Yara: tre anni e mezzo di “banalità del male”…

Dunque, sarebbe stato individuato l’assassino di Yara Gambirasio. Tre anni e mezzo dopo, frutto di indagini sofisticate basate sul Dna maschile trovato sugli indumenti della vittima, ecco il volto di quello che era stato chiamato per mesi “Ignoto 1”. L’uso del condizionale è d’obbligo, perché già si sono levate polemiche sull’eccessiva sicurezza con cui la notizia è stata diffusa. Da noi, in Italia, le polemiche si fanno sia quando i delitti rimangono irrisolti, sia quando vengono risolti. Sia chiaro, la prudenza non è mai troppa, soprattutto in un caso come quello di Yara in cui almeno un errore era già stato compiuto. Ma era pochi giorno dopo la scomparsa della ragazza, adesso sono passati tre anni e mezzo di laboriose e pazienti indagini, al riparo dai clamori della comunicazione.

Il barbaro assassino di Yara è questo signore poco più che quarantenne, muratore sposato e padre di tre figli, convinto animalista che si fa ritrarre in mezzo ai cani, frequentatore abituale della Messa domenicale nella stessa chiesa di Yara? Gli inquirenti ne sono più che convinti. Sul suo profilo facebook desta una certa impressione la condivisione di una frase sibillina: “Ti giudicheranno sia se ti comporti bene o se ti comporti male, quindi fottetene. Vivi come ti pare e non dare importanza a nessuno”. Ma è una di quelle “porcherie” che, purtroppo, immiseriscono tante persone sul popolare social network, e, anzi, c’è anche di peggio, postato da persone che sembrerebbero normali. Ma “normale” sembra anche il muratore di Mapello. Come “bravi ragazzi”, del resto, vengono frettolosamente giudicati tutti gli autori di delitti anche atroci, di cui la cronaca è purtroppo zeppa, anche in questi giorni.

Poniamo che sia lui, Massimo Giuseppe Bossetti, il presunto killer di Yara Gambirasio. C’è già qualcuno che si arrampica sui vetri per difenderlo, una massa urlante che vorrebbe impiccarlo, un popolo silenzioso che è comunque soddisfatto che la vicenda sia stata risolta. Io, da cristiano, mi sono chiesto come sarà possibile perdonarlo. Difenderlo neanche per sogno (se è colpevole), ma perdonarlo sì. Perdonarlo, intanto, per il delitto atroce che ha compiuto quella sera di novembre del 2010 ai danni di una povera ragazza tredicenne, togliendole il futuro a cui sicuramente aspirava. Poi, per il dolore altrettanto atroce generato nel cuore di due genitori, per cui la vita quel giorno è finita anche se continua a scorrere tra le mura di una casa vuota da oltre tre anni.

Ma, poi, mi domando come è possibile perdonarlo per la sfrontatezza del vivere tutto questo tempo nella propria famiglia, come se niente fosse accaduto. Abbracciare la propria moglie, i propri figli, gli amati cagnolini… andare al mare… ridere, scherzare… magari andare a Messa la domenica… come se niente fosse successo, per ben 42 mesi. E chissà quanto sarebbe andato avanti ancora a vivere così, se i carabinieri non l’avessero finalmente arrestato. Questo è l’aspetto che più mi angoscia: la banalità del male, la consuetudine di un peccato così grave, senza rimorso, senza pentimento, senza avvertire il bisogno di una confessione e di una pena. La dottrina cattolica parla del “peccato originale” e qualcuno – anche dentro la Chiesa – sorride. Eppure, come spiegare in altro modo che uno possa vivere con un peso simile per tanto tempo, se non pensando ad una corruzione originale, che la grazia non ha potuto scalfire e che la consuetudine di vita purtroppo è riuscita solo a fossilizzare?

Mi resta dentro questa domanda. E spero che l’assassino di Yara non si lascia malconsigliare da qualche avvocato a seguire viottoli che conducono lontano dalla verità, e ascolti, invece, solo la voce della sua coscienza. Lo so, è una coscienza malmessa, la sua, ma nessun peccato può scalfire l’impronta originaria di bene che vi è stata scritta. Anche un efferato assassino, che per tanti anni ha vissuto una vergognosa normalità, può risalire la china, faticosamente, se lo vuole. E addirittura sperare di essere perdonato.

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4 thoughts on “Yara: tre anni e mezzo di “banalità del male”…

  1. Personalmente sono rimasto indignato dalla condotta di Alfano. Si è arrogato il diritto di annunciare urbi et orbi la cattura del killer non certo (come dice lui) perché il popolo aveva il diritto di esserne informato, ma perché sapeva bene che una notizia così sospirata avrebbe fatto brillare di luce riflessa il suo annunciatore, garantendogli qualche voto in più alle prossime elezioni. Sfruttare la tragedia di Yara per arraffare un pugno di voti è un comportamento indice di una vacuità morale spaventosa, e sono convinto che otterrà l’effetto contrario a quello auspicato.

  2. Sentiamo di orrori in India ma di orrori ce ne sono dappertutto. E Dio sta a guardare?
    Pensi Don Agostino che questi comportamenti possono risalire all’infanzia e pensi agli orrori e alle violenze che vengono trasmessi in televisione o al cinema o nei libri di lettura e quanta gente si nutre di questa spazzatura e questa si chiama troppa libertà.
    Che corona di spine tocca portare a certe persone, vero? …..Mi corregga se sbaglio.

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