. Chinarsi per Gesù esprime il suo abbassamento verso di noi, il mettersi al nostro livello senza pretendere che noi ci mettiamo al suo. Soprattutto, il suo chinarsi dice che per Gesù quella donna non è il peccato, ma, peccatrice, resta una persona da amare. Perché scrive per terra? E che cosa scrive? Non lo sappiamo. L’evangelista non ce lo spiega. Forse non è così importante. Trovandosi nel tempio, forse Gesù traccia dei segni sul pavimento di pietra: è il cuore duro di quegli uomini furiosi che vogliono ammazzare quella donna? Forse c’è della sabbia in quel luogo: Gesù scrive lì i peccati quasi a significare che il vento di Dio è capace di cancellarli? Non sappiamo. Quello che conta è che Gesù non scrive alcuna condanna. È chinato per terra, a livello di quella donna impaurita e tremante. Con quel gesto vuole come anticipare l’abbassamento estremo della croce: anche in quel momento starà in silenzio e porterà su di sé i peccati degli uomini, li cancellerà paradossalmente lasciandoseli scrivere sull’unica carne senza peccato, la sua.

Infatti, tutti hanno peccati da farsi perdonare. I più anziani ne hanno di più, o forse ne hanno solo una maggiore consapevolezza. Di pietre quel giorno non ne volano, perché l’unico che poteva tirarla sulla donna era lui, Gesù. Gli altri se ne vanno. E sbagliano di grosso. Non certo perché non tirano le pietre, ma perché, rientrati in se stessi e divenuti consapevoli del proprio peccato, se ne vanno, invece di restare. Quel Gesù chinato per terra aveva voluto aprire anche a loro lo spazio della conversione. Invece se ne vanno e perdono l’occasione di venire coinvolti nel perdono. Commettono lo stesso errore delle vergini stolte della parabola: quando scoprono che lo Sposo è lì ed esse non hanno preso l’olio per accendere le lampade, vanno a comprarlo; avrebbero potuto restare e dire allo Sposo: «Sì, siamo stolte, ma siamo state qui fino ad ora per aspettarti, e tu sei più importante delle nostre lampade e dell’olio!». Bisogna avere il coraggio di restare con il proprio peccato, con le lampade spente, ma con Lui, Gesù, acceso davanti a noi. Invece – commenta stupendamente sant’Agostino – relicti sunt duo, misera et misericordia «sono rimasti solo due, la misera e la misericordia». Non «la miseria», perché il peccato non può mai togliere l’impronta di Dio all’uomo, e Dio è sempre «la misericordia» nei confronti di tutti i miseri.

Ecco dove sta la differenza tra la menzogna – a cui siamo chiamati a dare un taglio – e la verità – il filo con cui cucire il nostro abito – : è menzogna avere il male come chiave di lettura di tutto, è verità leggere tutto alla luce di Dio che sa illuminare anche le zone più buie della nostra vita. Ciò che davvero conta e fa la differenza è restare con Lui (o tornare a Lui). Anche l’adultera avrebbe potuto alzarsi e andare via. E invece è Gesù che si alza e la chiama “Donna”. Lo stesso modo in cui Egli si rivolge a sua madre, alla Samaritana, alla Maddalena. Il modo in cui lo sposo chiama la sua sposa. Un nome nuziale per chiamare un’adultera. La relazione che Dio vuole instaurare con l’uomo è più forte di ogni tradimento. Il suo perdono viene prima del peccato. Ed egli ce lo dona in piedi, da risorto. Ce lo dona in piedi, perché vuole sempre rimetterci in piedi.

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One thought on “Il filo della verità

  1. Ho appena finito di leggere uno dei suoi libri “La notte in cui nacque Misericordia” e mi sento di dire che è descritto molto bene, semplice, intuitivo, scorrevole, si legge d’un fiato. Non l’avrei mai letto senonchè un pomeriggio mi sono infilata nel Duomo di Como dove per caso lo sguardo è caduto su un libro che riportava proprio il suo nome Don Agostino. Non ho esitato nell’acquisto sapendo che, come tutti i suoi scritti, mi avrebbe colmato delle lacune; è stato consolante scoprire che la misericordia sia Rispetto della Dignità anche di chi può avere sbagliato nella vita. Grazie.

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