Il filo del perdono

QUARTA DOMENICA DI QUARESIMA – Anno C

DSC_1155Questa parabola è difficile da ascoltare. Manca qualcosa che noi avremmo messo per rendere più credibile la storia di questa famiglia, in cui, tra l’altro, manca anche qualcuno! Manca qualcosa: non c’è nemmeno un rimprovero sulla bocca di questo papà nei confronti del figlio che se ne era andato di casa. E manca qualcuno: non c’è la figura della madre. Eppure nella vicenda della parabola c’è qualcosa che descrive perfettamente la paternità così come noi la desideriamo. Si direbbe che è una paternità materna. È come se la madre fosse nascosta nel cuore di questo padre. Sappiamo che Gesù racconta le parabole per rivelare il vero volto di Dio. Ebbene, Dio è padre e madre insieme. Il suo amore misericordioso ha la fermezza del padre e la dolcezza della madre. Infatti, questo papà è singolarmente fermo sui suoi principi, e non li cambia né davanti al figlio minore che se ne va, né davanti al figlio maggiore che resta: non insegue il primo, ma gli esce incontro al suo ritorno; non accetta la protesta del secondo, ma esce a spiegargli il suo amore. È un padre fermo, eppure continuamente… esce incontro. Dio è un padre così, un padre in cui l’amore è un mantenersi fermo in una verità che però sa accogliere, che sa uscire fuori di sé pur senza perdere nulla della propria forza. Siamo di fronte ad una onnipotenza d’amore!

I due figli della parabola sono come noi. Il minore ci assomiglia perché crede che fuori dalla casa del padre si stia meglio e si abbiano maggiori possibilità di essere liberi e intraprendenti. Il maggiore ci assomiglia ancora di più perché, convinto com’è di essere il figlio migliore, quello bravo, che non ha sbattuto la porta di casa, ma ha sempre fatto il suo dovere, crede di conoscere bene suo padre e ha dimenticato in fretta di avere un fratello (non lo chiama mai così, dice al padre: «questo tuo figlio» e non «questo mio fratello»). Il padre li ama entrambi? Sì, con eguale intensità anche se in modi diversi. Li ama perché tiene conto di una verità di cui noi spesso ci dimentichiamo. Il padre ama perché sa – per usare le parole di don Primo Mazzolari – che «in ogni errore v’è una verità sciupata, in ogni deviamento un senso di dirittura, in ogni nostro affetto insano un bisogno di amore puro». Non ama il figlio minore quando torna a casa, ma lo ama mentre se ne va e mentre è lontano da casa, ed il suo amore – proprio perché non meritato dal figlio – è la molla segreta del suo ritorno. Il figliol prodigo forse ha riconosciuto solo il fallimento del suo progetto, forse torna solo perché ha fame. Il padre, invece, lo attende, perché lo ama veramente. E da questo amore scaturisce il perdono, ovvero un dono moltiplicato. Il figlio minore non era pentito che a parole, a convertirlo è il perdono inaspettato del padre!

Ora, per capire un Dio così bisogna averne provato l’abbraccio. Dammi uno che ha peccato, uno che ha creduto di fare una cosa giusta e si è trovato sulla via sbagliata, uno che ha nel cuore un amore grande e si accorge di averlo sciupato malamente, uno che aveva tutti i motivi per disperare e invece ha ricominciato a sperare, uno che si è trovato lontano ma ha avuto il coraggio di tornare sui suoi passi, dammi uno siffatto e capirà questa parabola, e capirà che è stato l’amore ostinato del padre a recuperare la dirittura nascosta nel suo deviamento, l’amore puro offuscato dal suo affetto insano, la verità sciupata dal suo errore. Il perdono è questo miracolo. Il perdono è il filo che tiene insieme l’abito dell’uomo.

Si dice che perdonare è difficile. Ma ancora più gravoso per la nostra umanità è continuare nella disobbedienza e alimentare il rancore. Il figlio maggiore della parabola è uno che vive male. Non ha provato le carrube dei porci, ma nemmeno ha assaggiato l’abbraccio di suo padre, pur essendogli fisicamente così vicino. Anche nei suoi errori c’è una verità sciupata, anche nei suoi deviamenti un senso di dirittura, anche nei suoi affetti insani un bisogno di amore puro. Il padre suo lo sa e perciò lo ama ed è disposto a perdonarlo. Ma egli non lo sa perché, pur essendo rimasto nella casa del padre, quel padre egli non lo conosce e non lo ama… Sembra incredibile, ma è così: si può vivere da estranei anche stando in casa! È qualcosa che ci riguarda da vicino, forse…

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