Mano, piede, occhio… nel nome di Gesù

VENTISEIESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno B

DSC_0327La mano, il piede, l’occhio. Non poteva esserci una descrizione sintetica migliore dell’attività dell’uomo. La mano sta ad indicare la sfera dell’azione e dell’intraprendenza, tutto quanto possiamo fare, costruire, plasmare: mi viene in mente il mondo variegato del lavoro, con le tante preoccupazioni che lo attraversano attualmente a motivo della crisi economica mondiale. Il piede dice, in più, la nostra capacità di muoverci e di estendere la nostra azione ad ogni angolo del mondo, eliminando le barriere, se lo vogliamo, e accorciando le distanze tra i popoli: penso alla grande assemblea dell’Onu a cui ha parlato papa Francesco, e la vedo come una concreta opportunità di crescita per tutti i popoli. L’occhio è la porta che mette in comunicazione l’io con il mondo, ma è anche il veicolo privilegiato attraverso il quale tutto entra in me – tutto, il bene e il male, l’essenziale e il superfluo – soprattutto nella nostra civiltà che privilegia l’immagine e la presa diretta dei fatti attraverso i mezzi di comunicazione di massa. Ebbene, Gesù ci mette in guardia dal fatto che la mano, il piede e l’occhio diventino «motivo di scandalo», cioè che la nostra attività, invece che promuovere l’uomo e diventare cinghia di trasmissione di Dio, diventi ostacolo alla comunione fraterna e oscuri il volto di Dio. Non è, purtroppo, una eventualità rara, perché la coerenza è la prima realtà umana ad essere intaccata dal peccato. Gesù, come sempre, è perentorio: invita a tagliare la mano e il piede e a gettare via l’occhio che sono motivo di scandalo. E utilizza un’immagine assai forte per evidenziare il destino di «chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me» (i «piccoli» non sono soltanto e soprattutto i bambini, ma, nel linguaggio del Vangelo, tutti coloro che vivono nella totale fiducia di Dio avvertito come un padre). Dice Gesù: «È molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare». Perché tanta crudezza sulla bocca di Gesù nei confronti degli operatori di scandali? Credo che, per comprendere correttamente le parole di Gesù, bisogna leggerle alla luce della situazione che le ha generate. C’è un apostolo, Giovanni, che fa notare a Gesù di aver visto uno che agiva nel suo nome pur senza far parte ufficialmente del gruppo dei discepoli. Avrebbe voluto impedirglielo. Gesù sentenzia: no, sbagliato, lasciate che continui ad agire nel mio nome! Ecco, credo che il punto a cui Gesù vuole riportare i suoi discepoli è esattamente questo: mano, piede e occhio devono essere nel nome di Gesù, altrimenti rischiano di essere motivo di scandalo. Quindi: la progettazione pastorale più ricca, il convegno più faraonico, la scenografia più bella possono addirittura essere «contro di noi» se manca il nome di Gesù. Mentre basta anche un solo bicchiere d’acqua dato nel suo nome per non perdere la propria ricompensa. Naturalmente si tratta di comprendere esattamente che cosa significa «nel nome di Gesù». È evidente che non è una questione di nominarlo spesso, di averlo sulla bocca come una parola magica. Agire nel nome di un altro significa fidarsi di lui, donare la propria vita, mettere a disposizione mani, piedi e occhi. Lo «scandalo» tanto vituperato da Gesù nasce proprio da un nome solo pronunciato, da un riferimento puramente nominale a Gesù, che non trova conferma nelle opere della vita. Sia chiaro, l’incoerenza è un peccato molto comune e in cui è facile incorrere. Gesù, con il suo linguaggio forte e crudo, vuole solo invitarci a ritornare sui nostri passi, ogni volta che dovessimo accorgerci che la mano, il piede o l’occhio sono andati in direzione opposta rispetto al suo nome. Suggerisce anche di dare più importanza alla sostanza della comunicazione della fede piuttosto che a tutte le strategie e le alchimie umane che abbiamo inventato e che magari, alla lunga, ci fanno perdere di vista l’essenziale. Meglio una mano sola, che renda però presente il nome di Gesu, piuttosto di due mani che non fanno più riferimento a Lui e che, quindi, rischiano di suscitare scandalo. Credo che sia un’indicazione preziosa anche per noi, all’inizio di un nuovo anno pastorale. Così che ciascuno possa dare una mano, la sua, preoccupato che sia, però, nel nome di Gesù.

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